Lezioni d'inglese

Lesson One...


Mia nonna soleva dire di un uomo alto e distinto: sembra un inglese.
Volevo tanto sapere cosa dicessero i cantanti quando cantavano in inglese.
A volte però i cantanti inglesi o americani cantavano in italiano.
Da piccola andava di moda tradurre e far incidere versioni in italiano dei più famosi successi internazionali, specie quelli anglo-americani, con qualche punta francese. Gli stessi interpreti stranieri si prestavano a cantare in italiano, e l'idioma che usciva dalle loro bocche era qualcosa fra il buffo e il misterioso, un po' come le mille voci esotiche che si sentono nelle scene corali della Dolce Vita di Federico Fellini.
L'imprinting mi fu dato da un disco di Petula Clark del 1965, Ciao Ciao :


Il testo italiano di Pallavicini non aveva niente a che fare con quello originale: qui Petula cantava di un amore conosciuto al mare, poi sospirato nelle brume dell'inverno - il solito bagnino romagnolo? - poi incontrato di nuovo alla stazione, grande riunione, abbracci e lacrime.
Ciao Ciao era in realtà Downtown,


un vero e proprio inno alle gioie della modernità e della vivacità della vita cittadina, come se ne potevano scrivere solo agli inizi degli anni '60 (Nino Ferrer dieci anni dopo avrebbe cantato La civiltà è bella ma / Viva la campagna). In Italia il downtown potrebbe essere il centro storico, e qui già una traduzione letterale sarebbe andata a farsi friggere. Ve l'immaginate in Italia un inno a gola spiegata sulle belle cose che puoi trovare in città? Giorgio Gaber ha provato a farne uno su Com'è bella la città nel 1969, ma l'intento era tutt'altro che allegro. Quello che commuoveva nella versione italiana era l'interpretazione con un leggero accento inglese che si rafforza via via che la canzone va avanti - forse Petula perde nell'emozione del finale il controllo sulle doppie "r" e intona Mi vieni incontro corendo/ e stai soridendomi. (Mai quanto Cher che in Dovve l'amore - Dov'è l'amore - ulula appassionata: No c'è nesuno belo come te io ti aaaamo).
La perfezione nell'accento anglo-italiano si raggiunge con Shel Shapiro e i suoi Rokes, che intona Ma che colpa abbiamo noi,


canzone beat "di protesta" con una tale nonchalance nelle vocali o e i da ritenere che sì, effettivamente loro non hanno nessuna colpa. Anche Mal dei Primitives ha la sua brava dose (involontaria) di colpa nel farmi perseguire gli studi d'inglese: in Yeeeeeeh


dopo aver detto abbacinato I tuoi occhei sono farri abalianti / io ci sono davantei - gl e gn in italiano sono le bestie nere degli anglofoni - raddizza la schiena e canta Ma io non deivo brucciormi / con una come TEI ! e in quel Tei (te) ravvisavo tutta la forza dell'impero britannico, su cui non sarebbe mai tramontato il sole. Con una lingua così, come ti puoi bruciore?

Comunque, i corsi BBC trasmessi dalla RAI negli anni '70 a cura della editrice Valmartina hanno lasciato il loro bravo segno. Walter and Connie, ricordate?
Era una coppia inglese al centro di varie avventure, mi ricordo quando dovevano cercare una casa per un povero vecchietto che la descriveva così "It has one door and two windows!" . Noi a casa ci facevamo delle matte e innocenti risate, oggi quella situazione sarebbe letta come tragico esempio di Morbo di Alzheimer. Il corso d'inglese prevedeva anche una serie fantascientifica dal titolo Slim John. Slim John era un robot , il Robot 5 per l'esattezza, inviato sulla Terra per sottomettere gli umani. Che ti va a fare invece? Fraternizza con una coppia di giovani inglesi, Richard e Stevie (è una ragazza nonostante il nome) e soprattutto adora quei panini dolci chiamati buns (Uno dei tormentoni della serie era infatti la frase Have you got any buns? detta da Slim John). Il cattivo Doctor Brain vuole distruggere il robot ribelle, anglofilo e ghiottone (altra frase storica: Catch Robot Five! Attack Robot Five! Destroy Robot Five! Robot Five is DANGEROUS!). Ne nasce una spietata caccia al robot, caccia che nel corso degli episodi ogni tanto s'interrompeva per spiegare i punti più salienti della grammatica e del lessico.
I cattivi avevano tutti un 26 stilizzato stampato sulle loro tutine aderenti - ah, le tutine dei distruttori del mondo! -, che era il giorno in cui avrebbero conquistato la Terra. Un giorno prima di ricevere la busta paga, a pensarci bene. Era una serie molto "pop", sulla scia di Diabolik o Doctor Who .
Eccezionale! Alcuni rari spezzoni di Slim John

Ora che continuo imperterrita a cercare di apprendere qualcosa di nuovo dall'inglese - non si finisce mai - mi chiedo quali possono essere le molle odierne, le mitologie per far imparare l'inglese ai ragazzi oggi.
Un' ultima cosa, che non c'entra ma c'entra, come direbbe Nanni (Moretti): l'introduzione al pianoforte di Downtown è molto simile a quella di Fox In The Snow dei Belle and Sebastian. Sentire per credere...

5 commenti:

luigi ha detto...

ho trovato tra i miei vecchi libri Walter and Connie. Ingiallito ma tutto intero. Lo usai all'epoca (anni sessanta tanti quanti ne ho ora io). Mi piacerebbe ritrovare l'audio ma non so se è possibile. Riucordo anche l'insegnante italiano che spiegava le regole e le canzoni con il testo che chiudevano la trasmissione. Certo erano meglio che la schifezza televisiva che ci sommerge ora! Fatemi sapere come cercarlo sarà come un viaggio nel passato.

Tamcra ha detto...

Caro Luigi
scusa se ho letto solo ora il tuo post -mi cospargo il capo di cenere-. Ho fatto una ricerca sull'audio di Walter and Connie, ed ho trovato questa scheda sul catalogo delle biblioteche italiane.Non so se ci sono anche anche elementi audio (dischi, ecc.).Prova a vedere, buona fortuna!
Titolo *Walter and Connie : con integrazioni grammaticali tratte dalle lezioni della televisione italiana / a cura di Biancamaria Tedeschini Lalli ; testi inglesi della BBC

Pubblicazione [Torino] : ERI ; Firenze : Valmartina, stampa 1967

Descrizione fisica X, 257 p. : ill. ; 22 cm.

Nomi Tedeschini Lalli, Biancamaria
BBC

Soggetti Lingua inglese - Insegnamento

Paese di pubblicazione IT

Lingua di pubblicazione eng

Localizzazioni - IS0003 - Biblioteche riunite comunale e B. Labanca - Agnone - IS
- NA0079 - Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III - Napoli - NA
- PD0326 - Biblioteca interdipartimentale di psicologia Fabio Metelli dell'Universita' degli studi di Padova - Padova - PD
- RM0289 - Biblioteca statale Antonio Baldini - Roma - RM
- RM0602 - Biblioteca statale del Monumento nazionale S. Scolastica - Subiaco - RM
- SS0004 - Biblioteca comunale Rafael Sari - Alghero - SS
- TE0024 - Biblioteca provinciale Melchiorre Delfico - Teramo - TE
- TO0952 - Biblioteca Lumiere - Torino - TO
- TS0027 - Biblioteca statale di Trieste - Trieste - TS

Codice identificativo IT\ICCU\PUV\0761157

Luca ha detto...

ciao Tamcra, grazie delle indicazioni ma penso che non troverò niente anche perché io sono a Palermo e qui non c'è niente. Rimarranno delle voci di tanti anni fa. E' vero con l'inglese io ho sempre un conto aperto. Ora stò leggendo un gradevole libri per ragazzi edito nei primi anni 60 trovato su una bancarella. Si chiama "The radio mistery" è una spy story ambientata nell'Inghilterra durante la WWII. Si imparano una sacco di parole e non è banale. Il prblema è che se non hai con chi parlare ti dimentichi tutto.Non so come funzionano questi blog, mi sembrano macchinosi. Ti lascio la mia mail: colalu@gmail.com
1abbraccio

Roberto ha detto...

Ciao Tamcra! Volevo semplicemente rigraziarti, dato che è una vita che cerco notizie di Slkim John e dei suoi corsi d'inglese col 26 sul polso (che a suo tempo mi attaccai anch'io con la colla...)
Serviva per aumentare la potenza (tipo fare megasalti etc).
Fantastico!
Grazie mille ancora, se trovo qualche video te lo faccio sapere (e dove scappano ora? :-)
Un saluto
Roberto

Tamcra ha detto...

Ciao Roberto!
Slim John e Walter and Connie devono essere diventati personaggi di culto... Anch'io tifavo per il robottone anglofilo, mente mia madre diceva che Mr. Miller (il luogotenente del perfido Dr. Brain) le ricordava il salumiere sotto casa... Comunque, a quell'epoca la lingua inglese era davvero un mondo "altro"... Grazie del tuo post!