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Jarvis for Beginners


Non scrivete romanzi, una lista della spesa è meglio...


Nell'ambito delle celebrazioni jarvisiane in occasione del suo 47esimo compleanno, pubblichiamo un video che farà contenti quanti desiderano muoversi come lui ma non sanno da che parte cominciare. Sono esercizi ottimi per sgranchire braccia e gambe, e possono essere d'aiuto in caso di cattivi incontri (una gomitata o una ginocchiata "alla Jarvis" data nei punti sensibili puo mandare il malintenzionato al Pronto Soccorso, per non parlare del mortale Lancio degli Occhiali). Avvertenza: non tentare di fare i salti da un punto più alto se non avete un terreno valido su cui atterrare -vi partirebbero le caviglie all'istante). Non è necessario essere magri e sdutti come il Nostro, anche se una giacca vintage ben tagliata aiuta a creare la confidenza necessaria.
Il video è in realtà un'antologia-tributo di video e filmati YouTube a cura di Brit pop88 su Love is Blind tratta dall'abum dei Pulp Separations (1992):



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Il negozietto delle sexy cravatte


Il negozietto supremo:
Méliès venditore di giocattoli (foto di Henri Cartier-Bresson)

Allo stesso modo in cui non esistono più le mezze stagioni (signora mia), non ci sono più i negozietti di una volta. Il negozietto era un esercizio commerciale di minuscola cubatura, situato prevalentemente nelle zone centrali o semi-periferiche, tenuto generalmente da signore o signori in là con gli anni: questi ultimi li trovavi incatramati dietro al bancone - perchè il negozietto era una specie di bunker antiatomico dove, al posto delle razioni K e delle maschere antigas c'erano le merci stipate sino al soffitto. Un negozietto celebre era una cartoleria vicino alla basilica di Santa Maria Maggiore a Roma - ora sostituito da un cambiavalute - tenuto da un signore di un'età sconosciuta ma che si sosteneva risalisse alla fondazione del palazzo dove detta cartoleria stava, che forniva di fogli protocollo il vicino liceo classico Albertelli . Chiunque osasse entrare lì dentro si sentiva quasi soffocare dalla quantità di quaderni e fogli di carta non ancora griffati e progettati come caramelle. Ci dovevano essere anche penne, calamai e carte sughe in qualche scatolone in alto, tutti ne erano convinti, magari stavano lì dall'epoca del Cuore di De Amicis...
Ora, come già detto, i negozietti non esistono praticamente più, vuoi per motivi di affitto, vuoi per obsolescenza sia delle merci che dei negozianti stessi (alla fine diventano entrambi polvere come il conte Dracula al mattino) :



Sopravvivono tuttavia - non si sa per quanto - dei negozietti con annesso/a negoziante, e uno di questi è una rivendita di biancheria intima ed altri oggetti che poi andremo a spiegare. Dicasi "biancheria intima", non "underwear" o peggio ancora "intimo", che sembra ti vogliano vendere l'anima di qualche dannato a scelta. Negli store di intimo ci sono i mezzi manichini che girano su sè stessi, a mezzo metro di distanza l'uno dall' altro, per far ammirare la spasmodica bellezza di mutande e reggiseni incollate a candidi ed inverosimili sederi e seni di plastica. Qui la vetrina si presenta così:






















E uno si chiede: dove sta l'intimo? Vi sono, è vero, due locandine del reggiseno invisibile Lovable e delle calze SiSi, ma l'enfasi della vetrina, illuminata come un ex-voto, sta nelle ignobili casacche di maglina a fiori "professoressa in pensione", nei cappelli a tesa larga di paglia e di stoffa "romantica donna inglese", nei monumentini in gesso messi in basso a destra "a te pensai / questo ricordo ti portai " (o "in testa ti lanciai" se si tratta del Presidente del Consiglio).
Nel bailamme di cappelli- casacche - ricordini si nota a sinistra della foto alcuni scampoli di stoffa lucida. Ecco, quelle sono le cravatte. Si capisce che vengono da un altro mondo, al di fuori delle riviste di moda o di tutto quello che noi riteniamo "elegante" e "appropriato".























Le cravatte già nell'altra vetrina erano abbastanza inquietanti nel loro acrilico splendore finto-seta, ma in questa si vede la loro doppia personalità: sono stampate sul retro con immagini di signorine discinte in varie pose. Sotto di loro, una confusione di gomitoli, matassine, slip contenitivi, passamanerie e fantasmini per i piedi. Una vertigine di cui solo i veri negozietti sono capaci: ci si chiede chi le compra, chi possa mai mettersi queste cravatte, quando e a chi mostra la donna nuda stampata sul retro (Ehi, psst... Vuole vedere qualcosa di piccante?), chi sono e come vengono reclutate le ragazze delle cravatte (Lavoro artistico nel campo della moda offresi, massima discrezione) , e soprattutto perchè le cravatte vengono messe in vetrina con degli oggetti che ne sviliscono il potenziale scandaloso. Mentre le ditte di biancheria fanno i salti mortali per rendere mutande e pedalini sempre più carichi di promesse, questa vetrina mette in scena senza volerlo l'intero ciclo della vita: le cravatte "birichine" a 8 Euro in cima (la gioventù), i gomitoli e le passamanerie al centro (l'età matura), le camelie di stoffa in fondo (la vecchiaia e la morte). In mezzo i fantasmini, perchè i piedi, donne nude o meno, dalla culla alla tomba fanno sempre male.

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Rah-rah-rama-rama for dummies

La "versione casareccia" di molti video musicali è probabilmente figlia del famoso "gioco dei mimi", croce e delizia di molte serate in società. Si giocava in due squadre: una doveva mimare il titolo o la scena di un film e l'altra doveva indovinare di che pellicola si trattava. Ne risultavano dei tentativi disperati di incapsulare l'essenza di una pellicola in una serie di gesti o azioni, fra le risate generali. Con l'avvento del video - e delle videocamere con annessi programmi di editing sempre più sofisticati - i gruppi di persone che si dedicano a versioni ridotte ai minimi termini di celebri pellicole sono aumentati in maniera esponenziale, tanto da ispirare al regista Michel Gondry il film Be Kind Rewind (Gli Acchiappafilm) , dove i gestori di un videonoleggio "ricreano" tutti i film in casa a causa della improvvisa smagnetizzazione dei nastri VHS del negozio:


Il cinema però comincia ad essere un mezzo dall' appeal troppo "alto" per poter essere manipolato a piacimento dal popolo (non a caso parodie e citazioni da film fanno sempre più parte della cultura semi-alta o alta). I video clip invece offrono - fin da quando sono nati per lanciare le canzoni - una miscellanea di stili e suggestioni che mastica e deglutisce il linguaggio cinematografico, suo referente "alto", per poi risputarlo in faccia all'utente assieme al brano. Finchè il dominio di MTV in televisione era totale ci si limitava a fruire dei vari video, facendo così conoscere ad un'intera generazione le meraviglie del montaggio cinematografico discontinuo . Con l'avvento del Web le occasioni di guardare i filmati musicali si moltiplicarono a dismisura, mettendo alla portata di chiunque un campionario di immagini e suggestioni inimmaginabile anche solo pochi anni prima. Alcuni spettatori, proprio come nel film di Gondry, hanno iniziato a "far propri" questi filmati, producendosi così in performance spericolate fra l'armadio e il letto, come fa questo danzatore con Single Ladies (Put The Ring On It) di Beyoncè:


La fase successiva dell'omaggio è la parodia, in questo caso la versione romanesca di Single Ladies (Bello che te credi) con un uomo e due donne (?):


Elementi essenziali per il "possesso" delle immagini sono una forte immagine, come la coreografia del video, volutamente ispirata a Mexican Breakfast coreografata da Bob Fosse:


Nel caso di Bad Romance di Lady Gaga, le immagini e i pezzi di coreografia si susseguono senza una logica apparente non consentendo alcuna sintesi umoristica; l'unico "gioco" permesso era quindi il rifare passo passo "in scala" quanto proposto dalla signorina Germanotta secondo il metodo illustrato dal film di Gondry:


In Baddest Romance vi sono delle soluzioni molto ingegnose ai problemi causati dalla scenografia dell'originale, come le capsule diventate cestelli portabiancheria (0:31):

E' interessante come il ruolo di Lady Gaga venga preso da più persone, come se la cantante venisse recepita più come "idea" che come personaggio al quale viene richiesto di mimare il testo della canzone. Ecco un primo piano (1:16):
Ed un altro primo piano, verso la fine. Qui Gaga è una ragazza dall'espressione triste (4:08): Il momento più spettacolare è senza dubbio la simulazione della "pioggia di cristalli", originariamente aggiunti in post-produzione e qui legati a cavi trasparenti che pendono a loro volta da un ampio cappello-cupola tolto dall'inquadratura (3:17) Insomma, se il tempo fuori non è buono (come a Ferragosto in questi giorni) e la noia vi assale, invece di fare il solito gioco dei mimi procuratevi delle suppellettili e masserizie varie, una video camera e un computer per il montaggio e divertitevi! Tutti (Beyoncè e Lady Gaga in primo luogo) vi ringrazieranno...

Ehi, chi porta lo scheletro?




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L'ora effettiva


Proviamo anche con Dio, non si sa mai...
(Foto ed elaborazione di Tamcra)



Il treno n°---- in arrivo da --- subirà un ritardo di 23 minuti . Ci scusiamo per il disagio.

Quando si stabilisce di venire a prendere qualcuno alla stazione, anche se si conosce la provenienza e la tipologia del treno in questione, anche se si viene a sapere il numero del treno e il binario in cui terminerà la sua corsa, ci si sente comunque pervasi da un senso di inquietudine. Forse perchè in un grande snodo si vedono tanti binari e tanti treni, ma vedere anche TANTE persone tutte assieme in uno stesso posto a NON fare la stessa cosa ti angoscia non poco.
Entrando nella stazione si passa la prima parte composta dai gruppi buttati per terra attorno alla libreria e dalle file davanti alle biglietterie. Dirigendosi risoluti verso il piazzale antistante i binari, i movimenti diventano di tre tipi:

Avanti/indietro: sono i passeggeri in attesa di prendere il treno.

Immobili: sono tutti quelli che aspettano i passeggeri scendere dal treno.

Da destra a sinistra: i vagoncini che portano le vettovaglie sui treni. Quest'ultimo movimento va ad una velocità doppia rispetto al primo elencato, come se fosse indipendente rispetto agli altri due.

Fra questi tre movimenti pulsano le monadi costituite da individui leggermente ricurvi, le maniche lunghe a ricoprire le braccia in piena estate. Ad un esame approfondito si scopre che manca loro un po' di denti. Con tutto questo vogliono sempre i soldi per comprarsi un panino, e vedendo la durezza media dei panini da stazione ci si chiede perchè vogliano così male ai loro denti mancanti. Dopo di loro arrivano i punkabbestia
con gli anelli e i cani, ma abbiamo già dato. I punkabbestia si ritirano al binario n° 1, pronti per riattraversare in diagonale lo spiazzo, come l'Alfiere nel gioco degli scacchi.

L'unico elemento fermo per forza è il ferroviere addetto alle informazioni dietro al gabbiotto. In mezzo al rumore infernale dei treni in arrivo e in partenza ci dice a che ora arriva cosa a ciccione accaldate con i cappelli di paglia e tizi col trolley e il foglio in mano con la prenotazione (i peggiori). Ci si avvicina al gabbiotto chiedendo, appunto, spiegazioni, citando l'ora di partenza, il tipo di treno, l'ora di arrivo, in che vagone ci si è pren... Risposta senza alzare gli occhi dal terminale: Qual'è il numero del treno? Non prendendo treni non ci si rende conto che ogni convoglio ha un numero riportato sul tabellone. Si balbetta: dovrebbe arrivare alle cinque e mezza... Allora se è quello porta ritardo. Sul tabellone compare infatti la cifra del ritardo sotto "ora effettiva" . L'informatore fino a quel momento immobile in mezzo al frastuono fa un salto: è stato salutato con un urlo da uno dei guidatori dei vagoncini. Si ritorna dietro la linea blu, e davanti a noi si staglia la passeggera più temibile: capelli bianchi, vestito di cotone a fiori in mezzo a mise da simil-veline che la maggioranza muliebre ha adottato dai sei ai sessant'anni, sandali di pelle incrociata a mezzo tacco, borsa-valigia stretta in mezzo alle gambe, chiama i nipoti con il telefonino a scatto e scruta l'orizzonte tenendo il braccio libero con la mano sul fianco da cui pende il ventaglio dipinto a mano di squisita fattura cinese. Neanche gli sdentati con le maniche lunghe osano avvicinarsi a lei. Dopo un po' arriva sobbalzando trafelata la figlia o nipote, abbronzata e rivestita di maglina elastica con una bottiglietta d'acqua in mano. La passeggera la guarda come se avesse fatto del suo meglio, ma non si fosse applicata abbastanza.
Nel frattempo il tabellone degli arrivi e delle partenze comincia ad esercitare sui passeggeri un fascino ipnotico; infatti parecchi si fermano e guardano in alto, come se dovessero aspettarsi gli alieni scendere dagli Eurostar. Si osservano le due colorazioni sul tabellone per indicare il presunto orario d'arrivo e quello (arancio) reale. Ci si aggrappa all'arancio effettivo che nel frattempo viene raggiunto dall'ora reale, e a quel punto ci si chiede che fine abbia fatto il treno. Viene in mente una canzone per bambini che Christian De Sica cantava un po' di tempo fa e che faceva Viaggia senza orario / senza itinerario / và / trenino / và. Quando la mente arriva a ma c'è chi dice che va a caffè / a lecca lecca, a creme caramel il tabellone ha sonvolto le cifre e finalmente compare la Prova dell'arrivo del Treno: il numero del binario.

A noccioline / a gomma americanaaaaa !!!!!

A dispetto di quanto fanno vedere i film romantici, quando arriva il treno in stazione - dev'essere un ricordo ancestrale di quando la gente si spaventava a vedere il treno dei Fratelli Lumière arrivare alla stazione di La Ciotat -



non bisogna MAI andare incontro ai passeggeri che scendono dal treno. Il pericolo infatti è che chi viene incontro ai vagoni e chi esce dai vagoni stessi percorrano due linee parallele e finiscano per non vedersi. Bisogna aspettare il passeggero a piè fermo, dovesse portare sei valigie con sè. Al massimo, aggirarsi con un cartello con su scritto il suo nome, che fa molto international hotel. Quando finalmente scendono i primi passeggeri, hanno sempre l'aria di chi ha passato sofferenze inenarrabili. Si trascinano sacche valigie e trolley nella luce radente del pomeriggio, sudati, accaldati, la maglietta a penzoloni. Quando hanno varcato la linea blu e dopo aver scansato i vagoncini con le vettovaglie che viaggiano in perpendicolare si ricongiungono -alcuni- ai parenti, altri si attaccano al cellulare, altri ancora sciamano via.
Alla fine si trova dopo un buon quarto d'ora la persona che si cercava: è ancora più acciaccata degli altri, tiene per mano il suo bagaglio e immediatamente si pensa se non si è scordato niente sul vagone. Con gli occhi si soppesano le cerniere della sacca: no, sembra tutto in ordine. Si prende finalmente in consegna il passeggero e il relativo bagaglio e si cammina in linea retta verso la fine della stazone. Gli sdentati in camicia e punkabbestia stanno per ricominciare il giro.



Un bel video della stazione Termini (Roma) vista dall'interno.

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Auguri John Landis!



In missione per conto di Dio...



L'uomo che ha reso celebri i nazisti dell'Illinois e il motto "Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare" e zombizzato Michael Jackson compie oggi 60 anni. Ecco un estratto da The Blues Brothers (1980) : Il ballo precursore delle coreografie di Mamma Mia! , del serial Glee e di tutti i Flash Mob, ossia Shake Your Tail Feather con Ray Charles alle tastiere (Non c'è niente che non va in questa tastiera...)




La stessa coreografia verrà ripresa in Thriller (1984) :



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I Frammenti del Calippo e della Bira


Un frammento del filmato

E 'stato rinvenuto un sensazionale documento visivo risalente alla prima metà del 21° secolo. Apparentemente si tratterebbe di una serie di domande e risposte interpretate all'esterno, in un luogo con molte persone vicino al mare forse utilizzato per riunioni di carattere religioso. Le domande sono poste da un uomo adulto a due fanciulle in abiti ed acconciature rituali, e sono tutte a carattere fortemente speculativo: il filmato in questione sembra essere stato girato in una piana sabbiosa, forse luogo consacrato alla Verità. Siamo riusciti a trascrivere quasi tutto il dialogo grazie ai nuovi sistemi di filtraggio e pulizia delle immagini in movimento antiche.





FRAMMENTO 1:

Interrogante: Fa caldo… (1)
Fanciulla 1: Sì troppo… Cioè stamo tipo a ffà ‘a colla (2) , fa troppo caldo… Ma che mme stà a ripijià? (ride) Famme quarche domanda…

Interrogante: Te l’ho chiesto, allora: come resisti al caldo?
Fanciulla 1: Che ne so, me vado a ffà ‘na doccetta llà, perché ar mare dopo pizzica tutto…
Interrogante: Fino a quando resisti? (3)
Fanciulla 1: Eh n’oretta…no neanche, te devi annà a ffà subbito ‘r bagno, lavà ‘a capoccia, te pija subbito ‘n insolazzione.

(1) Questa frase è l'elemento formulaico del frammento 1.

(2) La risposta stamo tipo a ffà 'a colla ha suscitato molti dubbi da parte degli esperti linguistici sul suo vero significato. In quel periodo è certo che i riti religiosi estivi includevano lo stare immobili in adorazione di una divinità legata ai culti solari: tuttavia non si capisce se la colla di cui si parla fosse secreta proprio dalle fanciulle durante detti riti - e per questo venivano venerate come sacerdotesse - oppure se in realtà fosse il termine Faacolla , o luogo ove si svolgevano i riti. Questa seconda ipotesi sembra essere avvalorata dalla terza frase Ma che mme stà a ripijià? che potrebbe essere la Domanda iniziale del rito - le sacerdotesse vengono ripijate, ossia osservate durante il Rito. A questo segue infatti l'invito Famme quarche domanda…

(3) L'Interrogante chiede a questo punto alla Fanciulla 1 quando il Sole darà un Segno di sè sulla sua pelle, e la risposta accenna a sacri lavacri per non incorrere nella Sua ira divina (lavà ‘a capoccia).

A questo punto vi è un'interruzione che non è stato ancora reso possibile restaurare; l'Interrogante deve aver posto un'altra domanda alla Fanciulla 1 alla quale ha risposto qualcosa (purtroppo non si è riusciti a ricostruire l'audio a questo punto):

FRAMMENTO 2 :

Interrogante (rivolgendosi alla ragazza 2) : E tu?
Fanciullla 2: Io pure ‘r Calippo (4) , poi se sémo prese à bira… (5)
Interrogante : Ahi ahi ahi ahi ahi, la birra non va mica bene! (Audio perduto)
Fanciulla 1: ‘Na bira ghiacciata…
Fanciulla 2: E vabbè, mejio de gnente, dài, su… Poi ar mare uno se deve divertì, se deve (5) . Pè ffòrza, arivederci! (6)

(4) Stavolta parla la Fanciulla 2, forse la seconda officiante, che afferma di avere pure ‘r Calippo. Questa è senza dubbio la parte più controversa del Frammento 2. Cosa o chi è Calippo? Il nome segreto del dio che adoravano in quel dato periodo storico (recenti ritrovamenti mostrerebbero dei frammenti visivi con dei fanciulli correre con degli oggetti con su scritto, appunto, Calippo fra le mani: una rappresentazione dei succitati culti probabilmente dedicati alla fertilità) ? Oppure, scomponendo la frase si ha Pu Rer Cal Ippo , che secondo recenti studi altro non sarebbe che A Te Mio Signore nella prima parte.

(5) Nella seconda parte si ha 'A bira o Abira , un' invocazione alla dea dell'abbondanza.
L'Interrogante sembra prima negare - sopraffatto simbolicamente dalla sua potenza - poi chiedere le qualità di Abira, procedendo con il rituale. La Fanciulla 1 risponde ghiacciata, ossia proveniente dal Profondo e Freddo Buio per dissetare i fedeli con la Conoscenza.
La Fanciulla 2 riprende la formula affermando (5) ar mare uno se deve divertì, se deve… Pè ffòrza. Questo è senza dubbio il momento più alto della cerimonia, che mostra il Volto della Verità e la fine del rito della Speculazione (arivederci! )

la scoperta e decrittazione dei Frammenti 1 e 2 getta indubbiamente una luce nuova sui culti religiosi dell'inizio del 21° secolo.
Vi sono sovrapposti alle immagini dei segni corrispondenti a lettere di un alfabeto sconosciuto la cui decrittazione sarà una delle prossime sfide.

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Il mondo di Stella Marrs

Questa macchina uccide i fascisti



Stella Marrs è un'artista americana che usa tutta l'iconografia "bassa" della pubblicità anni '50-'60 per creare sottili e geniali contrasti con messaggi politici nel senso più ampio del termine. Questo metodo, di ispirazione surrealista - spiazzare il pubblico che si aspetta un determinato messaggio appiccicato alla sua immagine - ha in Stella Marrs una valenza molto ironica e sferzante: quando si vedono due signore in una foto sgranata in bianco e nero non ci si aspetta certo lo slogan:

Ognuno sembra normale finchè non lo si conosce


l'immagine pubblicitaria anni '50 ha assunto col passare dei decenni una carica "rassicurante", come se fosse essa stessa testimone di un paradiso perduto. Film come Pleasantville hanno sfruttato a dovere questa ambiguità (due ragazzi si trovano intrappolati in un serial TV, appunto, degli anni '50 per scoprire che la vita non era tutta rose e fiori).




Il gioco della Marrs è appunto quello di perturbare questo mondo fatato con slogan puntuti ed affermazioni filosofiche; molta attenzione è data al mondo delle donne - bamboline intrappolate in un'epoca remota che però ci danno filo da torcere guardandoci negli occhi e costringendoci a porci delle domande:



D: Perchè mai le donne non hanno il pene?

R: Perchè le donne pensano col cervello.



Questo che segue è un video omaggio all'arte di Stella Marrs. La colonna sonora che lo accompagna non poteva che essere qualcosa di altrettanto spiazzante: l'inno grunge Smells Like Teen Spirit dei Nirvana soavemente rifatto in chiave Las Vegas / cha-cha-cha da Richard Cheese e i suoi Lounge Against The Machine .


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Supporti estivi per donne lavoratrici


Copriti, svergognata!


Da piccola, diciamo verso i dodici-tredici anni avevo un completo estivo elegante - all'epoca si diceva "Più impegnativo" - in cotone grezzo, composto da una gonna lunga e svasata in fondo ed un top a forma di gilet senza maniche -. Me lo aveva comprato mia madre nella segreta speranza che il circondarmi di abiti più femminili contribuisse allo sbocciare della mia, di femminilità, sinora limitata al famigerato "periodo mensile". (Era ancora scossa dalla mia ferrea determinazione, qualche mese addietro, a voler comprare un micidiale pullover color biscotto ). Comunque, entrambe ci accorgemmo che il pezzo superiore del completo, il gilet, era troppo scollato, o meglio, non sarebbe risultato scollato se non fosse stato per il fatto che alla mia età il mio petto era già discretamente formato e premeva minaccioso contro la stoffa. L'incubo di ogni stilista: la carne che si vuole far uscire dalla porta dell' "eleganza", rientra dalla finestra della sessualità in crescita esponenziale spostando ogni centimetro di stoffa come succede sempre all' Incredibile Hulk.
Soluzione al problema: un centrino di pizzo beige, ricavato da una vecchia bomboniera - la cannibalizzazione delle bomboniere era una cosa che si usava molto in quegli anni, i veli di qui, i nastrini di là - sagomato e cucito in mezzo alla scollatura, con tre automatici nascosti per l'apertura. Voilà. Potevo indossare il completo senza morire dalla vergogna o fingere una scoliosi (Stai dritta con le spalle!).
Questa introduzione per un prodotto che si è affacciato sul mercato inglese quest'anno, finendo per essere commentato addirittura dal serio quotidiano The Guardian (Modesty panels: the solution to low-cut top disasters?) (I davantini sono la soluzione ai top troppo scollati?) . In sostanza, questi pezzi di stoffa asportabili a piacere sono la risposta ad un disagio crescente delle donne britanniche che, data l'ondata di caldo - ben 30° !!! - sono costrette a mettersi qualcosa i più consono alle alte temperature, ma :
a) trovano abiti estivi adatti alle vacanze ma non ai luoghi di lavoro
b) detti abiti - top, camicette - sono troppo rivelatori per le misure femminili britanniche.
a questo punto il mercato se n'è uscito con due interessanti invenzioni, o riedizioni di vecchissime idee:
1) Il Bosom Button , o spilla da petto, ideale per fermare le scollature
troppo ardite senza dover ricorrere alla spilla da balia (che tra l'altro
rovina i vestiti), pezzo forte della ditta What a Girl Needs
(quello che una ragazza vuole), incrocio fra Sex and the City ed il catalogo
Gli Introvabili di Euronova . Se il bottone non basta, ci sono anche i
Liftits o adesivi alzatette ( Per un'aria vivace senza reggiseno! )
2) Il Modesty Panel , o davantino in pizzo per coprire, appunto, la modesty della donna lavoratrice e non. Da notare sul catalogo della S & S Enterprises Ltd. il capolavoro di diplomazia: si fa vedere la classica sequenza prima/dopo la cura, ma il petto della prima foto è un classico petto un po' cascante, come a dire: vi dovete mettere il panel non per evitare eventuali sguardi vogliosi sul vostro decolletè, ma per evitare gli sguardi di commiserazione sulle vostre bisacce sgonfie.
I commenti all'articolo del Guardian sono perlopiù indirizzati verso una blanda
critica alla mancanza di volontà politica da parte delle ditte di abbigliamento
a creare dei "sopra"che vadano bene a tutte. In realtà le ondate di caldo, come pure i paesi più caldi, mettono sul piatto dei problemi enormi in fatto di abbigliamento e "morale": se col freddo te la cavi con uno o più strati di stoffa, che fare se con l'afa ti scopri ma non hai la rassicurante "tavola" delle modelle a cui è concesso indossare tutti i nude look possibili senza indurre troppo in tentazione? Davantini, bottoni birichini ed ex-bomboniere sono una specie di tranquillante per evitare di porsi troppe domande e tirare avanti giorno dopo giorno (anche e a pensarci bene un bottone piazzato nel posto giusto può ottenere l'effetto opposto) , ma chi ci dice che questa sia la strada giusta?


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PAAATROCLOOOOO!!!!!!

Chiàppala! Chiàppala! Bracardi, Boncompagni ed Arbore (Marenco non c'è)



Quattro giorni fa è stato celebrato un po' in sordina il trentennale della prima puntata di Alto Gradimento. In onda sul Secondo canale Rai (allora non ancora Radio2) dal 7 luglio 1970, all'inizio si doveva chiamare - per ammissione dello stesso Arbore - Musica e Puttanate. Hanno intervistato a più riprese i due autori-creatori del programma, ma secondo me per rendere un dovuto omaggio a quello che è stato il programma più incredibile di tutta la radio italiana avrebbero dovuto chiamare a raccolta tutti i suoi affezionati ascoltatori nel corso degli anni. Alto Gradimento iniziava alle 12:30 con la sigla di James Last Rock Around The Clock . Subito questa sigla veniva subissata da uno tsunami di rumori, annunci dei grandi magazzini, versi animali eccetera mentre i due conduttori Renzo Arbore e Gianni Boncompagni cercavano di mandare avanti la trasmissione. Cosa c'è di strano? Tutti i programmi radiofonici, Rai ed emittenti private con velleità comiche hanno due persone a condurre e a darsi sulla voce. La questione è che Alto Gradimento fu il primo programma a fare tutto ciò nel 1970. Il parlare sopra i dischi trasmessi era all'inizio considerato un'escamotage da parte delle case discografiche per fare in modo di non far fare registrazioni "pirata" dalla radio. Arbore e Boncompagni aggiunsero una pletora di personaggi e personaggini che erano il contraltare surreale dell'italia di quegli anni. Personalmente ricordo La Tragedia di Raoul a cura del Poeta Marius Marenco
(parodia de La caduta degli dei di Luchino Visconti). Ecco la presentazione dell'aristocratica e mitteleuropea famiglia di Raoul :


Il contesso padro
La conta madra
Il cugino Wolfango
Le cugine Verbena e Beatrice
I cani
Alsaz l'alsaziano
Alan l'alano
e
Alban l'Albano


Alto Gradimento ha avuto per la cultura italiana la stessa importanza che ebbe il televisivo Monty Python's Flying Circus per quella anglosassone. Entrambe le trasmissioni partivano infatti da una concezione molto simile della realtà: un luogo da cui emergono brandelli di inconscio che diventano occasioni squinternate di riso. L'ascoltatore non "si riconosce" nei personaggi di Arbore e Boncompagni & C., non c'è la funzione tradizionale della satira che è quella di ridere dei difetti altrui mettendosi su un piano superiore e quindi giudicante. Il programma apriva tutti i giorni feriali (la domenica andava in onda dopo la celebre rivista radiofonica Gran Varietà ) il vaso di Pandora della realtà italiana di quegli anni: professori frustrati ed accademici titolati, studenti illetterati e colonnelli irriducibili, playboy sfigati e fidanzate sbatacchiate sul sedile posteriore dell'auto, segretarie del Nord, ladri del Sud e pastori dell'Est Italia, cuochi rumeni e scalpellini arabi che mandano tutti affangala, nostalgici di quando c'era Lui e nostalgici della Dolce Vita, esperti di canti popolari e teorici della bestialità dell'uomo, uccellacci con gli scarponi e rane di nome Anna Maria, astronauti spagnoli sperduti nello spazio e cronisti di provincia, poeti naif e letargici dirigenti Rai... Noi riconoscevamo ogni elemento come "nostro" perchè in qualche modo faceva parte del nostro ambiente, anche se non sapevamo bene come. Ogni intervento veniva intervallato poi da brani musicali in netta controtendenza rispetto alla vulgata di quegli anni; se andavano di moda l' "impegno" e i cantautori, A&B mandavano In The Summertime dei Mungo Jerry



o Rumore di Raffaella Carrà (allora, tra l'altro, fidanzata di Boncompagni!).



La mia preferita rimarrà Bensohurst Blues cantata da Oscar Benton,




(mia madre comprò il 45 giri a suo tempo), sorta di blues italo-americano con mandolini sullo sfondo che sarebbe piaciuto a Carmine Petriccione, temibile zio d'America di Arbore. Su tutto questo brodo primordiale - per citare un vecchio collega di Arbore, lo scrittore Riccardo Pazzaglia - un urlo ancora più primordiale squarcia l'etere, facendo tremare quanti lo ascoltarono
allora:



PAAAATROCLOOOOO!!!!!

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Calypso in the rain






Cha-cha-cha-cha-cha...



Ora il sole c'è, e il caldo pure. Sono già partti i primi telegiornali con i piedi dei turisti a mollo nelle fontane, i primi scellerati omicidi "dovuti al caldo", i primi, secondi e terzi consigli su quali costumi da bagno portare eccetera. Nel 1957 Classe di ferro, un film del genere "musicarello" che narra le vicende di un gruppo di commilitoni durante la naja fece vedere come si sconfigge la calura a colpi di calypso.
In questo film infatti c'è un balletto che ha dell'incredibile: i commilitoni che cantano sotto la doccia mentre una presenza inquietante rimane ferma con un asciugamano in testa in primo piano a sinistra. La regia alterna totali dell'infilata delle docce


a dettagli di piedi e caviglie pelosi che si muovono nell'acqua,



con primi piani dei militari felici in preda alla musica





- chi canticchia, chi fa il verso della tromba, chi si lava voluttuosamente - battendo le mani sulle maioliche al ritornello. La fila di militari in asciugamano che si agita al suono del calypso è così spontanea e allo stesso tempo fuori dalle regole da far pensare più alla Nouvelle Vague che ai "musicarelli".
Il testo della canzone che canta Fausto Cigliano nella scena è poi un metatesto, dato che racconta in pratica la nascita di una canzone. Si parte dal villaggio felice dove la gente quando piove canticchia il calypso (attacco disneyan-antropologico-culturale):

In Polinesia c'è
un'isoletta ancor
dove la gente se ne sta
beatamente appisolata in mezzo ai fior.
Pensa a far l'amor, amor, amor,
Pensa a far l'amor, amor, amor,
Non hanno il bagno, ma
Ciascun la doccia fa
Sotto la pioggia canticchiando allegramente
quel calypso che ha nel cuor
e che dice amor, amor, amor
e che dice amor, amor, amor

Arriva il demiurgo, ossia il cantante italo-americano Frankie Laine (la presenza del Mito Americano nel '57 è molto forte) :

Saputo questo fatto
sapete cosa ha fatto
il famoso Frankie Laine
ha fatto una canzone
un vero successone
che si chiama "Calypso In The Rain"

Cigliano ci informa che questo è il calypso "di Frankie Laine" (e i parolieri sono riusciti a fare rima con John Wayne nel ritornello successivo) che si canta "in the rain":


Cha-cha-cha-cha-cha
Questo è il calypso
Cha-cha-cha-cha-cha
Di Frankie Laine
Se c'è un sol che incanta
Non si canta
Perchè questo è il calypso in the rain

Ka-ka-ka-ka-ka
Fa la cornacchia
Ta-ta-ta-ta-ta
spara John Wayne
Ma se romba il tuono
io lo suono
Perchè questo è il calypso in the rain

Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh
(This is calypso this is calypso in the rain)
Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh Ooooh

La canzone poi prosegue in inglese, con tutti i militari che si agitano in fila vestiti solo con un asciugamano sui fianchi - e per il '57 è una vista abastanza osèe, considerato che il mondo militare è fatto da "uomini veri" che non danzano leggiadri il calypso - o forse possono permettersi di ballarlo proprio perchè sono uomini veri, ed è per questo che questo balletto ha delle implicazioni che forse a quei tempi non si immaginavano - . La voce di Cigliano, poi, così lontana dallo stornellare tenorile di un Claudio Villa dà un'impostazione quasi "seria" all'assunto per cui se romba il tuono / lui suona / perchè canta il calypso in the rain.
Classe di ferro originaramente era una commedia musicale di Antonio Margheriti (che divenne più tardi Anthony Dawson e co-diresse western come Giù la Testa -la scena dell'esplosione-), mentre il regista è Turi Vasile, che più tardi produsse fra l'altro capolavori come Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965) e Pane e Cioccolata di Franco Brusati (1973):





detto anche Sciòn Sciòn per il suo famosissimo tema di Ennio Morricone.

A proposito, se qualcuno mi può spiegare perchè quell'uomo con l'asciugamano in testa sta lì in primo piano a sinistra dell'inquadratura...