Il Festival del Cinema di Roma si è concluso il 23 ottobre, e il 18 ottobre ho potuto godere di un pomeriggio di gloria. In questo caso NON si incontrano. Nel caso però in cui l'incontro avviene, l'occhio del fan verifica queste tre cose: è sempre più BASSO/A di come ve lo/a immaginate. I fotografi fanno miracoli. Una versione acustica i "I Never Said I Was Deep" in una Sala Sinopoli semivuota... Slush (Poltiglia o Melassa) con l'apporto di suoni artici.
Ho visto George Clooney? No.
I Volturi di New Moon, il seguito di Twilight? No.
Meryl Streep? No.
Ehm, Terry Gilliam? No.
Jarvis Cocker? Sì. (Aaaah...)
(Ma chi è?)
Tutto è iniziato con la visione casuale del programma del Festival: una delle sezioni, Occhio sul mondo, dedicata all'ambiente e al cambiamento climatico, presentava tra l'altro lamostra Art and Climate change della fondazione inglese Cape Farewell, il cui scopo è quello di far meditare, tramite l'incontro creativo di artisti e scienziati, sui problemi dovuti al cambiamento climatico.
Il programma per domenica 18 ottobre 2009 recitava così:
18 ottobre domenica
ore 16 - Ingresso gratuito
Sala Sinopoli
Evento Cape Farewell “Disko Bay”
David Buckland, artista inglese e fondatore di
Cape Farewell, incontra la rockstar inglese Jarvis
Cocker per presentare estratti del film “Disko
Bay” e testimoniare che la creatività, la musica e
l’impegno ambientalista sono una possibile risposta
alla minaccia del Cambiamento Climatico.
Per poco non cado dalla sedia (l'altro mio piede ha rischiato grosso quel giorno!). Jarvis a Roma! Non mi risulta che "la rockstar inglese" sia mai venuta da queste parti - forse come turista - , così decido di far visita all'Auditorium per saperne di più. La linea 910, che parte dalla stazione Termini e attraversa la zona Pinciano-Parioli per costeggiare le tre Casse Armoniche del Parco della Musica, mi porta ad una Festa del Cinema ancora in fase di costruzione. Stranamente ricorda un set cinematografico abbandonato, di quelli con le finte case con le facciate tenute su da grosse travi, la cui visione fa sempre meditare sulla finzione della realtà. Mi dirigo, dopo vari giri alla biglietteria per chiedere quanto tempo prima dell'ora stabilita devo essere davanti alla sala Sinopoli. "Oh, una mezz'ora".
La sera prima dell' Evento Cape Farewell immaginavo già una piccola folla fremente davanti all'ingresso della sala, quindi decido di partire da casa UN' ORA E MEZZA prima (non si sa mai, è domenica, l'autobus chissà a che ora passa, hai voglia ad essere ecologicamente ad Impatto Zero se i mezzi ti tradiscono!). Una volta alla Stazione Termini, dò un'occhiata alla palina del 910: passa tra cinque minuti. Ghigno scuotendo la testa.
Il 910 arriva in cinque minuti.
Comincio a preoccuparmi: se è successo questo, può succedere di tutto. La mia impressione viene confermata mentre l'autobus sfreccia - è domenica pomeriggio presto, non c'è nessuno per strada - per il quartiere Pinciano-Parioli raccogliendo distinte signorine con i tacchi bassi e lo zainetto (la sera raccoglie distinti domestici extra/intracomunitari) . Scendo davanti all'ingresso posteriore dell'Auditorium, e cerco affannata l'ingresso della sala. Sono le 15:30. Dopo aver attraversato il corridoio
a passi timorosi - chissà perchè quando vado a una qualsiasi manifestazione penso sempre che arrivi qualcuno a contestare la mia presenza - arrivo davanti alla sala, per trovarla così:Tre persone in tutto. Panico. Ho sbagliato giorno. E' stato annullato tutto. Qualcuno ha attaccato la "suina" a Jarvis. C'è stato un terremoto, una tremenda inondazione,le cavallette (li vedete, gli effetti del cambiamento climatico?)!
Calma.
Con il mio programma in mano vado da un addetto all'apertura della sala. Ho la conferma che non ci saranno ritardi nè cancellazioni. Altre due persone si aggiungono. L'atrio della sala è enorme, io ricordavo gli atrii dei teatri che raramente ho frequentato, ed erano tutti molto più angusti e pieni di persone, profumi cipriati e salatini. Mi guardo intorno: da che parte potrebbe arrivare (neanche fosse un taxi)? Si aggiungono alla fila altre cinque-sei persone, alcune delle quali con regolamentare borsa in iuta eco-grezza che sbatte sulla coscia (come fanno a raggiungere gli oggetti dentro se sono all'altezza del ginocchio?). La "grezza" la faccio io stavolta perchè le batterie della mia macchinetta digitale tirano le cuoia. Nessuna possibilità di fotografare l'evento. In quel mentre i cordoni dell'atrio vengono abbassati e circa ventitrè persone salgono le scale della sala Sinopoli.
Una volta dentro, vedo a sinistra del palco quattro sedie illuminate e sento uno strano brontolìo, come se qualcuno stesse regolando le frequenze basse dell'impianto audio. Mi giro per vedere da dove viene il suono.
Jarvis Cocker è a dieci passi da me. Le frequenze basse sono la sua voce. Mi abbranco con la mano destra al bracciolo della prima poltrona che trovo, facendo contemporaneamente finta di niente.
Cosa succede quando una persona che finora si è vista in fotografia e in qualche video appare live proprio davanti a te? Il problema se lo è posto Charles Schulz quando cerca di far incontrare Charlie Brown con il suo giocatore di baseball preferito, il mitico - e perdente - Joe Shlabotnik:
E' sempre un po' più grasso/a, magro/a, vecchio/a di come ve lo ricordate.
Ha una carnagione tendente al rosa con alcune sfumature di rosso.
Ha sempre l'aria di una cosa "posata in un angolo e dimenticata", per dirla con Ungaretti, in attesa che qualcuno "gli dia vita". In altre parole, una mezza delusione.
Nel mio caso, la delusione era data dal fatto che Jarvis risulta essere leggermente più basso (ho calcolato 1.85 cm.) e leggermente più bello rispetto all'immagine che mi ero proiettata nella mia mente. Una volta constatato che sembrava proprio una persona normale - parlava con gli altri ! Gli altri gli rispondevano a tono! - decido di fare una cosa che non ho mai fatto in quarantacinque anni di vita: gli chiedo di firmarmi il programma dellla rassegna che mi ero portata da casa. E qui sorge il vero problema: come posso attaccare discorso con uno sconosciuto, pure famoso? Charlie Brown riesce a farsi firmare la palla da baseball da Joe Shlabotnik: 

Certo, la mia non era una situazione simile, ma Schultz credo abbia colto perfettamente il rapporto di speranza e terrore che passa fra il fan e il suo oggetto del desiderio che si materializza davanti a lui dopo tanto tempo. Staccandomi a fatica dal bracciolo della poltrona, aspetto che Jarvis - qualche minuto prima della presentazione del film - smetta di parlottare con gli altri e sia solo un momento. Ecco, si è momentaneamente seduto su una delle poltrone.
Vado.
Quella che leggerete qui sotto è la cronaca fedele del nostro incontro (doppiata per l'occasione in italiano):
Io: Ehhh...Scusi...
Jarvis: ?
Io: Potrebbeesserecosìgentiledaaa...firmarmi...questo programma?
Jarvis: Certamente, qual è il suo nome?
Io: Ta-mara.
Jarvis: Scusi, si scrive esattamente?
A questo punto, per testimoniare la mia perfetta conoscenza della lingua inglese, avrei dovuto fare fare uno spelling corretto del mio nome, così: T - EI - EM - EI - AR - EI. Che non si dica che al Roma Film Fest siamo ignoranti! Invece dal profondo della laringe gracido un : T - A - EM - A - ER - A. Fortunatamente Jarvis non ha fatto due anni di militare a Cuneo come Totò ma è uomo di mondo lo stesso, e scrive il mio nome correttamente sul programma. A questo punto ho un milione di cose da chiedergli, e sarebbe tutto dannatamente più semplice se avessi quindici - vent'anni, ma alla mia età mi rendo conto di sembrare Kathy Bates quando faceva la casalinga innnamorata del grande cantante Victor Fox - Jonathan Pryce in Insieme per caso. Così le uniche parole che mi escono di bocca mentre lui scrive qualcos'altro sul programma, sono:
Io: Non riesco a respirare...
Non riesco a respirare. Mi si sono intrecciati i ditini! E' tutto quello che riesco a dire. Jarvis finisce di scrivere e mi porge il programma.
Io: Grazie, lei è molto gentile...
Jarvis: Per carità, per così poco...
Torno madida di sudore alla mia poltrona in seconda fila e dopo qualche secondo mi accorgo che seduta davanti a me c'è una donna - girlfriend? - , e che Jarvis soffia un bacio. 
In direzione sua? Mia? I can't breathe...
Lo showcase che si è tenuto alle 18:30 con il musicista Max Eastley allo spazio Auditorium Arte (atmosfera un po' più vivace rispetto alla sala Sinopoli). "Avevo un'immagine molto ingenua di cosa sarebbe stato. Immaginavo me stesso a camminare al Polo - è molto importante che il vostro equipaggiamento stia ben attaccato addosso - , così potevo camminare...nel paesaggio artico... e suonare..."
Un' improvvisazione di Max Eastley e Jarvis Cocker su suoni "catturati" dall'Artico.
The Day I Met Mr. Jarvis Cocker
Pubblicato da Tamcra alle 18:03
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Il mio piede destro
Avevano ragione gli inventori del blues quando l'inizio di ogni disgrazia sulla terra lo facevano corrispondere al levare del sole (Wake up this mornin'...).
L'inizio delle mie disgrazie è coinciso da una parte con il brusco cambiamento di temperatura che ha portato ad acquazzoni assortiti e trombe d'aria, dall' altra, alla particolare conformazione di uno sgabello che ho in camera, e che adopero per metterci sopra varie fotocopie.
Dicesi: sgabello da disegnatore.
Lo sgabello da disegnatore non è uno sgabello design, quindi non è concepito per stare in mezzo ad una stanza normale, ma in un ufficio, davanti a un tavolo, appunto, da disegno. Ha una base composta da cinque raggi che terminano con altrettanti piedi di gomma. Ognuno di questi raggi è collegato a un poggiapiedi tramite una sbarra tubolare di 1 cm di diametro, lunga 10 cm. . Questo esile tubicino di acciaio cromato ha incontrato la biforcazione posta fra l'anulare e il mignolo del piede destro mentre aprivo l'anta dell'armadio.
Dovevo andare a ritirare un referto ad un ospedale che avrebbe aperto lo sportello per quel particolare tipo di richiesta solo dalle 10 alle 11. Tre giorni la settimana.
L'ospedale era lontano e mi dovevo sbrigare. Tutti questi particolari li aggiungo per dare un'idea dell'atmosfera di quella mattina; quando il raggio cromato ebbe finito di incontrare il mio piede destro mi esplose una castagnola nel cervello. Non ci feci caso e aprii l'armadio per vestirmi.
Mentre camminavo fuori dalla stanza notavo che il piede aveva iniziato a fare sciopero. Mentre chiamavo l'ascensore - al sesto piano - mi accorsi che qualcuno lo aveva lasciato aperto. Al pianterreno. questo significava far scendere il piede per sei piani di scale. Lo feci sperando che tutto si risolvesse allo stesso modo dei "passi falsi" : il dolore si sarebbe attenuato cammin facendo.
Una volta davanti alla fermata della metropolitana, capii che questa cosa non si sarebbe avverata.
Torno zoppicando dal medico di base, che mi dice di fare una radiografia al piede infortunato.
Al Pronto Soccorso prima di curare si divide. Si comincia con il dividere i pazienti dai relativi parenti - e a questo proposito c'è un apposito infermiere detto "cerbero" con la grinta necessaria per stoppare il parente e/o conoscente più esagitato dal proseguire all'interno del Pronto Soccorso. Sulla soglia si sentono frasi come T'aspetto fuori! nel senso di Se esci fuori ti gonfio, assieme ai lamenti di quelli che sono appena arrivati. Quindi, quando si arriva, una cortina di vetro scenderà sui vostri amici e parenti.
una volta dento, verrete chiamati dall'operatore al triage - uomo da cui dipendono i destini del Pronto Soccorso, in quanto è lui a stabilire l'importanza dei sinistri - a cui dovete raccontare il vostro incidente (Che c'ha?). Io, abituata a secoli di telefilm di ambiente ospedaliero, sparo subito: sospetta frattura al piede destro, fra l'anulare e il mignolo, zona metatarsale! Il dottore non sembra impressionato. (Come si chiama? A che ora se l'è fatto? Era in casa o per strada? ). Tutta l'atmosfera è molto simile a quella di un commissariato di polizia dei telefilm, con i poliziotti che stendono i rapporti e l'arrivo a folate di delinquenti in manette. Manca solo la retata con le passeggiatrici che starnazzano (Giù le zampe, tu! ).
Ma questa è solo l'anticamera.
Finito l'interrogatorio iniziale, gli infermieri vi accompagnano al reparto, e vi dicono di aspettare in corridoio. Qui avrete un'idea della mancanza di grandezza della vita umana. Sempre nei telefilm ogni paziente ha la sua storia; qui invece le storie ci sono, ma vengono raccontate tutte insieme:
Sono scivolata per terra
Siamo caduti dalla moto
E' una settimana che mi debbono operare alla spalla
Me s'è 'ncollata 'na vecchia ( quest'ultima da parte di un ragazzo di diciott'anni che il giorno dopo avrebbe dovuto fare il compito di matematica. Voleva dire che una persona di una certa età lo aveva tamponato con l'auto, producendo gravi danni alla sua moto.)
'A moto mia n' ce sta più, 'a vecchia c'ha 'r fanalino rotto. Me sò riempito de sangue 'a ferpa, mo' come 'o manno via 'r sangue?
A questa parola scattiamo - si fa per dire - all'unisono io e la signora con il braccio rotto: Acqua fredda e sapone! ; secoli di bucati per bue e sbuccioni infantili, più l'altro tipo di sporco "innominabile" (quello nominato da Carrie lo sguardo di Satana di Brian De Palma) ci hanno rese nemiche implacabili dei globuli rossi. Consigliamo al diciottenne di lavare la felpa in quel modo, dopodichè arriva un altro elemento delle sale d'attesa degli ospedali: le suonerie dei cellulari. Finiti i tempi delle mono e pluritono, ora intere orchestre di quaranta elementi partono improvvise dalle tasche dei giacconi, schitarrate heavy metal si trincerano dietro borsette per venire zittite dal paziente di turno : No, mamma, non è niente, lo hanno mandato in Chirurgia, ma è solo per un controllo, respira ancora... No, si muove, mi ha anche parlato... Io sono qui, rimango accanto a lui, non raggiungerci...
Squillo al ragazzo della vecchia: è il professore, vuole sapere se farà l'interrogazione domani. Anvedi questi...
Ringrazia il cielo che i professori si preoccupano di te e del tuo rendimento scolastico! Fa subito la donna dal braccio rotto. Il ragazzo appare poco convinto. Nel frattempo un urlo squarcia il corridoio: è arrivato finalmente l'Elemento Pericoloso.
Di lui (o lei, in questo caso) si sente prima la voce, fra singhiozzi penosi e urla belluine.
La sua voce fa tremare la porta a vetri della stanza di visita, seguita in contrappunto da quelle più concilianti dei Volontari della Croce Rossa:
Noiononvolevofarenientenonvolevofareniente NONVOLEVOFARENIENTE!!!!!!AAAAARRGGHHH!!!!!! - Buona, buona, adesso ti sistemano, non scendere dalla barella, stai giù, stai giù che ora arriva il dottore, O! tiella ferma! Graziegraziegrazie tu sei persona tanto buona la voce s'incrina e dall'urlo passa alla supplica mentre tutti nel corridoio si chiedono a chi appartenga. Alla fine compare la barella con il tessuto-non tessuto tutto sporco e ciancicato e una specie di fagotto umano sopra, attaccato a una borsa. Il fagotto si stacca per un attimo dalla borsa e tutti hanno un brivido, perchè pensano che possa fare qualcosa di indicibile. Invece scosta la cinghia della borsa dalla spalla. E basta. Ha una giacca di un tipo e i pantaloni di un altro, che le la vedesse qualche esperto di moda la metterebbe subito in copertina. Mentre medito con una scarpa in mano (non riesco più a infilarla sul piede) sull'effetto che può fare l'abbigliamento dentro o fuori da un ospedale, arriva finalmente una sedia a rotelle per me. E qui inizia il vero godimento, se così si può dire: l'esperienza umana vera che coincide con quella rappresentata; in altre parole, mentre l'infermiera vi scarrozza per i corridoi per portarvi in Sala Raggi sottoterra, la vostra prospettiva, il vostro occhio è uguale per qualche minuto ai movimenti di camera "in soggettiva" dei telefilm ospedalieri.
Il video di National Express di The Divine Comedy. Attenzione, non è un treno, ma lo NHS, il National Health Service, o Servizio Sanitario Nazionale britannico.
Una volta in Sala Raggi, l'atmosfera, se possibile, si fa ancora più cupa. I pazienti scompaiono dietro alle porte che vengono ermeticamente chiuse, e si accende la luce esterna per avvertire quello che si sta facendo: una radiografia! Anche i pazienti in attesa hanno assunto un'espressione più circospetta, come se temessero in qualche modo inconsciamente di essere inceneriti da quei raggi. Una ragazzina piange a dirotto, consolata da una mamma giovane e grassoccia inguainata in una tuta: il suo sederone si affaccenda intorno alla piccola, che si viene a sapere ha preso una porta in faccia mentre entrava in classe. Commento del ragazzo della vecchia: Stà a ffà la scena... Evidentemente è convinto di essere l'Uomo di Mondo della sala. Nessuno gli risponde, a parte la signora col braccio rotto che gli lancia un'occhiata assassina. Alla fine vengo chiamata anch'io a stendere il mio piede sul lettino, pronto per essere radiografato.
Il mio destino si compie in fretta: dopo essere stata riportata su ad Ortopedia, vengo di nuovo parcheggiata davanti alla porta dello studio ortopedico. E' comprensibile che un certo nervosismo prevalga, oltretutto avevo fame. Quando finalmente vengo trasportata dentro, i sanitari stanno vedendo il mio piede sullo schermo del computer: una novità dai tempi delle vecchie lastre attaccate davanti alle lavagne luminose con gesto nervoso!
Le mie ossa non si sono fratturate, e posso tornare a casa, sia pure mettendo il piede a riposo. Tutto questo detto in tre, contemporaneamente chiacchierando di tre argomenti diversi. Normalmente l'infermiere lo distinguete perchè si dispone a lato, sornione e dotato di braccialetto d'oro. (gli infermieri hanno i braccialetti e le catenine, i dottori no).
Il mio ritorno a casa si consuma nel pomeriggio, e mi rendo conto solo in quel momento che sono passate dall'entrata ben tre ore e mezzo. Il sole splende di nuovo (sono entrata che diluviava) e le strade scintillano al sole mentre suonano le campane e i piccioni
svolazzano per l'ultima volta prima di andare
a dormire negli anfratti delle mura. Terminata questa piccola osservazione poetica (che non ho potuto fare a meno di sperimentare, dato che andavo a un centimetro l'ora) torno alla vita normale come dopo il passaggio dall'ora legale a quella solare: è la stessa, ma c'è uno scarto da colmare. E il piede ancora da guarire.
Pubblicato da Tamcra alle 00:20
Etichette: vita pangrattata
Cantami o Muse
Gira da circa una settimana in Rete quella che ormai è stata chiamata "La beffa dei Muse". In breve - per chi non vuole cliccare altrove - : la trasmissione domenicale su RaiDue Quelli che il calcio ha come ospiti d'onore il gruppo inglese dei Muse.

Viene loro richiesto di suonare il singolo Uprising dal loro ultimo album The Resistance non dal vivo, ma in playback totale. I Muse si vendicano e durante la finta esecuzione del brano si scambiano i posti: Il frontman e chitarrista, Matt Bellamy, va alla batteria e si scatena in un'interpretazione da "manuale del perfetto finto batterista". Il batterista Dominic Howard da canto suo prende il posto di Matt in Ray-Ban da rockstar e il bassista Christopher Wholstenholme sta alle tastiere - anche lui con Ray-Ban e cipiglio - ma non fa un granchè.
La "rappresentazione dell' esecuzione di un brano" ha radici antiche: senza scomodare le orchestrine di piccoli automi musicisti che impazzavano nelle corti del del 18° secolo,
I Muse hanno dunque replicato all'obbligo di suonare in playback totale con una finta rappresentazione volutamente caricaturale - Matt Bellamy alla batteria faceva delle smorfie truci che si addicevano più a un gruppo Heavy Metal, gli altri due con occhiali neri e gambe a squadra (la famosa "postura Rock") davano dei pugni per aria ogni volta che c'era da sottolineare un colpo di batteria. A questo punto, dopo la hit arriva il famigerato momento dell'intervista. E qui si compie il miracolo: Simona Ventura scambia il batterista dei TheMuuuuuuuuse per il frontman.
D: Why do you love so much Italy?
R: Because it's a beautiful country.
Il giorno dopo Simona Ventura dirà alla stampa che era già tutto previsto, come nella canzone di Cocciante, ma un'analisi attenta della sua espressione vagamente da Joker al momento dell'intervista con il falso Matt Bellamy ci indurrebbe a ritenere il contrario. Accortasi troppo tardi dell'errore avrebbe, all'insegna dello Show che Must Go On , insistito a intervistare il povero Dominic, il quale dal canto suo le rispondeva con l'aria dello studente che vuole prendere in giro il professore all'interrogazione. Gli ha chiesto persino dell'abitazione del "batterista" a Como (al sentire la parola "Como" un urlo pilotato esce dalla gola del pubblico di Quelli che il calcio : Clooooooneyyyy!!!!)
D:E' più bella la casa del drummer o la casa di Clooney?
R: I think George's house is bigger (Dominic fa il gesto di una grande casa)
D: It is a big castle!
In un episodio del Corso di Inglese "Walter and Connie"della ERI Valmartina, un vecchietto diceva di vivere in una casa con one door and two windows. Credo che a questo punto stessero facendo un corso d'inglese per principianti.
Se nella liturgia dell' intervista TV il fine ultimo è quello di poter stabilire la "verità", anche se finta, su un determinato personaggio, qui si è arrivati alla vertigine del falso: un gruppo che suona per finta strumenti che non competono loro intervistati per finta - o sul serio?- da una persona che ha scelto la persona sbagliata. In una storica puntata di Indietro Tutta Nino Frassica intervista Massimo Troisi prendendolo per l'attore Rossano Brazzi, perchè "La televisione non sbaglia mai".
alla fine Troisi si convince anche lui di essere Brazzi (Com'è Frank Sinatra,Rossano?).
Chissà se dopo l'incontro con la Ventura il batterista Dominic Howard si convincerà di essere Matt Bellamy, frontman dei Muse.
They will not force us
They will stop degrading us
They will not control us
We will be victorious
(Uprising, The Muse)
Pubblicato da Tamcra alle 19:06
Etichette: televisioni
I debiti e i crediti
Ho otto debiti di troppo.
Sapevo che il passaggio dal Vecchio al Nuovo Ordinamento non sarebbe stata una passeggiata. Il tuo sapere viene organizzato in Crediti Formativi Universitari (detti CFU), e siccome il suddetto passaggio lo avevo fatto al momento della tesi di laurea di Primo Livello , ho dovuto far tradurre in crediti tutti gli esami con il Vecchio Ordinamento da me svolti.
- Lei ha il certificato di equipollenza dei suoi crediti?
- Eccolo qui (dopo avere frugato con aria sicura, come a dire "non cercate di fregarmi, ho tutto qua dentro, io!")
- Ma questo...non è il modulo di equipollenza!
- Veramente è quello che mi hanno dato in segreteria...(ripensando all'ora di fila trascorsa quel giorno piovoso davanti allo sportello in compagnia di una signora con figlio a cui doveva partire il treno per Velletri fra mezz'ora e che non aveva ancora il suo diploma originale di laurea).
- Ma questi esami li ha fatti col Vecchio o col Nuovo Ordinamento?
- Questi esami... (senso di vertigine) sono stati tutti fatti col Vecchio, poi ho fatto il passaggio dal Vecchio al Nuovo al momento della tesi di laurea...
(Prende di nuovo la copia originale con un sospiro. L'assistente prende la parola)
- Non ci sono i certificati di equipollenza in questo caso, non ha fatto neanche un esame con il Nuovo Ordinamento!
- (Sono salva! Non devo cercare altri certificati!) Ecco, sono qui perchè non ho capito bene il criterio con cui sono stati inseriti i crediti...Cosa significano quegli otto debiti in Lingua Inglese?
- Lei quanti esami ha fatto di inglese? Tre?
- No, quattro!
- E' sicura?
- (Con una visione dell'Esame Orale del Quarto Anno Quadriennale del Vecchio Ordinamento, formato da a) corso monografico; b) storia della letteratura inglese dall' '800 ai nostri giorni; c) Reading List di una quarantina di titoli fra prose e poesie con annessa critica; trattenendomi dal dire Me possino cecamme in puro stile Anna Marchesini): Sì.
- Allora...(Segue consultazione con annesso calcolo crediti e debiti. Sbuca dopo dieci minuti una calcolatrice tascabile. Io offro la mia. Il Modulo di Sociologia Linguistica scompare davanti ai 12 crediti dell'esame di Glottologia VO).
- Perchè io so di avere debiti in Lingua e Traduzione Francese, ma in Inglese proprio mi sfugge...
(Si sommano i crediti maturati e quelli ancora da maturare. Li si sommano un'altra volta.)
- Ecco, ecco, ci siamo, Letteratura Anglo-Americana 3 è stato smembrato in un Tirocinio e un'Attività Caratterizzante Formativa. (Immaginavo il docente di Anglo-Americana diviso in due durante un rito pagano nel giardino di Villa Mirafiori)
. Però non ci sono abbastanza attività caratterizzanti per arrivare alla somma di 118.(L'ambulanza, appunto.) Quindi deve sostenere o un modulo da otto crediti, o due da quattro.
Arrivati alla fine del tunnel, mi accorgo che i miei esami sono aumentati, e che hanno diviso in due ogni annualità di Lingua Francese (sei crediti più sei crediti). Mi viene da piangere al pensiero di non essere abbastanza Caratterizzata.
-...E non torni più, se non dopo la laurea!
Se torno scoveranno altri debiti. O crediti. O CFU.
Mai.
Pubblicato da Tamcra alle 03:14
Etichette: vita pangrattata
Ahi ahi ahi...
Fiato alle trombe, Turchetti!
...Signora Longari, mi è caduta sull'uccello!
Nel giorno della morte di Mike Bongiorno faccio luce su uno dei grandi misteri della RAI: questa frase è stata effettivamente pronunciata oppure no? In questo link tutta la verità!
http://www.pagine70.com/vmnews/wmview.php?ArtID=174
Questa invece è la finalissima dell'edizione del Rischiatutto del 1972. da notare, rispetto ai quiz odierni,l'assoluta mancanza di drammatizzazione dell'inquadratura. Il concorrente -qui il mitico dr. Inardi - risponde alla domanda e non si sentono violini horror in sottofondo frammisti a gocce di sudore sulla fronte del concorrente! Sembra un'esame di maturità vecchio tipo...
Che differenza, ad esempio, con Chi vuol essere milionario...
Danilo Di Nucci, il concorrente della finalissima 2009 viene illuminato dall'alto, esce dall'inquadratura in modo quasi caravaggesco. Inoltre il gioco viene "drammatizzato" al massimo: dal concorrente non ci si attende solo la risposta esatta, ma il dialogo con il conduttore. Deve essere pronto anche a "saper vendere" la sua risposta. Gerry Scotti mette l'accento sul lato "patetico - economico" della vincita, cosa che ai tempi di Mike non era permessa. Inoltre, la domanda è una sola - questo per concentrare al massimo l'attenzione spasmodica sul programma al momento della sua enunciazione - invece delle cinque a difficoltà crescente nel Rischiatutto. Per non parlare del giochino con gli assegni prima dell'annuncio della vincita: pura tortura.
Insomma, Mike faceva gaffe e prendeva in giro i concorrenti, ma non c'era quel tono paternalistico e veramente crudele che gronda dai quiz odierni.
Pubblicato da Tamcra alle 23:47
Etichette: televisioni
All day, and all of the night
Are you breaking the rules?Cosa c'è di meglio di un luogo circoscritto dove far fermentare la propria follia e instaurare un proprio ordine morale? Richard Curtis sceglie di raccontare il passato attraverso il filtro della favola. La Barca-Radio di Radio Rock diventa così una via di mezzo fra la Foresta di Sherwood e la Casa dei sette Nani (non a caso i DJ sono sette). Biancaneve non c'è, in compenso c'è Felicity, cuoca dichiaratamente lesbica e quindi elemento femminile sessualmente innocuo come Biancaneve. Al posto della Bella Addormentata abbiamo Carl, il figlioccio di Quentin, il padrone del castello (il proprietario della nave, ossia il sempre carismatico Bill Nighy)
,che deve conoscere l'amore e il sesso, non necessariamente in quest'ordine. I sette DJ nani vengono periodicamente visitati da una nave piena di colorate signorine, e i ruoli femminili sono a mio avviso la parte più debole del film. Mostrare la rivoluzione sessuale di metà anni '60 come un tempo in cui le donne non facevano altro che zompettare da un uomo all'altro, per quanto DJ, è un falso storico che porta a delle conclusioni ideologiche decisamente pericolose. Oltretutto gli unici due legami "profondi" (Carl-Marianne; Simon-Eleonor) finiscono a carte quarantotto per colpa della "volatilità" del genere femminile, cosa che pensava anche il Duca di Mantova nel Rigoletto. L'unica vera amante per gli Allegri Compagni della Barca è la Musica, concetto ribadito nella seconda parte dove la barca affonda in stile Titanic (le scene del naufragio sono molto simili) e tutti i protagonisti sono appesi alla prua della nave in balìa della notte oscura. La fine del Sogno e il trionfo del bieco e antirock Ministro Dormandy (un irriconoscibile Kenneth Branagh) e del suo fido Twatt (In italiano Mr. Pìrlon )? Macché, all'alba il Mare del Nord è disseminato di barche e barchette pronte a salvare ed amare i naufraghi più groovy degli ultimi cinquant'anni. Didascalia finale: adesso ci sono 299 radio che trasmettono rock all day, and all of the night ! Urrah!
Ora, perchè tutto questo non fa saltare sulle sedie?
I love Radio Rock fa lo stesso effetto dei film con Mike Myers - Austin Powers:

entrambi, con potenti mezzi tecnici, vogliono fornire al pubblico giovane un'idea del senso di libertà che aleggiava negli anni '60: dalle convenzioni, sessuale, musicale. Quello che però ottengono è un ulteriore ingabbiamento nelle convenzioni. Come già accennato, le figure femminili dei film free o Nouvelle Vague non erano delle stupidine in minigonna pronte a gettarsi sul primo simil-Jim Morrison in pantaloni di pelle che passava - questo suggerisce in pratica il film. Gli stessi Signori della Musica sembrano più dei vitelloni che degli Spiriti Liberi, - tutta la scena dell'addio al celibato di
Simon
, girata in stile slide-show che fa tantoTo Sir With Love (La scuola della violenza - 1967)
ha un che di profondamente poco divertente. L'unico vero momento Anni '60 lo abbiamo quando il Conte (Philip Seymour Hoffman, una garanzia) , dopo aver sfidato il DJ rivale Gavin Kavanagh (Rhys Ifans in velluto viola e piuma sul cappello)

sul pennone della nave, confessa di avere raggiunto l'apice e di aspettarsi ormai "una discesa rapida". Un discorso non a caso simile a quello che si sente in American Graffiti, dopo la corsa con le auto truccate all'alba.
Al nerd Terry che si complimenta con lui per la vittoria, Milner risponde che in realtà stava per perdere. Il racconto di un passato - uno qualsiasi, non importa il periodo- è appunto questo: stare per perdere qualcosa.
E io mi sento...gonfia!
Eccoci a Settembre dopo il mese di Agosto.
Dopo aver intonato il canto propiziatorio settembrino (nel mio caso September Morn di Neil Diamond),
si rimettono in moto le energie sopite nel mese precedente. Quello che rimane sono i seguenti rimasugli (in attesa della morchia autunnale):
Pubblicità: sui canali superstiti - non ho il decoder - il pomeriggio è pieno di avvisi riguardanti le future collezioni di film in DVD e modellini di auto, navi e moto da costruire. Queste buone cose di pessimo gusto ci vengono impacchettate come pezzettini di sogno tutti da costruire. Solo che tutti gli spot si concludono tragicamente con il prezzo dell'uscita (il primo numero è scontato) e la frase, secca come un colpo di frusta, "In edicola!" . "Ogni cosa ha un prezzo" , come diceva solenne Pippo Baudo alla Gregoraci in uno spot di cellulari qualche tempo fa, ma quello che dà da pensare è che ogni prezzo finisca per 99 centesimi. Come le pesche al mercato di Piazza Vittorio (Roma).
Circola ancora per i canali quella povera donna costretta in camicioni acrilici a fiorami e cappelli di paglia. Si, sapete a chi alludo. E' il mito dell'estate: la donna che su una spiaggia bifida, dello stesso colore di quella di Morte a Venezia confessa alla Marcuzzi di sentirsi...GONFIA! E prende una ciambella gialla - le sue scelte cromatiche sono sempre infelici, fiori bianchi e marroni e ciambella gialla - per metterla davanti a sè. La donna gonfia ha un appeal straziante che resterà a lungo nel mio cuore; ci sentiamo tutti gonfi con la ciambella in mano, non vogliamo fare i tuffi nell'acqua gelida e non vogliamo stare accanto ad Alessia Marcuzzi in bikini bianco.
L'unica speranza è data da Little Tony ,che ha sconfitto il colesterolo,
e dal tuffarsi nelle parole incrociate previo duro allenamento (infatti, il grido di battaglia dell'estate 2009, dopo "Mi sento ...gonfia!" è: "Pronta/o!").
Ci si sente gonfi anche di fronte ai grandi temi dell'estate: la lite finale fra i due Oasis che è stata intercettata da Vittorio Feltri, il quale ha pensato bene di pubblicare delle orrende illazioni sul conto di Liam Callagher - questi avrebbe pesantemente insidiato il marito di una donna spaccando una chitarra in testa a quest'ultima -. 
Silvio Berlusconi solidarizza con Noel Callagher, anche perchè Gianni Letta ha faticato non poco per ricucire lo strappo con la Chiesa e con gli inferociti avventori di una discoteca calabrese che volevano picchiare a sangue Fabrizio Corona per essersi presentato come ospite con quattro ore di ritardo, minacciando i presenti. Dal canto suo Belen Rodriguez ha fatto 10 richieste a Corona attendendo da lui 10 risposte precise. Fra le 10 richieste spicca quella di togliere il tatuaggio "Nina perdonami", evidentemente riferito alla Moric. Ma c'è anche un altro tatuaggio controverso, il "Vittorio abbi pietà" inscritto in una cornice tribale,
evidentemente riferito a Feltri. Mentre a Madonna viene richiesto di restaurare il manto erboso dello stadio di Sofia, tutti i giornali del globo sono stati diffidati dal commentare.
Pubblicato da Tamcra alle 00:19
Etichette: televisioni
Let's Do It (In The Big Putin Bed)
Secondo le ultime notizie il sig. Silvio Berlusconi passerà le sue vacanze non in Sardegna, ormai contaminata dal segno del peccato, ma a L'Aquila con in più una visita al santuario di Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Per cercare di sedare gli animi e stornare i fulmini internazionali dall'Italia è stata concepita questa ballata, scritta in inglese per raggiungere più gente possibile nel mondo. (Se vi sono degli errori, fatemelo sapere). Il testo si basa sulla trascrizione delle registrazioni fatte dalla escort Patrizia D'Addario in varie occasioni. Per la musica, scegliete voi.

SILVIO'S BLUES
Let's Do It (In The Big Putin Bed)
Baby let's do it in the big Putin bed
We'll be makin' love until the night is over
You wait for me while I take a shower,
Tonight's the night and the moon is red.
Who cares about Obama's election
What's worrying me now is my erection
So many girls, all dressed in black
I invited 'em all, can't send them back.
We'll do it all night in the big Putin bed
Giampi gave to you the first thousand euros
The next thousands are yours if you stay 'til tomorrow
Or maybe you prefer a licence to let ?
You can bring here your friend, we'll be havin' more fun
She can lick me all over i can tell one more joke
Listening to Apicella or some other folk bloke
You won't be only an escort, but a big friend of mine
Who cares about communists and Fini
Who gives a damn about Bossi and Casini
So many girls, they flew over my nest
All those butterflies here, they've come here just to love me
We did it together in the big Putin bed
It runs in the family, you know how it is
I can't have an orgasm, it takes me some ages
You can touch yourself often if you feel it like it's dead
I gave all my necklaces, I'm leaving tomorrow
I'm the only prime minister to chair three G8s
Got a maze in my garden, a fossilized whale
30 Phoenician tombs and an ice cream parlour
My mausoleum's ready to collect my remains
But I want one more thing, more than herbs and champagne
It is kickin' the bucket in the big Putin bed !
Pubblicato da Tamcra alle 21:13
Etichette: vita pangrattata
"Ha toccato!" "Qui ci pare che manchino ancora dieci metri..."
Questo è il mio ricordo della Notte della Luna, oltre al fatto che avevo una salopette con il simbolo Apollo 11 sopra.Quello che affascina del modo di raccontare di questa edizione speciale è l'assoluta mancanza di piaggeria nei confronti del pubblico televisivo.
Non si era ancora installata nelle trasmissioni tutta quella melma a base di personaggi che non c'entrano un tubo ma che si presume facciano ascolto, tizie mezze nude e bravipresentatori che magari sono capaci di dire: cosa sta provando in questo momento? Qui la tensione
è fra Tito Stagno,il Giornalista in diretta RAI e Ruggero Orlando, il Corrispondente da Houston, un dialogo serrato a due voci che magari si contraddicono in modo involontariamente comico (Ha toccato/non ha toccato), ma che hanno il privilegio di essere vere. O forse mi sembrava tutto più vero allora - avevo cinque anni - e la Luna era una cosa seria. Ricordo anche la sigla delle trasmissioni da Cape Canaveral era Aquarius - che non è una bibita per disidratati ma il nome dato al LEM - tratta dal musical Hair :
Questa è una delle versioni più famose all'epoca - su vinile! - , quella dei The 5th Dimension, con Let The Sunshine In a seguire. Ogni volta che mi capita di sentirla penso al ricordo confuso di quella sera e di come tutti si sentissero più privi di gravità.
Pubblicato da Tamcra alle 00:22
Etichette: televisioni


