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Inno di Natale 2011

"... E vvatte a cuccà!!!"


Dal mitico Renato Carosone e il suo complesso (Peter Van Wood alla chitarra elettrica e Gegè Di Giacomo alla batteria) l'unico canto di Natale possibile di questi tempi:




Mò Véne Natale

Mò véne Natale
Nun tengo dinare
Me lieggo 'o ggiurnale
E mme vaco a cuccà

Mamma, mamma
E ddamme 'na mano
'ccà doppodimane
fernesce 'a semmana
nun saccio cche ffà
(nun saccio cche ffà)



Mò véne Natale

Nun tengo dinare
Me lieggo 'o ggiurnale
E mme vaco a cuccà
(E vvatte a cuccà)



E ora, una traduzione per gli anglofoni (ne hanno bisogno anche loro):


Now Christmas Is Coming (English Translation)

Now Christmas is coming
Don't have any money
I'm gonna read something
Then I'm goin' to sleep

Mama mama
Oh please won't you help me
It's gonna be Saturday
Right after tomorrow
What I'm gonna do

Now Christmas is coming

Don't have any money
I'm gonna read something
Then I'm goin' to sleep
(So what? Go to sleep!)

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Silent Night, Eerie Night

Questa Silent Night  è la versione più struggente e allo stesso tempo più inquietante che possiate ascoltare. Potrebbe essere perfetta per un film dei fratelli Coen (inizio: un uomo deve andare a lavorare come Babbo Natale in un grande magazzino ma la sua auto va in panne in una delle tante strade della provincia americana. Cerca di fermare una delle tante auto che passano per farsi dare un passaggio per il posto di lavoro; si ferma una coppia all'apparenza gentile, ma che nasconde qualcosa di orrendo nel suo pick-up. Riuscirà Babbo Natale ad arrivare vivo a Santo Stefano?)
Cantano Richard Hawley, Jarvis Cocker e Lisa Hannigan.

Buon Natale.

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Camminare con la vergogna a Natale

Vergogna!


Nel giorno dell' Immacolata Concezione può sembrare un po' fuori luogo una pubblicità centrata sulla vergogna, ma è quanto è riuscita a fare per Natale la Harvey Nichols - una catena inglese di negozi di abbigliamento di lusso presente  in Europa e Asia - . Questo marchio ha sempre avuto un debole per la comunicazione "estrema" e sottilmente allusiva: vedere ad esempio le illustrazioni per la campagna primavera estate di due anni fa, riservata ai turisti (danarosi) in transito a Londra per motivi di shopping:

"Il gentiluomo inglese è famoso per essere un po' noioso in camera da letto. Tranne naturalmente quando si tratta del suo armadio"


"Le inglesi sono famose per avere dei brutti denti. Ecco perchè hanno bisogno di scarpe bellissime"






Tutto lo spot Harvey Nichols si basa sul concetto di Walk of shame, o "passeggiata della vergogna", espressione nata nei campus americani che definisce il camminare la mattina presto verso casa o al lavoro con l'aria disfatta, le scarpe col tacco 12 in mano e l'abito sexy della sera precedente davanti a tuttti (che immaginano indelicatamente cosa sia successo la sera prima). 

  
"... E alla vostra destra, questa è quella che viene chiamata la passeggiata della vergogna"

Naturalmente la w.o.s. (walk of shame) riguarda solo le donne, dato che gli uomini hanno bisogno soltanto di un gel contorno occhi per tornare in forma (e rovinare le borse di mezzo mondo):




Nello spot Harvey Nichols si vedono nella fredda luce del mattino, inquadrate da lontano, fra  i passanti che le guardano un attimo e tirano dritti per la loro strada, alcune figure di donne che caracollano con abitini da party stazzonati, calze rotte e aria disperata. I vestiti tirano da tutte le parti, i piedi sono malfermi, le gonne salgono e c'è da tirarle giù prima di scendere le scale verso la fermata della metro. Una ha addirittura il fiatone, un'altra si blocca sul marciapiede davanti a un albero di Natale. Due piangono. La ritirata di Russia appariva più dignitosa.  A commentare ironicamente il tutto, una versione celestiale-Richard Clayderman di Morning Has Broken di Cat Stevens al pianoforte.  Appare un cartello: Avoid the walk of shame this season (Questa stagione evitate la passeggiata della vergogna)
Cambio di scena: al posto degli scenari periferici e common di un secondo prima, un bel sobborgo con il parco davanti. Fotografia luminosa, luce soffusa. Una donna affascinante incede sicura lungo il viale, - ripresa in piano americano -. C'è un postino (ripreso di spalle) che non la guarda, la osserva. Lei è perfettamente truccata e pettinata, e soprattutto indossa un abito da cocktail della collezione Harvey Nichols. Saluta cordialmente il postino con un sorriso sterminatore. Entra in casa. Totale sulla umile dimora della fanciulla, un palazzo che sembra uscito dal Viale dei Ciliegi di Mary Poppins .


Raramente uno spot si basa sulle differenze di classe sociale in modo così plateale: le donne della vergogna sono scarsamente attraenti, strizzate in vestitini elasticizzati che lasciano trasparire ventri gonfi di pinte di birra, coi capelli tinti in malo modo: un abito HN non cambierebbe le loro squallide esistenze. Infatti lo spot non è diretto a loro, ma a un target medio, non altissimo ma comunque in grado di ritenersi infinitamente superiore a quelle quattro sciamannate giù per strada. Un tempo si cercava di rifilare a target medio-bassi versioni a basso costo dei prodotti considerati "di lusso", creando negli spot un'atmosfera a sua volta lussuosa per convincere questi potenziali acquirenti a considerarsi in primo luogo ricchi. Harvey Nichols, anche se cerca di fare il democratico invitando le clienti a condividere via Twitter le loro passeggiate vergognose salta a piè pari l'ipocrisia del censo: i poveri (femmine) si devono soltanto vergognare, quelli un po' meno poveri vengano a lui.

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Questo mi piace. Anche questo. Però mi piace questo.

"Buon Natale, Laura."


Il post precedente era dedicato allo spot natalizio della catena britannica di abbigliamento, arredamento e articoli per la casa John Lewis. Una campagna all'insegna dei buoni sentimenti narrati in una chiave apparentemente inquietante.
Aldi è invece una catena di supermercati discount nata in Germania nel 1946 dai fratelli Albrecht (il nome Aldi significa infatti Albrecht Discount) e sviluppata in mezzo mondo - l'altro mezzo è di Lidl - . Parlando di negozi discount, è chiaro che occorreva concentrarsi non sull' "atmosfera" regalata dalle cose in vendita ma sui prezzi più convenienti; in particolare quelli di alcuni prodotti identici a quelli di marca. Questo vantaggio viene visto da punto di vista strettamente pubblicitario come un "vorrei ma non posso", una roba da sfigati. La campagna Aldi ribalta il concetto con una serie di sketch brevissimi (21'') a camera fissa e schema uguale: a sinistra il prodotto famoso; a destra l'equivalente Aldi; sotto, i cartellini coi rispettivi prezzi. Lo spot sarebbe finito lì se non fosse per l'idea geniale di far presentare i due prodotti a varie tipologie di persone "normali" (la tanto famigerata common people) . Ognuno afferma di apprezzare sia il primo che il secondo prodotto (quindi non badano al prezzo più basso ma alla qualità che è la stessa), poi aggiungono che amano ancora di più un'altra cosa (varia a seconda delle persone). La campagna natalizia passa dal giovanotto di mezzi e di bell'aspetto che deve regalare una bottiglia di champagne all'amica



Ora, questo mi piace. E questo mi piace proprio. La mia amica Laura ama le bollicine. (Tira fuori una confezione famiglia di bagnoschiuma da 99 pence). Buon Natale, Laura.
Notare il televisore al plasma a 25" e relativo impianto sonoro alle sue spalle.



all'arzilla vecchina nel tinello di casa sua alle prese con due bottiglie di liquore di whiskey irlandese alla crema
 



Mi piace un bicchierino di questo, a Natale. Anche un bicchierino di quest'altro, a Natale. (Tira fuori un rametto di vischio) Ma soprattutto, mi piace un po' di questo a Natale! (Tira un bacio sotto al vischio).


Il corrispettivo maschile della vecchina è un tranquillo signore che vorrebbe regalare la crema al whiskey alla fidanzata:



Alla mia ragazza piace questo. All'altra mia ragazza piace questo. A me piacciono tutt'e due. (Un caso estremo di identificazione del prodotto con il suo fruitore).


I quadretti offerti dagli spot Aldi mostrano piccole schegge d'umanità ritratte in vere e proprie "tragedie in tre battute", spostando l'attenzione dall'argomento "prodotto costoso/a buon mercato" che tutti si aspetterebbero da un supermercato discount ai potenziali clienti. Ognuna di queste persone viene colta sommessamente nella sua individualità, in stile "documentario" (si sente persino, lievissimo, il ronzare della cinecamera). I personaggi vengono anche descritti dal décor delle stanze intorno a loro (alberelli di Natale con decorazioni in serie o ben distribuite - la nonnina del vischio - o piazzate qui e là sull'albero - il giovanotto, che evidentemente è troppo busy per addobbare un albero in modo decente). Una tale ricchezza di particolari l'ho trovata solo nei lavori della Aardman Animation (quelli di Wallace and Gromit). Il messaggio interno degli spot è chiaro: il discount non è una scelta legata al reddito, ma alla sensibilità del consumatore. 
Comunque, lo spot migliore in assoluto della campagna Aldi non a che fare col Natale, ma col tè:



Ho comprato questo tè per mio marito. Gli piace il tè. Gli piace anche quest'altro tè. (Pausa. Fa una piccola smorfia di disappunto.) A me non piace il tè. (Tira fuori un bicchiere) Mi piace il gin.

In 21 secondi c'è tutta la disperazione di un matrimonio andato a male, con la credenza onusta di ceramiche e statuine alle spalle della povera signora deteinata. Tuttavia non possiamo fare a meno di ridere. Il Natale Aldi, o le miserie del consumatore.

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Ti prego, ti prego, ti prego, fammi avere ciò che desidero (almeno a Natale)

Possiamo fidarci di questo bambino?


Da qualche giorno è iniziato il periodo dell'Avvento, o  le quattro settimane che precedono il Natale. In questo periodo si nota una recrudescenza degli spot a carattere natalizio; mentre però in Italia ci si accontenta delle solite rappresentazioni con il coro dei bambini che canta E'NataleèNatalesipuòfaredipiùùùù e i genitori in platea che gongolano, in Gran Bretagna la pubblicità natalizia è una cosa seria. Le catene dei supermercati fanno a gara con campagne che definiscano la loro identità e target anche durante le feste comandate. Le profumerie-farmacie Boots hanno fatto di un pubblico femminile e assertivo la loro bandiera, e in questo spot riprendono tutti gli stilemi del film d'azione per ribadire il concetto che quando il Natale si fa duro, le dure iniziano a preparare i regali:




I grandi magazzini Marks and Spencer invece schierano i finalisti dell' X Factor inglese per cantare in coro in stile Do They Know It's Christmas? la disneyana When You Wish Upon a Star  :






Da notare l'inquadratura finale sull'interprete con la pelle più scura, nel segno dell'armonia interrazziale. 

Ed ora, la bomba finale.



La catena di abbigliamento, arredamento e articoli per la casa John Lewis ha un pubblico di riferimento di fascia più "alta" rispetto a M&S, quindi l'immaginario che propugna è quello riferito alla middle class: una bella casa a due piani nei sobborghi, una famiglia bianca, un bambino con la sorellina più piccola, il padre che legge il giornale...
Solo che tutto l'insieme è presentato in modo inquietante; i primi piani del bambino che non vede l'ora che finisca il tempo che lo separa dal giorno di Natale suggeriscono attese ben più cupe. La grande attenzione verso i dettagli in ogni singola inquadratura ci porta a pensare a un mondo claustrofobico creato dal bambino stesso per sfuggire a chissà cosa. Lo spot comincia con il totale sulla casa semi-detached (ossia con un muro divisorio che la separa dall'altra casa) sotto la livida luce dell'alba. Brutto segno.



La scena seguente, con il bambino che gioca nervosamente con una pallina da solo (ripresa in campo lungo) e il rumore della pallina nel silenzio, è degna di Shining.


Il trascorrere dei giorni che separano il piccolo dal Natale è reso sia con un montaggio veloce (la classica sequenza che mostra un soggetto fermo e il paesaggio che cambia intorno a lui, dal giorno alla notte, dalla pioggia alla neve) sia dai tentativi ingenui che fa il bambino di accelerare il tempo puntando una bacchetta contro un orologio a muro - e qui ci sono echi di Harold e Maude - , dall'atmosfera surreale al volto del piccolo attore in primo piano, non "carino" in modo codificato.





Lo spot si carica di tensione mentre gli altri familiari interagiscono preoccupati - la sorellina piccola - o meno - il padre, che legge il giornale e lo calma con un colpetto della mano al ginocchio, come si farebbe con un cane - 



Durante lo spot naturalmente non si può fare a meno di ammirare l'arredamento dal solido stile borghese e rassicurante, senza coatterie chav , di John Lewis. Ed è proprio questa cornice, che dovrebbe essere lo scopo per cui lo spot è stato girato, a fare volutamente da elemento perturbante all'intero filmato.
Finalmente Natale ariva, e il bambino salta giù dal letto, non guarda neppure i tanti regali ai piedi del suo lettino, corre verso l'armadio (notare che è la prima sequenza in cui si muove), prende un pacco enorme ed entra nella camera dei genitori ancora semiaddormentati. Il suo primo piano, finalmente sorridente, fa da sfondo allo slogan For gifts you can't wait to give ( Per regali che non vedi l'ora di fare). 


Questo spot non avrebbe sciolto in lacrime il Regno Unito se non avessero aggiunto alla narrazione la cover della ballata degli Smiths Please Please Please Let Me Get What I Want  . Questa canzone (ispirata a The Answer to Everything di Burt Bacharach) in verità non parla tanto del Natale, quanto del desiderio di un uomo di uscire dalla propria grigia esistenza ed avere una vita migliore)

Good time for a change
See, the luck I've had
Could make a good man bad

So please, please, please
Let me, let me, let me
Get what I want
This time

Haven't had a dream in a long time
See, the life I've had
could make a good man bad

So, for once in my life
Let me get what I want
Lord know it would be the first time
Lord know it would be the first time

In verità una  bramosia dissimulata serpeggia per tutto il brano, accentuata proprio dalla voce lamentosa di Morrissey, dalla brevità della composizione e dall'arrangiamento con la coda con il mandolino sul finale. La cover utilizzata per lo spot John Lewis è cantata da una donna, Amelia Warner (Slow Moving Millie) e l'arrangiamento è per piano e voce; alcuni hanno visto un "tradimento" della versione originale (e anche un "tradimento" di Morrissey e Marr che avrebbero permesso l'utilizzo di una delle loro canzoni più famose per una bieca pubblicità); in realtà Let Me Get in versione femminile è più appropriata per uno spot che si riferisce a un bambino e al Natale. Oltretutto, e questo lo ricordano in pochi, lo stesso brano, stavolta originale, fu adoperato anni fa per commentare il desiderio di una...birra. Per non parlare di tutti i film in cui ha fatto capolino, come (500) giorni insieme (2009). Quindi gli Smiths sono riusciti, nel lontano 1984, a creare una canzone sulla cosa più sfuggente dell'universo: il desiderio. Ed è per questo che Please Please Please Let Me Get What I Want si adatta così bene sia alle storie d'amore che alle cose da vendere. 



Qui sotto, un video sulla realizzazione dello spot John Lewis The Long Wait (La lunga attesa).
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