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When I'm 3064

Un'importante scoperta, pari a quella della tomba di Tutankhamon nel 20° secolo, sta scuotendo tutte le certezze finora raggiunte nel campo della Cultura, della Storia e dell' Antropologia. Sono date per certe le tracce di un gruppo di musicisti che cambiò il mondo nella seconda metà del succitato secolo. Questo gruppo - si sa per fonte certa da alcuni ritrovamenti iconografici - si chiamava The Beatles.



Uno dei guai delle cosiddette "ricostruzioni storiche" é che più passano i millenni e più si deve, per dirla con John Fante, "chiedere alla polvere" quando si deve fare Storia. I programmi televisivi di divulgazione storica, - figli di quei periodici
che si vantavano di avere una "ampia e drammatica documentazione fotografica" come Playboy le donne nude - intrecciano filmati con voce fuori campo con interviste a storici e antropologi, ripresi in primo piano. Ritornando ai Beatles, il videomaker satirico americano Scott Gairdner ha creato con il suo gruppo nell'ottobre del 2009 un perfetto mockumentary in stile History Channel sul ritovamento delle vestigia di un celebre gruppo musicale...nel 3016. Sentire parlare dei Beatles con lo stesso tono in cui noi parliamo degli antichi Egizi è vagamente inquietante: molte cose si sono perse nel corso dei millenni, e il divertimento sta nel come gli elementi rimasti possono essere rimaneggiati in tutta serietà dagli accademici. Così abbiamo la ricostruzione completa di un'immagine dei Beatles, con Ringo Starr indicato come "uomo sconosciuto" (considerato che proprio in questi giorni ha avuto finalmente la sua stella nella Walk of Fame a Hollywood , non dovrebbe correre questo pericolo). I frammenti di fama rimandano a un celebre sonetto di Shelley,

Ozymandias :

I met a traveller from an antique land
Who said: Two vast and trunkless legs of stone
Stand in the desert. Near them, on the sand,
Half sunk, a shattered visage lies, whose frown
And wrinkled lip, and sneer of cold command
Tell that its sculptor well those passions read
Which yet survive, stamped on these lifeless things,
The hand that mocked them and the heart that fed.
And on the pedestal these words appear:
"My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!"
Nothing beside remains. Round the decay
Of that colossal wreck, boundless and bare
The lone and level sands stretch far away

Qui la sua traduzione (di Paolo Bernardini):

Incontrai una volta un viaggiatore, giunto da una terra antica
E mi disse: ‘Due immense gambe di pietra, senza tronco
Alte si ergono nel deserto. Accanto a loro, sulla sabbia
Sommerso quasi, giace un volto distrutto, l’espressione irata, amara
Le labbra contratte, il ghigno che solo dà il freddo comando
Ci dicono quanto fu abile chi le scolpì, a leggere queste passioni
Che sopravvivono ancora, scavate su quelle pietre senza vita:
La mano che le figurò, ed il cuore che d’esse fu preda.
E sul piedistallo tu leggi queste parole:
‘Il mio nome è Ozymandias, Re dei Re:
Guarda all’opera mia, oh, poderosa, e dispera!’
Nulla più di questo rimane. Intorno alla rovina
Di quel relitto immane, nuda e senza confini
La sabbia piatta si distende, solitaria, all’infinito.


In effetti il finto documentario comincia proprio con le sabbie del tempo che svelano un antico cartiglio con su il famoso logo dei Fab Four. I professori interpellati fortunatamente non indossano pigiamini Star Trek ma normali completi da docente anglosassone (c'è tutta una teoria secondo cui il corpo docente deve vestire in velluto a coste - corduroy look -
per apparire serio). L'unica cosa che li distingue dai loro omologhi dello scorso millennio sono i loro nomi: l'insigne antropologo si chiama Karl St. Cloud IV , il musicologo Miller Cumpford, il celebrato autore di "Dissotterrando i Rotoli perduti dei Beatles" si ritrova un impossibile dr. Four Brixton per nome. E il professore dell'Università di Nectaris a qualche centinaio di anni luce dalla Terra, che ha pazientemente ricostruito uno spartito dei Beatles, frammento dopo frammento, si chiama... Stephens January (letteralmente Stefani Gennaio)

Beatles 3000 non è tanto una satira sui Beatles, quanto sull'impossibilità di stabilire con assoluta certezza delle prove "storiche" su qualunque cosa dopo tanti anni. Trattare le canzoni degli Scarafaggi come un qualcosa da ricostruire fa sorridere - come, musica pop! - ma che lascia alla fine un'orrenda certezza: saremo tutti destinati a diventare come il potente Ozymandias. Naturalmente la ricostruzione della musica è una cacofonia totale, - forse Gairdner e soci hanno tratto l'ispirazione da Revolution 9, il brano più sperimentale di tutta la discografia beatlesiana.
Comunque, ecco il video :



John Lennon, Paul McKenzie, Greg Hutchinson e Scott Pippen...


Qui la traduzione del testo del video (i link in blu si riferiscono alle canzoni originali falsamente attribuite ai Beatles, un po' come le opere di Shakespeare):

E ‘ incredibile rendersi conto che sono passati più di mille anni da quando i Beatles hanno camminato su questa terra.
“ Le notizie sulle prime registrazioni sono frammentarie, noi non sappiamo nulla dei Beatles, ma sappiamo che questi giovani – John Lennon, Paul McKenzie, Greg Hutchinson e Scott Pippen – furono fra i migliori musicisti mai esistiti.”
I Beatles giunsero alla notorietà quando si misero in viaggio da Linverton verso l’ America, per esibirsi all’annuale Festival di Woodstock di Ed Sullivan.
“ Tutti furono scioccati, voglio dire, la musica che andava per la maggiore era l’Opera, nessuno era abituato ad ascoltare un brano che non durasse meno di tre ore: i Beatles hanno cambiato tutto questo”.
“…e furono così prolifici, composero così tante canzoni, Paperback Writer, Take It On The Run, Wipeout "
"…Don’t Stop Believing, Parents Just Don’t Understand , Jimmy Crack Corn , Battle Hymn of the Republic
Ed è veramente sorprendente come tutti I loro spartiti avessero una scala che andava dal DO al SI, quando ci si sarebbe aspettato al massimo dal DO al FA”.
La loro musica dominò le classifiche, anche se vi era competitizione con rivali quali Michael Jackson, Louis Armstrong ed Ernest Hemingway. Sembrava che non ci fosse niente che i Beatles non potessero fare con successo.
“1965. Shea Stadium. I Beatles vinsero il Superbowl, 21 – 7 contro i Giants. Fu un enorme avvenimento per l’atletica, e aiutò a sollevare lo spirito della popolazione dopo l’assassinio del presidente Nixevelt.
“Per un po’ recitarono in alcune serie televisive, come I Love Lucy. Il trucco e le protesi prostetiche erano incredibili, non li avresti riconosciuti.”
“Inventarono il gesto dei “Pollici in Alto”, un gesto che oggi non si vede più tanto, ma che la gente soleva farsi l’uno con l’altro, e i Beatles furono i primi a farlo”
“Furono pionieri nell’arte dell’animazione, Paul McKenzie fece uno scarabocchio su un foglio di carta, quello che ne seguì fu Mickey Mouse.”
Il loro più grande successo fu l’uscita del loro album più innovativo, Sgt. Pet Sounds and the Spiders from Aja
“Purtroppo non ci rimane nessuna copia di questo album, servirono tutte per nutrire l’imperatore Gorlock. nel 2652. Comunque, mi sono impegnato a trovare i più bei temi mitologici al mondo. Abbiamo ricostruito antichi spartiti nella speranza di ricreare l’antico sound di quest’album. Ecco i nostri risultati.
"Non appena l’album uscì, iniziarono a circolare delle voci che i Beatles si stavano per sciogliere.
Naturalmente non lo fecero, e per decenni continuarono a crescere in popolarità e sapere, e nuovi membri si aggiunsero ogni anno. Oggi si può notare la loro influenza ovunque, dalle specie di insetti che hanno preso il nome da loro, ai bambini che chiedono cosa desiderano sedendoglisi in grembo il giorno di Beatale.
“Sapete, non è facile parlare dei Beatles, ma c’è una cosa da dire: la loro musica vivrà per sempre nei cuori di coloro che hanno avuto i cuori congelati quando i Beatles erano ancora vivi.”
La prossima settimana, un profilo di Orson Welles, il cineasta dietro il film acclamato dalla critica mondiale, Dracula morto e contento.


Greg Hutchinson : grande batterista jazz... non esattamente dello stesso colore del signore della foto del ritrovamento.

Scott Pippen : famoso cestista professionista nei Chicago Bulls negli anni '90.

Linverton : L' antica Liverpool

Il Festival di Woodstock di Ed Sullivan : Effettivamente i Beatles parteciparono all' Ed Sullivan Show nel 1964, ma Woodstock era ancora di là da venire...

Sgt. : Stavolta c'hanno azzeccato...

Pet Sounds : Album dei Beach Boys del 1966, passato alla storia della musica per le sue innovazioni stilistiche. Non c'entra ma c'entra, perché ha influenzato pesantemente Sgt. Pepper Lonely Heart's Club Band.

And The Spiders From : Ebbene sì, David Bowie era solo un prestanome dei Beatles! Dopo mille anni la sconvolgente verità...

Aja : Album del 1977 degli Steely Dan , gruppo statunitense di fusion rock-jazz-pop . I Fab Four avevano buon gusto.

Dracula morto e contento (Dracula: Dead and Loving It) : film del 1995 di Mel Brooks. Forse ad Orson Welles sarebbe piaciuto.




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Dovunque vai, ti capiranno

My hovercraft is full of eels...



Uno dei motori base della risata sono le interpretazioni sbagliate di una qualsiasi lingua da parte di chi la deve interpretare. L'oggetto della risata è quello che parla una lingua incomprensibile a chi ascolta. L'ascoltatore, che non capisce una parola, si vendica deridendolo e attribuendo significati surreali a ciò che ha appena ascoltato. Credo che il capostipite di questo filone sia la storiella del viaggiatore francese e della fruttivendola italiana:

Un francese vede della frutta su di una bancarella in talia.
- Comment s'appellent? (Come si chiamano?)
La fruttivendola che non sa il francese per assonanza capisce - Come si pelano? e risponde:
- Con il coltello.
- Comment? (Come?) fa lui di nuovo
Lei questa volta capisce - Con le mani? e risponde:
- Con le mani, coi piedi, come vuole!
- Je ne comprend pas. (Non capisco) fa il francese.
Lei stavolta capisce: - Non le compro, e di rimando:
- Se non vuole comprare, non compri!
Il francese se ne va e la fruttivendola commenta:
Meno male che con i francesi si capisce tutto quello che dicono!

Questa commedia degli equivoci ha generato delle varianti come quella del Dirty Hungarian Phrasebook , uno degli sketch più famosi del Monty Python's Flying Circus. Qui l'immigrato ungherese parla con il tabaccaio inglese sì, in inglese (un po' strano), ma tramite un manuale di conversazione che ha proposte gay-indecenti al posto delle normali frasi per turisti: insomma, la parte del vendicatore la fa il manuale. Questo lo sketch originale:





Questa invece la sua versione italiana:



Lo stesso sketch come appare nel film-antologia E...ora qualcosa di completamente diverso :
La traduzione è più libera, ma più divertente (belo maschione!):


La caduta del Muro di Berlino nel 1989 e la globalizzazione non avevano previsto una nuova serie di equivoci: quella dei video provenienti dai paesi dell'Est. Questi video sono già divertenti di per sè a un occhio occidentale, dato che da una parte contengono dei codici visivi estranei al nostro occhio, dall'altra cercano disperatamente di immettere elementi "occidentali" nelle loro visioni. La famosa (in Russia) cantante Alla Pugacheva è la prima "vittima" in un video con finti sottotitoli in italiano, che si limitano a trascrivere quello che si sente "per assonanza" del testo russo, come faceva la fruttivendola della storiella. Il risultato è irresistibile, fra l'imbecillità dei sottotitoli, gli effetti speciali anni '80 e la cotonatura alla Bonnie Tyler della Pugacheva:



Ma non finisce qui, perchè ai finti sottotitoli russi si sono accodati quelli iraniani, con dei risultati deliranti come questo video (attenzione, le allusioni scatologiche si sprecano!)



O come in questa rumba iraniana, sussurrata da un incrocio fra Franco Battiato e Julio Iglesias che ha sentito Smooth Operator di Sade nell'84, ribattezzata Cinque odori del mio pony :


Le risate sono garantite, anche se politicamente scorrette (una persona russa o iraniana si potrebbe anche offendere per non essere capita a priori). Comunque, anche l'italiano è spesso male interpretato, basta ascoltare Dean Martin nelle parti in italiano di Volare, sembra che lo faccia apposta!

In esclusiva, ecco che cosa ha veramente detto Dean Martin in Volare :

Pezzo ghe u’zogne così no retorne mai più
Mi depenge cò le manelafaccia de blu
Poi d’emproviso denido da vendo rapito
E ‘ncominciavo volare nel gelo ‘nfinito

Volare, oh oh
E gantare oh oh oh oh
Nel blu dipindo di blu
Che digi di stare lassù

E vollavo vollavo fenige
Punnalto dessole concoro piussù
Mentre ‘l moldo piappiano spariva londano lasgiù
Ona miùsiga dolge sonnare soltanto per me

Volare, oh oh oh oh
E gantare oh oh oh oh

Nel blu dipindo debblù
Fenide de stare lassù
Nel blu dipindo di blu

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Una storia schifa

La prima copertina dell'edizione italiana del Giovane Holden, con un disegno di Ben Shahn




E così J.D. Salinger a 91 anni è andato finalmente a vedere dove vanno le anatre d'inverno. Lessi Il Giovane Holden per la prima volta a tredici anni, e la lettura devo dire mi sconvolse, tanto da scrivere su un quaderno - che era destinato ai commenti sulle "letture estive" assegnate a scuola- che Holden Caulfield, il protagonista del romanzo, era alla ricerca di "una sua verità". Noi ci troviamo a passare un fine settimana in compagnia di Holden, cacciato dal college in Pennsylvania, a New York fra incontri vari e il desiderio di rivedere la sua sorellina Phoebe prima di andarsene via per sempre. Alla fine però passerà il lunedì pomeriggio in compagnia di Phoebe allo zoo per cambiare idea e ritornare a casa. La storia è tutta qui. In realtà noi entriamo nella testa di Holden Caulfield, e i suoi andirivieni fra Manhattan
e il Greenwich Village in quei fatidici tre giorni sono il resoconto di un cambiamento impercettibile
dall'adolescenza a un'età più matura. Holden squaderna i suoi pensieri, non gli piace questo e non gli piace quello, a volte appare insopportabile come però appaiono insopportabili tutti coloro che non si "accontentano" di vivere la vita che gli è stata assegnata.
Da alcuni commenti in Rete i giudizi sul Giovane Holden sono contrastanti: da coloro che scrivono di aver trovato il libro della loro vita a quelli che lo trovano indicibilmente noioso. I commenti negativi sono molto interessanti: tutti quelli a cui non è piaciuto lamentano una mancanza totale di trama, oltre a tranciare giudizi morali sulla figura di Holden, e forse questo è in parte dovuto al diverso atteggiamento che si ha nei confronti della narrativa oggi. Ci vuole una trama, i personaggi devono essere ben riconoscibili, soprattutto ci deve essere un ben preciso "discorso morale" sulle finalità del romanzo. Cosa che Salinger non voleva fare, almeno apparentemente.
Un'altra critica che si riscontra nei vari forum è che Holden sarebbe afflitto da una traduzione vecchia e approssimativa. Sulla traduzione ci sarebbe da scivere un romanzo a parte: Adriana Motti , che rese i pensieri di Holden (romanzo del 1951) in italiano nel 1961 per Einaudi, s'inventò letteralmente un possibile linguaggio di un adolescente ribelle americano che potesse essere compreso anche dai lettori italiani agli inizi degli anni '60 (non dimentichiamo che in Italia il concetto stesso di "teenager" era ancora di là da venire, i giovani ribelli italiani erano gli Urlatori alla sbarra del film di Fulci ) Ecco l'incipit:

If you really want to hear about it, the first thing you'll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don't feel like going into it. In the first place, that stuff bores me, and in the second place, my parents would have two haemorrages apiece if I told anything pretty personal about them. (The Catcher in the Rye, 1951, Penguin Books, 1958)

Questo incipit è una parodia voluta di quello di David Copperfield (quello di Dickens, non il mago) :

Whether I shall turn to be the hero of my own life, or whether that station will be held by anybody else, these pages must show. To begin my life with the beginning of my life, I record tha I was born (as I have been born and believe) on a Friday, at Twelve o'clock at night. It was remarked that the clock began to strike, and I began to cry, simultaneously. (David Copperfield, 1849-1850, London)

Dalle prime parole la lingua di Holden è secca, le frasi hanno interiezioni (And) che danno ritmo a tutto il periodo. Tuttavia il suo non è un linguaggio da semianalfabeta: il gusto per i termini sofisticati come haemorrages al posto di stroke e occupied invece di busy, che ci informa subito della classe sociale benestante e delle scuole frequentate - anche se ne è stato cacciato - dal nostro eroe. Adriana Motti sceglie un registro linguistico medio ma si inventa dei termini geniali, il primo dei quali è infanzia schifa per lousy childhood (letteralmente infanzia schifosa). Schifa sta alle traduzioni dei romanzi americani contemporanei come Lupo ululà / castello ululì di Frankenstein Jr. sta a quelle dei dialoghi cinematografici. Se l'aggettivo schifosa richiama più un adulto di un ragazzo, schifa ha tutto: la ribellione alla società e la voglia di essere superiore ai grandi inventando termini "nuovi" (cosa che i giovani non hanno mai cessato di fare nel corso degli anni). In più i continui At all che in Salinger punteggiano la partitura del discorso, non potendo rimanere tali in italiano, lingua che sopporta poco le ripetizioni, sono resi via via in varie maniere, da e compagnia bella a e quel che segue. La David Copperfield kind of crap (letteralmente stronzate alla D.C.) è sfumata in baggianate alla David Copperfield - le parolacce non facevano ancora parte dell'arredo quotidiano. Così l'incipit è diventato:

Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. Primo, quella roba mi secca, e secondo, ai miei genitori gli verrebbero un paio di infarti per uno se dicessi qualcosa di troppo personale sul loro conto.

Credo che la traduzione italiana del Giovane Holden ancora oggi continui a influenzare non poco chiunque voglia scrivere un romanzo con un giovane come protagonista.

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Memoria di giornata


Oggi, anno 2505, celebriamo la giornata della memoria, che, come dice la parola, celebra la memoria stessa. Questa giornata della memoria la facciamo tutti gli anni proprio in questo giorno,che è il venti sette. Il venti sette è anche un autobus, però non c'entra con la memoria. Proprio il venti sette di questo mese tanti secoli fa si sono aperte le porte di tutte le concessionarie, e Charlie Chaplin e il suo malvagio regime nazista è stato sconfitto dalla UN che ha denazificato i nazisti per sempre...

La memoria è una cosa molto strana: si alimenta non attraverso i fatti, ma attraverso la percezione che noi abbiamo di essi. George Orwell in 1984 presentava un futuro con un Ministero della Verità o Miniver, che era preposto a riscrivere la Storia a seconda di cosa convenisse di più alle alte gerarchie. Per questo ogni frammento di memoria va preservato al di là di quello che possa significare per noi e per gli altri. Nella commedia distopica Idiocracy (2006, regia di Mike Judge) Nel 2505 l'America - anzi, l'Uhmerica e il mondo sono in mano a una popolazione dal quoziente intellettivo precipitato verso il basso. In una delle scene finali al protagonista venuto dal passato - cioè dal nostro presente, con una classica Macchina del Tempo - tocca vedere uno sgarrupato museo "multimediale" che racconta la storia ormai a modo suo.
Ricostruiamo il percorso compiuto dagli sceneggiatori di Videocracy (Mike Judge e Ethan Coen, uno dei due Coen Bros. di Minneapolis) per questa scena:
1) Il punto di partenza è senza alcun dubbio il 1945 e la Seconda Guerra Mondiale.
2) Immaginiamo che nel 2505 quasi tutte le fonti storiche degli anni '40 del 20° secolo si siano estinte - magari non sono state conservate nei secoli a venire per colpa delle catastrofi e dello scarso quoziente intellettivo generale -, e siano rimasti in qualche anfratto telematico dei frammenti de Il Grande Dittatore di Chaplin (1940), semidistrutti e senza audio:


Il discorso alle folle di Tomania del Grande Dittatore Adenoide Hynkel

La domanda che Judge e Coen devono essersi posti sarà stata: cosa potrebbe capire uno storico semi-idiota da un frammento di un'immagine in movimento di cinquecento anni fa senza alcuna collocazione storica? Come minimo, che il protagonista - in realtà un personaggio fittizio che è una satira di un personaggio storico esistente e vivente all'epoca in cui fu girato il film - non solo sia esistito veramente, ma che porti il nome dell' attore che lo interpreta. Questa vertigine non è tanto inconsueta, basti pensare a quante volte ricordiamo gli attori unicamente coi nomi dei personaggi. Da qui lo squallido baraccone "storico":


La Time Masheen (anche la lingua inglese scritta nel 2505 era un'opinione) di Idiocracy (il video YouTube è in realtà una ripresa su videocamera di un DVD, da qui la visione un po' straniante)

La breve scena di Idiocracy è in fondo la satira di come oggi si tende a concepire la Storia, specie quella contemporanea: data l'enorme quantità di materiale visivo, questo ha sì il potere di rendere tutto più emozionante agli occhi degli spettatori, ma tende anche inevitabilmente, privilegiando l'emotività, a mettere tutto sullo stesso piano. Così un giorno Charlie Chaplin porebbe essere ricordato per sempre come Grande Dittatore, ma nel senso sbagliato.



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Il rabbino è occupato: A Serious Man dei fratelli Coen

When the truth is found to be lies / and all the joys within you dies.



Il proiettore del cinema fa un rumore che mi ricorda quello del Minicinex dei tempi andati (il Minicinex era un minuscolo proiettore giocattolo a cartucce della Harbert : si passava più tempo a cercare una parete libera dove proiettare i film che a divertirsi col film medesimo).
Appena si spengono le luci siamo trasportati nella Polonia del 19° secolo. No, non abbiamo sbagliato sala: la catena di disgrazie che si abbatte sul professore di fisica Larry Gopnik nel Midwest del 1967 inizia proprio da uno shtetl o villaggio ebraico nel bel mezzo di una tormenta. La moglie non gradisce l'ospite che gi ha portato il marito, lo crede un dybbuk, uno spirito posseduto, e arriva addirittura a pugnalarlo per dimostrare al consorte la verità. Il dybbuk tornerà?

Larry Gopnik ha, nell'ordine: una moglie che lo vuole lasciare per un serious man, quello del titolo: Sy Coleman, il vicino di casa. Un figlio che deve fare il Bar Mitzvah ma fuma l'erba e ascolta i Jefferson Airplane su una radiolina nascosta (poi sequestrata a scuola). Una figlia che passa il tempo a lavarsi i capelli e gli ruba i soldi per rifarsi il naso. Uno studente coreano che prima lo minaccia e poi lo corrompe per farsi dare un bel voto. Una bollente vicina di casa che prende il sole nuda in giardino. Un vicino gli vuole tagliare il prato della sua villetta a schiera a tutti i costi.Lettere anonime lo accusano al suo Dipartimento mentre il consiglio d'istituto dovrebbe nominarlo di ruolo. Viene sfrattato di casa e va a vivere in un motel col fratello matto e fissato col gioco d'azzardo. Larry è sempre stato un probo cittadino, un pilastro della sua comunità, non ha fatto mancare niente alla sua famiglia: cosa è andato storto? Qual è il senso della sua vita? Va a chiederlo a tre rabbini, ma i primi due sono troppo evasivi, e il terzo non risponde: sta pensando, gli intima la segretaria con voce maschia.


Trailer originale di A Serious Man ("We're gonna be fine...")




La versione italiana ("Ne usciremo alla grAnde" copre il labiale dell'originale "We're gonna be fIne", anche se dal punto di vista della traduzione "Andrà tutto bene" era forse meglio...)


La grandezza di A Serious Man sta nel fatto che anche lo spettatore non ci capisce niente del dramma di Larry, proprio come Larry stesso. Per tre quarti del film ci aggiriamo smarriti chiedendoci cosa abbiamo fatto per meritarci questo. La fotografia brillante, certe inquadraure ispirate ai quadri di Hopper ci confondono ancora di più le idee. A un certo punto - diciamo dall'ultimo quarto in poi - le cose, lentamente, sembrano prendere il verso giusto. L'amante della moglie che ha un incidente mortale, un voto cambiato in meglio per lo studente coreano, i soldi presi per pagare i debiti contratti con gli avvocati, la moglie che si rifà viva al Bar Mitzvah del figlio, il terzo rabbino - quello più anziano - che ascolta Somebody to Love dei Jefferson Airplane (e scopriamo che "ogni verità si rivela una bugia"), la promozione che finalmente dovrebbe arrivare. Solo che nel cielo splendente di Minneapolis si allunga nera l'ombra di un uragano che non ha l'aria di riportare la gente in Kansas come nel Mago di Oz...
I Coen fanno riferimento al Principio di Indeterminazione di Heisenberg e al mancato sacrificio di Isacco da parte di Abramo in Genesi, 15-35 (c'è anche una riproduzione del quadro di Caravaggio in una scena). Ogni indizio ci parla dell'impossibilità di trovare il famoso "senso della vita" , siamo sotto il segno dell'incertezza più assoluta, - infatti molti spettatori sono rimasti delusi se non in...ati da questo film, semplicemente perchè non ha un finale. Il terzo rabbino consegnerà la radiolina sequestrata al figlio di Larry,non a suo padre, ed è come se Dio in persona risparmiasse Isacco dall'essere sacrificato. La nitidezza delle immagini si contrappone alla confusione in cui si agita il protagonista, e non c'è bisogno di essere edotti sull'ebraismo per capire lo stato d'animo in cui si agita il prof. Gopnik. Come lo sceriffo in Non è un paese per vecchi, Drugo Lebowski o il barbiere de L'uomo che non c'era, Larry (interpretato da Michael Stuhlbarg)è un altro personaggio del bestiario coeniano che tenta di capire il mondo che gli sta intorno e perchè il mondo si rivolta contro di lui per poi ritornare indietro sui suoi passi senza causa apparente.

E poi ricomincia daccapo.

Un po' come la bobina del Minicinex.

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Lucatiè, facciamoli neri!

Compra a poco e vendi a molto (anche a Natale)...



Uno dei piaceri del Natale è quello di non vedere in televisione le solite facce. Lo so, ora ci sono i canali satellitari e volendo si potrebbe evitarli - tanti lo fanno - , ma il brivido di accendere l'apparecchio televisivo (primo telecomando, telecomando del decoder, tre secondi di sintonizzazione, "Dove @&**!^ sta il primooooo?") e non vedere di default Carlo Conti o Bruno Vespa è troppo seducente per tirarsi indietro. La sera del 24 arriva quello per cui avete atteso tutto l'anno: Una poltrona per due, ossia Trading Places (1983) di John Landis con il trio Dan Aykroyd - Eddie Murphy - Jamie Lee Curtis, seguito da Natale in casa Cupiello (1931) di Eduardo nell'edizione televisiva del 1977. Il film di Landis è il perfetto incrocio fra il Pigmalione di G.B.Shaw e Il principe e il povero di Mark Twain, partendo da La vita è sogno di Calderòn de La Barca . La storia del ladruncolo Billy Ray Valentine (Murphy) che, a causa della scommessa dei due fratelli miliardari Duke, scambia involontariamente la propria vita con quella del ricco agente di cambio Louis Winthorpe III ( Aykroyd) e diventa il nuovo mago di Wall Street mentre il secondo discende via via tutti i gradini della scala sociale è narrata in modo a dir poco perfetto, con un occhio agli stilemi delle screwball comedies degli anni '30 - '40. Il film è diviso idealmente in tre atti: 1) la Scommessa dei due fratelli Duke; 2) l'Ascesa di Valentine e la Discesa di Winthorpe; 3) lo Svelamento dell'inganno e la Vendetta ai danni dei Duke.




Il finale di Una poltrona per due , dove Valentine e Winthorpe si vendicano degli dèi.

Quello che colpisce di tutta la storia, al di là degli elementi di critica sociale (non dimentichiamo che il film è stato girato in un momento in cui il mito dello yuppie e dell'alta finanza era ben vivo e vegeto, Wall Street di Oliver Stone arriverà solo nel 1987), è la consapevolezza che la vita che noi consideriamo "autentica" può essere in realtà quella falsa quando il Destino o una scommessa ci mettono lo zampino. Anche Luca Cupiello (il personaggio interpretato da Eduardo nella sua commedia) ritiene che l'unica vita degna di essere vissuta sia il presepe che indefessamente sta costruendo per Natale. Cerca di convincere figlio e moglie della bontà del suo progetto, ma nel corso della commedia verrà crudelmente smentito, buttato in pasto alla realtà. Nell'ultimo atto è regredito per il dolore a uno stato pre-infantile, domanda per l'ultima volta sul letto di morte al figlio Tommasino "Te piace 'o presepe?" e si sente rispondere, stavolta, di sì. quella di Luca Cupiello è una vita immaginaria - per tutta la commedia non fa altro che evitare di capire che la sua famiglia non è "un presepe". Tuttavia non si vendicherà nei confronti di chi gli ha buttato in faccia la realtà, bensì morendo crederà ancora più disperatamente nella "sua" realtà, convincendo anche il figlio riottoso .




Il finale di Natale in casa Cupiello , dove Luca morente abbraccia i figli.

Entrambe le opere fanno uscire e rientrare i loro personaggi dalla loro vita, ed è forse anche per questo che vengono trasmesse e ritrasmesse in un periodo "fuori dalla realtà" come quello Natalizio.

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Come fare un albero di Natale

Una guida "for dummies" per preparare un albero di Natale medio, fatta da chi, quel giorno - e anche gli altri anni precedenti - C'ERA.

Colonna sonora: Don't Look Down di The Divine Comedy (intro) dall'album Promenade

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Souvenir d'Italie

Quando i souvenir non facevano male...



Mio zio aveva un negozio di fiori. "Fiori e cose belle" diceva la scritta bianca sulla tenda blu del negozio. Fra le cose belle si potevano ammirare delle composizioni di fiori secchi e riproduzioni minuscole dei principali monumenti d'Italia.
Fra le leggende che circolavano nella famiglia di mia madre spiccava quella del famigerato Rappresentante all' Ingrosso di Souvenir, che si appellava sempre al nome della sua mamma per vendere la sua mercanzia - mio zio soleva nascondersi terrorizzato nel laboratorio del negozio lasciando a mia madre l'ingrato compito di fronteggiare l'infausto venditore. Fra i souvenir,
oltre a quelli più "seri", c'era anche una serie di riproduzioni in ceramica dipinta a mano di un minuscolo WC con una composizioncina di fiori secchi che usciva dall'interno, e la terribile scritta sulla tavoletta: saran potenti i principi / saranno grandi i re / ma quando QUI si siedono / son tutti come me! (erano articoli molto venduti a quei tempi) . Per non parlare della Confezione di Lusso, dove in una scatola trasparente alloggiavano un'orchidea con il gambo mozzato nella fialetta piena d'acqua, un Colosseo di polvere di marmo pressata e del Verde - nome scientifico Asparagus Plumosus - tutt'intorno.
Le riproduzioni in piccolo dei monumenti soddisfano, si sa, la nostra sete di cultura a poco prezzo: sono un brillante compromesso fra la voglia di portarsi via un pezzo di vestigia e il dovere di essere eruditi sulle civiltà che abbiamo visitato. I souvenir sono indicati anche come il simbolo più nefasto del Cattivo Gusto estetico, qualcosa di cui vergognarsi, che ci fa sentire tutti degli squallidi turisti invece che dei raffinati viaggiatori, i quali magari non comprano souvenir ma si fregano qualche antico coccetto per poi parlarne con nonchalance anni dopo.
Questo senso di familiarità e simpatico squallore che si porta appresso il souvenir ha una conferma nell'incidente capitato a Silvio Berlusconi a Milano. Normalmente gli attacchi esterni alle persone di potere avvengono in tre modi:

1) satirico - gettare una torta o monetine in faccia, mostrare parti intime e/o gridare cose sgradevoli in faccia al potente di turno.
2) sessuale - mandare su nello studio o in camera del potente una o più bellissima/e e molto convincente/i arma/i del sesso opposto (o anche no)
3) definitivo - agguato con cecchino appostato sul terrazzo. Bomba a mano gettata durante uscita ufficiale. Auto piena di tritolo fatta saltare a distanza.
Ora, il lancio di un Duomo di gesso in quale contesto si colloca? L'arma, come abbiamo stabilito, è vagamente ridicola. Una torta alla panna è già più istituzionale, si vede che il destinatario del lancio è considerato seriamente. Per non parlare del fucile col silenziatore. Tutta la scena del lancio del souvenir, che dovrebbe avere l'epicità del filmino Zapruder
che colse gli ultimi istanti di vita di John Kennedy, sembra inventata invece da Bruno Vespa, cantore dei modellini in scala delle nostre angosce. E se fosse il souvenir il contrappasso per un modellino di Paese ?

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T'a vò fa fà 'na foto?

I' metto a ffòco e...tà!


Nel mio post precedente il demone del sesso (e del sessismo) aveva preso il mondo del Lotto. Ora un annuncio sulle nuove fotocamere digitali Fuji mostra i desideri segreti di uomini e donne di fronte alla macchina fotografica.

L'occhio fotografico, da quando fu inventato nel 19° secolo ha sempre suscitato appetiti insaziabili. Prova ne è la famosa canzonetta comica napoletana scritta nel 1947 Fatte fà 'a foto , dove lui non vede l'ora di usare la Kodàk per fo...tografare lei. Forse è a questa canzone che devono avere pensato i copy della campagna Fuji per l'ultima digitale:


vediamo un volto diviso in due e perfettamente combaciante, maschio a sinistra, femmina a destra. Dalla parte sinistra, apprendiamo cosa vuole l'uomo da una macchina fotografica:


Vorrei uno zoom lungo e un sensore innovativo...


Naturalmente il lato "orizzonti della scienza e della tecnica" appartiene sempre all'uomo. Questa volta però la compatta si è trasformata nelle intenzioni dei pubblicitari in un prolungamento della potenza virile. Ve l'immaginate uno che si vanta dicendo: vieni a casa mia, non faccio per dire ma ho lo zoom lungo e il sensore innovativo? La povera vittima si ritroverà a dire a sua volta, per non sfigurare,


vorrei fosse piccola, sottile e raffinata...


E qui le ipotesi si sprecano. Se lei la vuole piccola e sottile, come fa lui con lo zoom lungo e il sensore innovativo? Viene fuori una situazione come quella illustrata ne L'occhio che uccide ?


Alla fine arriva la domanda:

pensavate che prestazioni e bellezza non potessero coesistere? Come dire: pensavate che chi ha fatto il liceo classico non riuscisse a montare una mensola? Quello che sconcerta di più in questa riedizione di stereotipi anni '50-'60 - ricordo una vecchia pubblicità del trapano Black&Decker che appariva sul Monello, dove una moglie guardava ammirata il suo uomo impugnare detto trapano come James Bond la sua pistola - è che alla donna tocchi sempre desiderare l'involucro invece del contenuto. Involucro e contenuto inoltre si fanno qui esplicita metafora sessuale sull'immagine di un volto diviso in due (X e Y in ciascuno di noi? Allusione a via Gradoli?). Insomma, se volete acquistare una macchinetta digitale per riprendere a Natale i parenti venuti a trovarvi, non cominciate a disquisire poi sul vostro zoom che "centrerebbe una mosca a un Km di distanza", o di quanto ce l'avete raffinata: potreste far insospettire.

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Quando i sogni non sono uguali per tutti: il caso 10 e Lotto

A proposito della giornata mondiale contro la violenza sulle donne di una settimana fa, la campagna su stampa del 10 e Lotto presenta due annunci inquetanti. Lo scopo della campagna è quello di mostrare delle persone normali che, dopo avere vinto al Lotto, inviano lettere ai loro "referenti"- aguzzini, mandandoli elegantemente a quel paese. In questo caso le persone sono due, maschio e femmina. Il maschio si trova all'aria aperta, in maglietta nera e i capelli (rossicci / al vento), dietro di sè una scogliera, accanto a sè una ragazza sorridente, forse l'indigena con cui ora sta dopo aver abbandonato la moglie. La foto è ripresa al tramonto, ed ha i contorni sfumati di certa fotografia che si poteva ammirare in film anni '70 di argomento "alternativo" . La lettera recita così:

Egregio direttore: con le pratiche che mi ha chiesto ho fatto un aeroplanino. Per ulteriori chiarimenti, mi trovo in Australia.



Quindi, cosa ha fatto questo signore una volta incassata la vincita? Ha perseguito il suo vecchio sogno, è andato in Australia non da povero emigrante come Alberto Sordi in un suo celebre film ma da fiero Expat. L'impressione che se ne deriva è quella di un uomo che ha in pugno il suo destino e che intende ricostruirselo agli antipodi.

La femmina non si trova all'aperto, ma nel chiuso di una palestra, - anche se le finestre sono ampie, segno di health club danaroso e non dopolavoro affogato in un seminterrato condominiale -. Non è fuggita in Australia e non manda il suo capufficio a quel paese, ma ci tiene a comunicare al suo "ex" ( che si era dato il famigerato "periodo di riflessione" ) che, grazie alla vincita al 10 e Lotto, lei si è regalata

...4 personal trainer. Se hai voglia di rivedermi, conservati questa foto.


La stessa ragazza posa in abbigliamento "palestra-succinto", con calzoncini stretch e top-brassière dello stesso celeste della bottiglia, che lei tiene in mano con aria maliziosa. L'ispirazione stavolta sono gli anni '80 del film Perfect con Jamie Lee Curtis
e dei video aerobici di Jane Fonda. Da queste due visioni si evince che:

l'uomo, quando vince una grossa somma di denaro, mollerà tutto e tutti andrà lontano lontano. Con un' (altra) donna al suo fianco, che lo guarderà adorante. Vendetta di alto profilo, che serve a soddisfare sè stessi.

La donna, quando vince una grossa somma di denaro, non si sposterà geograficamente più di tanto, ma penserà solo a farsi bella e a soddisfarsi sessualmente in modo plurimo alla faccia dell'ex. Vendetta di basso profilo, che serve a soddisfare l'immagine che gli altri hanno di te.

A voi le conclusioni.