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"L'ho scritta in un momento così, che mi piaceva la fratellanza..."



Bella...Bellabellabellabellabella!

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Secondo semestre

Per il secondo semestre del corso di Laurea Magistrale in Scienze della Traduzione (ora denominato, inspiro, corso di Laurea Magistrale in Lingue Moderne, Letterature e Scienze della Traduzione, l'aria è andata tutta via, finiti i tempi in cui si diceva faccio Lingue ), sto camminando in fretta lungo il tortuoso e accidentato percorso che dal capolinea dei tram 5 e 14 conduce all'incrocio con Viale Einaudi, sede (momentanea) dei jumbo bus 90 e 90 X (Express). In questo percorso si trova una quantità di vita in fermentazione che neanche in uno yogurt. Al centro, due fiumane di gente in ordine uguale e contrario passano in mezzo a degli ombrelli di velluto con sopra appesi svariati orecchini. Ma queste sono cose che si possono trovare in qualunque mercatino. La cosa che salta di più all'occhio sono i venditori di bambole.


Queste bambole sono uscite dai peggior incubo di un negozio di giocattoli; hanno i boccoli modello Baby Jane, il vestitino con sotto i mutandoni, le scarpette in tinta e un'aria paffuta e assente d'altri tempi che oggi definiremmo bisognosa di cure dimagranti. Sembra impossibile che qualcuno assembli ancora bambole così, ma evidentemente c'è un mercato parallelo e carsico che scorre al di sotto delle Winx e delle Bratz. Non bisogna dimenticare il venditore del gadget del pomodoro spiaccicato che ritorna miracolosamente nella sua forma originale; un ragazzo tira in continuazione questo pomodoro su una superficie liscia, il pomodoro si spiaccica, sembra avere tirato le cuoia e invece ritorna come prima.

Mentre si passa e con la coda dell'occhio si vede questo giochino di silicone sbattuto senza pietà che ritorna sempre uguale, viene da pensare alla propria esistenza e a quante volte ci rialziamo apparentemente spiaccicati per poi riprendere a camminare. Supero orecchini bambole e pomodori e mi dirigo verso il 90. So che dovrò scegliere i moduli didattici (ex-corsi) - e mi sembra di vedere tanti mattoncini Lego - però non ho ancora idea di come far quadrare le mie giornate. Una volta sull'autobus mi accade una cosa stranissima: mi cedono il posto. Devo proprio avere l'aria della matusa, nonostante il mio lettore MP4 il cui filo tento di sderrecciare, e allora mi rendo conto che the young ones sono quelli che il filo del lettore, o del cellulare, lo hanno già sbrogliato prima di uscire di casa. Riesco a mettere in moto il lettore ed ascoltare qualcosa due fermate prima che io scenda, dribblando così il violinista ambulante organizzato che viene dall'Est che suona Historia de un Amor che fu composta a Sud.


Scendo dall'autobus e faccio a piedi i due-trecento metri che mi separano dalla facoltà, le persone che mi superano o che mi vengono incontro mi sembrano tutte venire da un altro mondo; non che siano vestite poi in modo tanto diverso da come ero vestita io - che del resto non ho mai brillato per modaiolità - , ma che hanno una specie di aura invisibile addosso, come se scorressero su dei binari differenti e invisibili. Varco la soglia e faccio la piccola salita asfaltata a losanghe in rilievo con i sassolini dietro ciascuna losanga, e svolto a sinistra. Mi aspettano cinque scalini, poi una rampa di scale. Arrivata all'ultimo scalino mi accorgo di una cosa: mi fa male il ginocchio sinistro. Vorrei prendere l'ascensore, ma mi vergogno. Inoltre non mi fido degli ascensori pubblici. Mentre faccio queste meditazioni uno studente preme il bottone di chiamata dell'ascensore. A che piano sale? Fa lui. Io allora mi piego da una parte per giustificare il fatto che alla mia età, sì, è giusto prendere l'ascensore. Al primo, grazie. Poi, senza riprendere fiato: Dovrei andare a piedi, ma mi fa tanto male il ginocchio! . La mia interpretazione della vecchietta del cacao Talmone
sta facendo scintille. Solo che il mio interlocutore non se ne accorge e mi risponde neutro: Non c'è problema! L'interpretazione era troppo perfetta.


Primo piano (quello di Lingue: il secondo, più rarefatto, è da sempre di Filosofia). Giro a destra, riavvolgo con mano lesta il cavo dell'auricolare intorno al lettore, apro la borsa, estraggo il cellulare, lo tiro fuori dall'astuccio fatto da me all'uncinetto - per il quale mio padre fece questo commento: quanto ci hai messo a farlo? Due ore? Hai perso due ore di tempo. - e vado davanti alla porta dell'aula dove dovrebbe esserci la lezione. Dovrebbe, perché ho dei dubbi. Ci sono troppe poche persone. Stai a vedere che ho sbagliato sede. Entrando ho una specie di tremore, come se le persone sedute dietro ai banchi nelle strette seggioline pieghevoli si debbano alzare tutte assieme per cacciarmi via. Questo stato momentaneo di paranoia svanisce però non appena dopo cinque minuti entra un'altra persona che riconosco come mia simile. Ne ha tutte le caratteristiche; innanzitutto porta una borsa con cui potrebbe benissimo trasportare i broccoletti dal mercato; si guarda intorno per vedere qual è il posto migliore per assistere alla lezione ed eventualmente alzarsi prima che finisca per non dare fastidio, chè deve tornare a casa per soddisfare gli altri pezzi della sua vita; non parla con nessuno e dispone quaderno e penna davanti a sè come nei documentari televisivi sulle scuole rurali del Terzo Mondo (gli altri studenti salutano i colleghi o lanciano messaggini). Infine, una volta sicura della sua postazione, si toglie il cappotto.

Non siamo soli nell'universo.

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Piccioni da Oscar!

Non si tratta di Piero Piccioni, il celebre compositore di colonne sonore degli anni '60 e '70, ma di quei simpatici pennuti (o antipatici, a seconda dei punti di vista) che da millenni ci svolazzano sulle teste, mangiano come se non ci fosse un domani, danno la caccia a tutte le femmine intorno a loro e non conoscono la parola "stitichezza"! Praticamente umani.
Perché dunque non far loro interpretare alcuni dei film premio Oscar 2011?

(cliccare sull'immagine per vedere il manifesto originale)





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Ritorno al futuro


Grande Giove...



Cosa rende una foto una foto? Non è soltanto la resa su pellicola (ora in pixel per sopraggiunto progresso) di un soggetto qualsiasi, ma la raffigurazione del Tempo in persona. Se nel passato lo scorrere degli anni veniva raccontato, nei casi migliori, da qualche ritratto o statua e per il resto da descrizioni letterarie, con l'avvento dell'immagine il passato e il presente sono Qui e Ora. Il cinema continua ad immortalare volti e corpi destinati a invecchiare e scomparire, e fa un certo effetto vedere un film di cinquant'anni fa e sapere che il piccolo esercito che lo ha aiutato ad esistere si è nel frattempo estinto. Noi abbiamo nei nostri cassetti decine di immagini di noi stessi ripresi in varie epoche della nostra vita, laddove le famiglie reali di secoli fa disponevano "soltanto" del ritrattista di corte che li doveva dipingere per consegnarli "in eterno" al popolo e ai posteri, e quindi aveva bisogno di alterare un po' fisionomie e lineamenti (niente a che vedere con la Photoshoppizzazione odierna, che è piuttosto il desiderio di allinearsi ai canoni estetici tracciati dai media). I tipi dentro quelle foto stazzonate col bordino dentellato, quelle polaroid dai colori ormai impastati ci guardano come se continuassero a vivere in un periodo tutto loro in attesa che qualcuno dal futuro stabilisca un contatto. La fotografa argentina Irina Werning ha creato la De Lorean adatta: ha chiesto a varie persone di mettersi nella stessa posa in cui stavano in una loro vecchia fotografia. Il contesto è uguale, lo sfondo pure, persino i colori vintage - con un minuzioso lavoro di post-produzione - sono identici. Sono le persone, nello stesso "quadro" della loro infanzia, ad essere irrimediabilmente invecchiate. Il risultato è altamente inquietante, come se fossero intrappolate nel loro stesso passato. Viene in mente Jumanji (1995),



un film "per ragazzi" che parte dallo stesso concetto della Werning: un ragazzo rimane prigioniero in un gioco da tavolo per ventisei anni, e chiede ad altri due ragazzi che ventisei anni dopo stanno facendo lo stesso gioco di liberarlo. Il ragazzo ovviamente è cresciuto (lo interpreta Robin Williams), e tutta l'operazione diventa via via - nonostante l'uso degli effetti speciali, come giungle paludi e coccodrilli che invadono casa - sempre più triste e grottesca: stringi stringi è la storia di un qualcuno che non è potuto crescere e che chiede disperatamente aiuto. Più indietro nel tempo abbiamo Bette Davis che non riesce a tirarsi fuori da Baby Jane Hudson in Che fine ha fatto Baby Jane? (1962) e piroetta in soffitta col fiocco in testa canterellando I've Written A Letter To Daddy .



Tutti questi ritratti "dissociati" fanno parte di una corrente della fotografia che, lungi dall'offrire un risultato "bello" a chi guarda, si prefigge piuttosto di fornire una riflessione sul modo in cui noi stessi amiamo guardarci da quando la fotografia da arte di atelier posseduta da pochi

Quando mio nonno
Caporal di fanteria
Stava quattro giorni in posa
per mandare a Rosa
La fotografia!

è diventata un'arte alla portata di tutti i cellulari o smartphone. Aggiungendo un elemento dissonante come lo stesso soggetto ripreso ad anni di distanza, Irina Werning ci costringe a guardare queste immagini "banali" e senza pretese artistiche (non a caso il risultato meno convincente lo si ha proprio con una foto "di studio"; sembra che il soggetto sia lo stesso invecchiato artificialmente):



Pose innocenti di bimbe seminude si trasformano, una volta che dette bimbe crescono, in qualcosa di leggermente imbarazzante, facendoci aprire gli occhi sul concetto di "innocenza":



Un'operazione molto simile è stata fatta dalla francese Clarisse D'Arcimoles con la mostra
Un-Possible Retour . La D'arcimoles gioca stavolta non con la memoria di estranei, ma con quella della sua stessa famiglia. Il risultato è, se vogliamo, più vibrante emotivamente rispetto all'analisi della Werning, come testimonia questa foto:


Nella seconda foto non compare uno dei due personaggi: è il papà. Rimane la figlia, grande, con delle bolle di sapone. E' dai tempi di Ritorno al Futuro (il film), in cui Marty McFly guarda la foto di famiglia che si è portato appresso e scopre di non esserci più - non sarebbe mai nato - che lo scorrere del tempo non è stato più raccontato in modo così efficace.

Qui un video sulla minuziosa preparazione degli scatti di Un-Possible Retour:



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Il giorno dopo



Medico di base, sala d'aspetto:


"lo vogliono fare fuori"
"Era ora, con tutto quello che ha combinato"
"Ma l'alternativa qual'è? Lui almeno ci sa fare, sa come si fa..."
"Ha fatto credere agli italiani che sarebbero diventati tutti ricchi come lui, e ora guarda dove siamo arrivati"
"Quell'altro poi, con la casa a Montecarlo!"
"La casa era del cognato"
"La moglie è andata prima col figlio, poi col padre, s'è fatta intestare tutto..."
"L'altra casa, quella al Colosseo?"
"Sì, quella che è stata pagata 'a sua insaputa' "
"Lei era sua vicina, stava esattamente al piano di sopra"
"L'avrà pagata lei, la casa"
"Ma scusa, non gliel'aveva regalata lo sceicco?"
"I cinesi si sono presi tutto"
"Ma quelli che hanno venduto si sono presi dei bei soldi"
"Alle sette qui, c'è il coprifuoco. Un tempo i negozi erano aperti fino alle dieci..."
"Lo sapete che hanno incendiato un negozio?"
"Chi?"
"I cinesi! Loro non volevano vendere il negozio, e allora quelli glielo hanno bruciato, così loro sono costretti a stare in un negozietto!"
"La mafia cinese non perdona..."
"Perché, quella russa?"
"Quattrocentsessanta euro di asilo nido, e ho pure fatto l'ISEE! E sapete cosa hanno dato da mangiare a mio figlio? Riso col latte, e frittata! Quando torna a casa non fa altro che mangiare tutto il pomeriggio!"
"Tutti ora fanno l'ISEE, pure quelli che prima non lo facevano!"
"E ci si meraviglia che non si fanno più figli"
"Ma si può dare da mangiare 'sta roba a quattrocento e passa al mese?"
"E' meglio un bel cestino, si spende di meno!"
"Che poi ingrassano!"
"Io vivo con mia suocera da ventitrè anni, ho detto tutto"
"Dov'è un bagno?"
"Chieda la chiave alla segretaria..."

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"Sei adorabile. E roditi il fegato"


Una commedia che molti dovrebbero rivedere il giorno di San Valentino è Appartamento al Plaza di Neil Simon , da cui venne tratto l'omonimo film del 1971 per la regia di Arthur Hiller (che l'anno precedente aveva diretto Love Story , o il Film d'Amore degli anni '70.) Protagonista è il grande Walter Matthau, che qui diventa uno e trino e interpreta i protagonisti dei tre atti unici della commedia. Appartamento al Plaza è composto dalle storie di tre coppie che hanno in comune l'aver preso la stanza 719 del Plaza Hotel di New York.


La prima storia riguarda i Nash, Sam e Karen (Maureen Stapleton), due coniugi di mezza età che dovrebbero passare al Plaza il loro anniversario di nozze (la loro casa è in ristrutturazione). Le cose vanno storte fin dall'inizio: Karen vorrebbe rinnovare il suo rapporto in crisi con Sam, solo che ha sbagliato sia la data dell'anniversaro, sia la stanza. Tutto l'atto unico è un dialogo fitto fra i due, con lei che vorrebbe in qualche modo riconquistarlo, e lui che all'apparenza è troppo preso dal lavoro per ascoltarla. L'entrata in scena della giovane segretaria di Sam confermerà i sospetti della moglie riguardo all'adulterio. L'aspra discussione e la conseguente crisi darà un finale incerto alla loro storia.
La bellezza della scrittura di quest'atto sta tutta nei passaggi di tono: s'inizia con la commedia leggera. Noi vediamo solo due coniugi che discutono, e la cosa ci pare divertente fino al momento in cui arriva il personaggio della segretaria, miss McCormack,
efficiente e affascinante. Segue un dialogo fitto fra Sam e miss McCormack su contratti e cifre, con la moglie che tenta di dire qualcosa. Alla fine Sam si trova costretto a ricontrollare le pratiche, dice alla segretaria di aspettarlo in ufficio mentre lui si fionda in bagno per farsi la barba.
La moglie glielo fa scherzosamente notare, cosa che lui non prende molto bene. In qualche modo confermata nei suoi sospetti, Karen insiste con l'insinuare che Sam abbia una relazione con la sua segretaria. A questo punto la commedia vira lentamente verso il dramma. Tuttavia Karen rifiuta ancora di credere alla sua voce interiore, c'è un punto però oltre il quale non riesce a tornare indietro. Dopo che Sam le confessa che vorrebbe ricominciare tutta la sua vita daccapo, lei capisce che vorrebbe soprattutto ricominciare daccapo con un'altra donna.
Da qui in poi il dialogo precipita.

- Lo sai cosa credo io? Io credo che tu te ne voglia andare. E che non sai come dirmelo.
- Non è vero.
- Che cosa? Che te ne vuoi andare o che non sai come dirmelo?


Sam confessa alla fine la sua relazione. Chiede a Karen cosa deve fare. Il climax lo si raggiunge quando lui, per giustificare in qualche modo la casualità del suo adulterio, dice:

- Se può consolarti, non pensavo sarebbe arrivata a questo punto. Non ricordo nemmeno com'è cominciata...
- Sforzati, ti torna in mente!
- Ha lavorato due anni nel mio ufficio e non l'avevo mai guardata...
- Bravissimo!
- Ah, smettiamola!
- No! Dunque, ci hai lavorato per due anni e non sapevi nemmeno che si chiamava Jean. Poi una sera eravate soli, improvvisamente lei si è sciolta i capelli, si è tolta gli occhiali e ti ha detto: lo sa che lei è bello?
- Esatto, ti eri nascosta nell'amadio?


Il bello è che lei giudica l'adulterio del marito come una semplice "crisi di mezza età", - tra l'altro descritta da Selezione dal Reader's Digest - , cosa che manda su tutte le furie Sam. Karen gli dà il suo "permesso". Alle sue proteste risponde, e parte un dialogo memorabile:

- Che ti prende, Sam? Ti privo del tuo delizioso senso di colpa? Vorresti che facessi tutto a pezzi? Che cercassi di fartela pagare?
- Questo almeno lo capirei, sarebbe normale. Non vedo perché non dovresti avere una crisi isterica, correre urlando da un avvocato.
- E va bene ! Se ti farà star meglio, ti dirò che sei un verme! Dirò che sei...un bidone di latte acido, che sei uno sporco traditore, un lurido, vanitoso ultracinquantenne! Come vado?
- Bene, ora almeno siamo sulla strada buona!
- Ah, così ti piace, vero? Ti rende tutto più liscio e semplice, ora te ne puoi andare da lei nelle vesti del povero marito incompreso. Io non te la dò questa soddisfazione! Ritiro tutto quello che ho detto! Tu sei il mio . Ti farò trovare il latte e le ciambelle quando torni a casa...
- No no no no no! Finisci quello che dici, liberati dal peso! Sono ventitrè anni che ce l'hai sullo stomaco, voglio sentire tutto: vanitoso, vecchio bidone e che altro, avanti, che altro?
- Sei adorabile. E roditi il fegato.


Sam comincia a capire che sua moglie lo conosce più di quanto non conosca sè stesso, e la cosa non gli piace per niente (non c'è niente di peggio che tornare dall'amante sapendo quello che si è).

- Tutti fanno le corna alla moglie con la segretaria! Io mi aspettavo di più da mio marito!


Sam a questo punto capisce che non c'è più niente da fare. Possono - forse - tornare a vivere insieme, ma fingendo.
Qui di seguito, l'atto primo di Appartamento al Plaza (le voci italiane di Matthau e della Stapleton sono rispettivamente di Gianrico Tedeschi e Lydia Simoneschi):





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Non l'avevo visto arrivare, o le conseguenze dei Belle and Sebastian

Make me dance, I want to surrender...



L'ultimo album dei Belle and Sebastian non ha raccolto grandi consensi da parte della critica (almeno quelle poche su cui ho posato gli occhi). Hanno detto: i B&S ormai sono bolliti, l'album è "grazioso" ma non trascendentale, quando c'era Isobel Campbell era meglio,oltre al solito aggettivo che si tira fuori quando si ha a che fare con una band da circa vent'anni: venduti! Per non parlare della critica alle singole canzoni, e questa non va bene, e quest'altra è debole, e la traccia (come odio quando chiamano "tracce" le canzoni!) finale non chiude bene l'album... Qualcuno ha addirittura trovato da ridire che Stuart Murdoch, il frontman e creatore dei B&S, abbia accennato a dei passi di danza in un video! Con queste premesse, ascoltare a piè fermo quest'album si è rivelato all'inizio assai arduo.

La musica che fanno i Belle and Sebastian ha questo di strano: all'inizio non si riesce a prenderla sul serio. Tanti gruppi fanno di tutto per attirare la tua attenzione con chitarre, distorsioni, grandi discorsi eccetera, mentre i B&S risultano a un primo ascolto quasi infantili. Invece lavorano nel subconscio. Uno ascolta distrattamente un loro pezzo, pensa carino, mi ricorda qualcosa che avevo ascoltato, e tutto finisce lì.Dopo circa un'ora la stessa canzone produce effetti devastanti nella corteccia cerebrale. Non ti si schioda più dal cervello. Cominci allora a canticchiare, ma a questo punto arriva un grosso problema: i testi. Come per gli Smiths negli anni '80 - '90, le liriche sono - per chi non conosce bene l'inglese - complicatissime da memorizzare. Provate a cantare, ad esempio, una frase come she wants to write a thesis on the population underprivileged che si trova in questo brano tratto da The Life Pursuit :




The Blues Are Still Blue
sembra ispirata a un pezzo dei T. Rex degli anni '70, parla di una lavanderia e di quello che succede . Falso! Tutta la canzone è in realtà sulla difficoltà che le persone hanno nel rapportarsi fra loro (Il refrain paragona una relazione andata a male al mettere il bucato in lavatrice, i capi bianchi verranno neri, quelli neri bianchi ma quelli blu saranno sempre blu - gioco di parole su blue/colore e blues/tristezza -) Questa tensione fra temi "pesanti" e musiche "leggere" e/o orecchiabili sta alla base del modo di fare musica di Stuart Murdoch e dei suoi. Un'altra caratteristica è l'uso delle voci femminili, che non sono semplici controcanti di ispirazione '60, ma quasi dei contraddittori a ciò che afferma la voce principale.

Il brano di apertura di Write About Love, I Didn't See It Coming inizia con uno strano sibilo spaziale che si fonde con le prime quattro battute della batteria che introducono a loro volta il piano. Arriva la voce femminile (Sarah Martin) che canta:

Make me dance, I want to surrender
Your familar arms, I remember

a un minuto dall'inizio del pezzo, arriva la voce maschile (Stuart) che si unisce a lei nel dire:

But we don't have the money
(money makes the wheels and the world go round)
Forget about it, honey
Trouble's never far away when you're around

A uno potrebbe venire in mente, l'immortale dittico dei Vianella E stamo mejo noi / che nun magnamo mai , ma c'è quel verso,

I guai non sono mai lontani quando sei accanto

che ci mette in guardia: allora qui si parla di una relazione dove è lei a iniziare a vedere lui in modo diverso - è Sarah a cantare - . Viene poi un inciso vagamente psichedelico dove si sente appena la voce di lei riverberata fare:

I didn't see it coming

Non l'avevo visto arrivare. Il vero argomento della canzone è dunque il tempo che scorre e che rischia di rovinare tutto. Tosto però arriva la risposta di Stuart, introdotta da una tastiera vagamente Jump dei Van Halen , ad affermare:

Take me on a train 'cause I'm not flying
I can see the world from a different side
Read about us in the morning papers
When we make it alive

Se non si può più volare (perchè si ha vissuto troppo) si può prendere il treno, dato che ormai si vede il mondo da un altro punto di vista. Mentre compiamo l'impresa, leggerete di noi sui giornali del mattino! Con questo atto di rassegnato eroismo la canzone va in crescendo, la voce femminile continua a dire: non l'avevo visto arrivare (la vita come un incidente stradale ?), per poi aggiungere
I'm just not in the running

Non sono in prima linea. E poi ribadire:

And we don't need a lifetime
We're following the right line.

Non ci vuole tutta la vita, seguiremo la strada giusta. Mentre ripete queste ultime battute, indice di una sopraggiunta tranquillità interiore, la voce di Stuart in controcanto riprende il primo verso della canzone, quel

make me dance, I want to surrender

Fammi ballare, voglio lasciarmi andare, che è la stessa frase che cantava lei all'inizio. Come se, andando avanti nella vita, i due si fossero scambiati i ruoli. Ora è lui a cantare la canzone di lei, ma lo fa scandendo le sillabe, quasi che nel volersi arrendere (surrender) non volesse ancora arrendersi.
Le parti femminili dei brani di B&S sono rese da voci eteree, impalpabili ma molto chiare nel fraseggio: un'eccezione è contenuta proprio in quest'album con Little Lou, Ugly Jack, Prophet John, dove Stuart duetta con Norah Jones.




Alcuni hanno definito questa canzone "ruffiana", magari lo fossero tutte così ! La voce della Jones in questa struggente ballata country-blues è più "scura" delle sue omologhe sebastiane: qui ci troviamo di fronte a un rimpianto di una storia d'amore che è morta prima di nascere - un tema simile a quello di Wrapped up In Books - dove lui e lei fantasticano di come poteva andare:

Yeah you're great, you're just part of this lifetime of dreaming

sì, sei grande, sei solo parte di questa vita di sogni. I due ammettono l'inconsistenza del loro legame, parlando nel finale di tutto quello che fanno e disfano nella loro testa - e qui citano i tre personaggi che danno il titolo, Little Lou (Reed), Ugly Jack (Kerouac), Prophet John (Lennon), che evidentemente sono tra i Santi di Stuart. Un sentimento espresso senza compiacimenti, dove l'occasione mancata viene descritta con una serie di frasi interrogative:

Can I see what's underneath your bed?
Can I stay until the milkman's working?
Can I stay until the coffee awakes?
(Together:)Do you hate me in the light?
Did you get a fright?

Mi odi alla luce del giorno? Forse è per questo che non è successo niente, chissà.

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Fatti non foste per viver come Ruby




Tre monologhi:



Nicole Minetti



F***!

Io quella là se la vedo la gonfio. No, ditemi voi se è mai possibile che una, dopo essersi fatta un mazzo tanto prima in televisione, poi in mezzo ai denti per tre anni, poi a che fare con gente come Formigoni in Regione poi a contattare gemelle e a fargli vedere pure gli appartamenti (pure l'agente immobiliare devo fare adesso?) poi a briffare a tutte quello che devono fare nelle feste dovevo distribuire pure il testo di Meno male che Silvio c'è e farglielo imparare a memoria, poi litigare con Fede che arriva alle due del mattino e non fa arrivare le sue in orario, poi verificare se quella grandissima *#@=&^% non se ne va a filmare e fotografare tutto e poi venderlo al miglior offerente, poi ci sono quelle che non gli piace l'appartamento e lo vogliono dare alla cugina fuorisede - l'ho vista, è un cesso e non la si può utilizzare - , poi controllare che ci sia tutto, farfalline Swarowki e Cd di Apicella compresi, poi ritirare i costumi da infermiera poliziotta e Oba-Oba (e manca sempre qualche pezzo e a me mi tocca controllare), poi fare la conta delle buste disposte da Spin per la serata, poi mettere le autoreggenti bianche e travestirmi da infermiera del Drive In e DOPO tutto questo rimettermi il maglioncino color crema (l'ho visto addosso a Mara, il mio idolo) e presentarmi in Regione alle sette in punto. E alla Fico, no, dico, alla Fico quella terrona che ha fatto solo il Grande Fratello lui gli ha regalato la casa? Ma scherziamo? Cosa ha fatto la Raffaella - b****y - f****ing - Fico (sono madrelingua inglese, gliele ha cantate lui da Lerner) di così speciale? Io faccio quel che faccio, ne vedo di ogni, me ne sbatto +° @#*++ ma la Fico no! Piuttosto torno a rilevare le placche batteriche!





Karima El Mahroug



Che ci faccio qui?


Mi hanno fatto stare in macchina per un'ora dentro un garage, per poi entrare da una porta secondaria. Poi sono stata in un salottino con tutti i fotografi tenuti a distanza (ma io pensavo che quando ero famosa mi fotografavano tutti). Io non sapevo che fare, mi gridavano delle cose dalla pista, ma mi hanno detto di stare ferma e sorridere, che fra un po' tutto sarà finito. I soldi li hanno dati anticipati, di questo sono sicura (me l'ha detto Denis) e anche in contanti, come mi aveva detto di fare Corona (e Belén non ci deve mettere becco!). Lui, lui lui mi ha detto anche di fare la pazza così che non si sarebbe capito più niente, e mi ha anche detto che mi avrebbe coperto d'oro, che mi avrebbe dato cinque milioni però non dovevo dire niente a nessuno. Io voglio diventare famosa, diventare cristiana, non mi va di avere il nome macchiato per questa storia, ma quando mi fotografano? Mi ha detto quel signore pelato della televisione di raccontare di quando volevo inventarmi una vita parallela dpo che mio padre mi aveva picchiata. Sono la nipote di Mubarak? Io vengo dal Marocco, ma può anche darsi, chissà. Ma quando finisce questa serata, non ne posso più. Ecco, mi hanno detto puttana dalla pista, non è vero, ci sono solo andata alla villa, ho detto a sedici anni che ne avevo ventiquattro e lui non mi ha affatto toccata. Va bene, ho rubato ma è stato un momento, poi i soldi li avrei restituiti. Io devo uscire bene da tutte queste situazioni, me lo ha detto pure lui,Gesù, sono stanca, portatemi a casa mia dov'è Luca, mi aveva detto che mi avrebbe chiamata, e queste scarpe mi fanno male...





Lui



Emiliooooo!

Dov'è il catalogo? Devo sceglierne altre, che queste stanno diventando rancide, rancorose, non ci si può più fidare, e poi mi sono rotto il ***** di fare sempre la sceneggiata in televisione, ormai Masi mi chiama direttamente per sapere se posso intervenire nei programmi con meno share, per tirarli su, accidenti a quella checca, questa è una delle sue idee, io me ne volevo andare per sempre ad Antigua, ho faticato tanto per comprarla, mi tocca rimanere qua, ma sai quanto sono meglio le negrette di laggiù, pelle fresca e soda, te la cavi con un regalino e sono tutte tue, se hanno sedici anni non gliene frega niente a nessuno, Emiliooooo! Dove sei, ho finito il Cialis! Ecco, stanno provando le luci nella tavernetta, Piersilvio dice che fanno truzzo, ma a me piace, mi ricordano le crociere e il Drive In, ah, Carmen, Tinì Cansino, Johara, Beppe Recchia, Has Fidanken, dove siete? Ora verranno qui da me L'Infermiera e la Poliziotta, la Brasileira e la Scolaretta, sì, tutte con me e Fede, vero Emilio che ci sarai anche tu? Emilioooooo!


Cribbio!



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Il magnetino supremo



In principio era il frigorifero.

Questo elettrodomestico ha salvato migliaia di cibi dalla marcescenza precoce, e permesso a centinaia - poi migliaia - di famiglie di mettere da parte i cibi, di non passare metà delle loro vite a fare la spesa e soprattutto di trovare sempre qualcosa da bere e da mangiare, specie negli orari non canonici (prima c'era, per le famiglie più abbienti, la ghiacciaia,
con la colonna di ghiaccio all'interno, ma non è la stessa cosa). Una pubblicità italiana dei primi anni '50 prometteva che il frigorifero avrebbe terminato quel "duello al sole" degli italiani contro il cibo andato a male.
Una volta assimilata la presenza del frigorifero e conseguentemente ridotta la sua sacralità come oggetto, - all'incirca da quando si è cominciato a chiamarlo frigo e si è smesso di sbirciare se si spegneva la luce interna una volta serrato lo sportello - arrivò un nuovo oggetto.Uno dei giochi "educativi" (non ancora educational) negli anni '70 erano le letterine di plastica magnetiche Quercetti. Erano in realtà delle formine in plastica colorata, cave all'interno, con un piccolo vano al centro contenente una minuscola calamita. Il dramma per me era quello di perdere la calamitina - nera, con una scanalatura al centro - e di smagnetizzare così la lettera. (Gli anni '70 sono stati il periodo d'oro dei giocattoli con i vani nascosti, come il micromangiadischi dentro la schiena della bambola Michela).
Qualcuno, forse qualche mamma, iniziò a far comporre parole con le letterine sulla superficie più magnetica della casa: quella del frigo.
Il ghiaccio era rotto.
La bombata superficie dell'elettrodomestico non faceva più parte di un'entità sacra posta in mezzo alla cucina. Si stava per trasformare in una sorta di tabula rasa candida e smaltata su cui attaccare quello che dovevamo ricordare (e che i nostri cervelli rifiutavano di trattenere). Questo, almeno, era lo scopo primario delle prime "calamite da frigo". In seguito aumentarono le funzioni secondarie dell'oggetto, trasformando il magnetino in un contenitore di messaggi. Come mai, ad esempio, vi sono in commercio tante miniature di prodotti industriali? Oltre che per motivi di promozione, la ragione segreta potrebbe essere
una ulteriore digestione della pop art (che già usava la "trivialità" della merce per il suo discorso artistico). Si appendono al frigo miniature di ogni tipo di merce come nell'epoca vittoriana si costruivano case di bambola nei minimi dettagli: per celebrare ciò in cui si crede di più. Questo legame fede-magnetini sarà sempre più sviluppato con la successiva ondata delle "placche" recanti ogni sorta di avvisi. E' interessante come il frigorifero, posto in cucina ossia nel luogo dove si passa una buona parte del tempo a consumare e preparare cose buone - a differenza del bagno, dove si passa invece il tempo ad espellere e lavare via altre cose, e infatti lì non viene appeso nessun magnetino - sia diventato
il ricettacolo delle nostre personalità, attirando messaggi come nessun muro di casa riesce più a fare. Naturalmente sono sorte ditte specializzate nella costruzione e assemblaggio di magnetini, come questa FunkyFridge americana che vanta più di 1500 articoli per tutti i gusti, compresa una riproduzione della copertina di una vecchia "guida all'amor coniugale".

Comunque, il magnetino ha una sua forza culturale tale da impedirgli di diventare un oggetto vintage col passare del tempo (Ti ricordi quando andavano di moda i magnetini? Ah, che tempi quelli! ). Si andrà sempre in cerca del modello che ponga fine a tutti gli altri magnetini, appunto un magnetino supremo che una volta applicato alla porta del frigo ci metterà magari in contatto con le altre civiltà dell'universo:

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Siringhe 2 - "Synchronize" di Discodeine feat. Jarvis Cocker



Time that heals and destroys...



A proposito di siringhe, ecco un video che sembra mostrarne una, ma non è proprio così. Si tratta del video ufficiale di Synchronize (2010), brano ispirazione disco a cura dei Discodeine, duo elettronico-e-tante-altre-cose-ancora francese. Le liriche di Synchronize sono di Jarvis Cocker, che partecipa nel video ufficiale anche in veste di attore. Il pezzo è molto electrodance inizi anni '80, con la voce di Jarvis che si diverte a languideggiare tipo Amanda Lear (linea melodica "lenta" in contrasto con una ritmica veloce, con tanto di disco-archi, quelli per intenderci che stanno anche alla base dell'arrangiamento di Triangolo di Renato Zero).





Se il testo parla di come un colpo di fulmine in discoteca metta improvvisamente due persone in sincronia con tempo, spazio, luci stroboscopiche e batteria (del resto anche un certo Dante Alighieri parlava alla fine del Paradiso di un amor che move 'l sole e l'altre stelle , e non c'erano discoteche Lassù), il video, diretto dal francese JF Julian consiste in tre frammenti di vite in tre camere di un misterioso albergo che sembra quello di Barton Fink dei fratelli Coen. Un uomo e una donna si spogliano e preparano un qualcosa che sembra un'iniezione di eroina, invece è una seduta di tatuaggi. Una donna si fa una doccia ed esce dal bagno con l'accappatoio per sdraiarsi sul letto e accendersi umida una sigaretta sotto un crocifisso. Jarvis guarda la tv al buio, medita, e ad un certo punto inizia a danzare nella stanza come se fosse trascinato dal ricordo di qualcosa.
Cosa lega questi tre frammenti? Possono essere tre storie diverse, oppure il prima e il dopo di una storia d'amore (con Jarvis che rimembra), oppure ancora, la donna sola e Jarvis sono i due componenti della coppia della stanza 507 ripresi anni dopo, ormai scoppiati - lei ha un tatuaggio sul braccio, e lui gli occhiali - . Ogni ipotesi è possibile, e il video non ne scarta nessuna. Da notare l'uso reiterato del montaggio di tipo connotativo: noi non "vediamo" due persone che si bucano in una stanza d'albergo, ma una serie di dettagli che ci fanno anticipare mentalmente come la sequenza potrebbe concludersi : 1) Dettaglio di una mano che sfrega un braccio con un batuffolo:



2) Dettaglio di un liquido colorato che entra in un contenitore stretto e lungo:



3) Primissimo piano di Jarvis che si copre gli occhi con la mano, come a ricordare ciò che ha visto (e che vedremo noi fra poco):




4) Particolare dell'occhio della donna sola, visto da dietro la porta smerigliata del bagno (importante, perché ci fa immediatamente pensare che qualcosa di ciò che pensiamo accadrà sia successo anche a lei):



5) Dettaglio sfocato di una punta che sta per essere immersa in una ciotola piena di un liquido misterioso:



Durante tutta la sequenza il ritmo è sostenuto dai cinque stress di syn - chro - nize - to -night, e alla fine viene svelato il mistero: vediamo una misteriosa seduta rituale a base di tatuaggi (altro che bunga bunga!). Non è reso esplicito però il perchè di questi tatuaggi - droghe dissimulate? Dipendenze affettive? - Lo stesso Jarvis che viene preso a metà video dal demone della disco, ballando come un burattino a cui abbiano tolto momentaneamente i fili, alla fine conclude con un primo piano in cui tira una lunga boccata da una sigaretta. Molto francese. Per il videomondo di oggi, roba da codice penale.Non è la prima volta che il Nostro poi si fa riprendere sdraiato su un letto sfatto a meditare sui peccati del mondo: basti vedere il video di Do You Remember Your First Time? (1993), tratto dall'album His 'n Hers dei suoi Pulp:



E' curioso come lo stesso movimento basculante di macchina (che abbraccia sia Jarvis che tutti gli altri personaggi del video in una giostra senza fine) lo ritroviamo ne Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino (2004), la scena in cui - una volta a settimana - il protagonista si inietta l'eroina:




A questo punto sorge una domanda: Synchronize è forse Le conseguenze dell'amore rifatto nel 21° secolo, con Jarvis come Titta Di Girolamo ?