Ia ia oh!


Un eroe del nostro tempo



Raramente una mentina è entrata così prepotentemente a far parte delle ossessioni mentali italiane. Sì, c'era stata molti anni fa la liquerizia Tabù nella sua eterna scatolettina rotonda di latta in stile retrò con sopra lo slogan vagamente freudiano e... vivrai di più! . Tabù aveva questo spot celeberrimo ispirato ad Al Jolson e al manifesto del Cantante di jazz , ufficialmente il primo film sonoro della storia del cinema.






Liquerizia pura, questo è un sogno per me / che rabbia se mancassi, se non fossi con me aaaaargh!

Ora le mentine si sono moltiplicate, si sono anche trasformate in chewingum e non c'è più solo l'opzione Anche bianco! , ma migliaia di possibilità: la mentina salva i tuoi denti e ti fa illudere di risiedere in Svezia come l'Alberto Sordi del Diavolo , ti fa innalzare verso vette mai tentate prima, ti dà il coraggio di dire la verità e individuare i seni finti delle passeggere su un tram.
Questa mentina però va oltre. Basa sì il suo messaggio sull'iperbole, ma ci aggiunge una buona dose di follia. Prendendo un medium stra-parodiato - che già di per sè è una parodia - come la soap opera, lo spot Vivident Blast del 2011 è arrivato oltre lo scopo che intendeva prefiggersi.





Quella che doveva essere una presa in giro dei continui colpi di scena di una normale puntata di una soap - e infatti era alla "coda" con la presentazione del prodotto che doveva essere riservata la parte ritenuta più surreale, quella del presentatore in stile Monty Python e del Capodoglio che piomba addosso sulla scrivania - è diventata il catalizzatore dello stato d'animo di una generazione.

Abbiamo:

1) - il Padre che dolente guarda alla finestra




e poi si rivolge al Figlio (fuori piove). Arredamento del soggiorno di tipo intellettual-benestante, con libreria parete sullo sfondo.

2) - il Padre dice Figliolo, c'è una cosa che devo dirti. Pianoforte e pioggia sullo sfondo. Il mood è serissimo, la prima volta che si vede lo spot ci si casca con tutte le scarpe.

3) - primo piano del Figlio in pullover marrone, non più tanto giovane.

4) - a 00:10 arrriva la bomba: Non sono tuo padre. Primo piano perplesso del Figlio.

5) - Il Padre si slaccia il cardigan azzurro di lana. Al posto della maglietta della salute ci sono due seni in un busto.



Primo colpo di scena: Sono tua madre!

Il Figlio distoglie lo sguardo, gli manca il respiro,


manca pure a noi che pensiamo "Ma non doveva essere una pubblicità?".



6) - In realtà si sta preparando il secondo colpo di scena: il Figlio si accascia, grida con voce strozzata E io non sono tuo figlio! per poi rialzarsi di scatto. E' tirato da dei fili. E' un altro, cioè è lui ma è una marionetta. Il padre con i seni che sporgono dal cardigan lo guarda a dir poco esterrefatto (doveva essere lui il colpo di scena!) Come se nel finale di A qualcuno piace caldo Marilyn Monroe rivelasse di essere un uomo.


Il Figlio ora zompetta nel soggiorno cantando quello che ora è diventato l'inno dell'estate: Sono una marionetta ia ia oh! sulle note di Nella vecchia fattoria. Poi arrivano il presentatore, il capodoglio, il prodotto, lo slogan, ma a quel punto la tensione è scemata da un pezzo. Cosa sconvolge di più in questo spot? Alcuni hanno colto dei riferimenti a Pinocchio (il padre/madre come Geppetto, il figlio/marionetta, il capodoglio/pescecane); credo però che l'elemento più perturbante sia il ribaltamento di quello che noi intendiamo per "famiglia". Riusciamo ad accettare che in una drammatizzazione un uomo giovane e bello si riveli essere una donna o viceversa, perché comunque non è l'idea della bellezza fisica ad essere intaccata. Quando invece è un vecchio a rivelare di essere una vecchia (come nel terrorizzante finale a sorpresa de La casa dalle finestre che ridono di Pupi Avati), le nostre certezze sono seriamente scosse, come se la sessualità entrasse in un corpo che non ha più a che fare con essa per raggiunti limiti di età.
La piéce teatrale tedesca Max Gericke di Manfred Karge parla di una vedova costetta per non morire di fame ad assumere l'identità del marito operaio morto. Nel monologo la protagonista, ormai vecchia, tenta disperatamente di riagguantare i brandelli della sua defunta identità femminile, e vediamo alla fine questa donna vecchia e malandata scovare i suoi caratteri sessuali secondari dentro l'abituccio da pensionato della Germania Est.




Elisabetta Pozzi in Max Gericke al Teatro Due di Parma (2009)



Lo spettatore si trova a provare uno spaesamento molto simile a quello dello spot Vivident Blast. Ma è il figlio/marionetta il vero colpo d'ala della narrazione: ognuno si sente un po' tirato dai fili del destino, specie in questi ultimi anni, e l'idea di un uomo fatto e finito col pullover marrone che getta la maschera e proclama di "essere una marionetta" ha un che di liberatorio, specie se detto con voce stonata in un soggiorno azzurrino-Interiors con ia ia oh come commento finale. E' insomma il solito concetto immortale della maschera che ci portiamo attaccati per tutta la vita.



Ia ia oh.

3 commenti:

dona ha detto...

Caspita Tamara, che po' po' di argomentazione! E io che ti segnalavo lo spot perchè l'avevo trovato soltanto orrendo...
Secondo me l'intento choccante è talmente paradossale da diventare assolutamente ridicolo (nonchè molto irritante, considerato il numero di passaggi che siamo costretti a subire). Ma probabilmente, data l'età, sono io ad essere decisamente fuori target.

Tamcra ha detto...

Anch'io ho trovato lo spot decisamente choccante (mai quanto quello di Vigorsol con il chewingum che diventa un tornado, spettinando la fidanzata e spiumando un pappagallo sul trespolo):http://www.youtube.com/watch?v=BtFBdX6Wt0U&feature=related
Credo che la comunicazione delle mentine si sia ormai orientata per forza su un target "aggressivo-giovanile", dato che non si vedono molti vecchietti che le comprano - preferiscono un Gratta e Vinci -. Lo spot Vivident Blast può apparire "orrendo", e per molti utenti lo è, ma ha provocato forse senza volerlo una tale associazione di immagini nelle menti di tanti da andare oltre il semplice concetto di vendita del prodotto.

Davide Di Giorgio ha detto...

Grande Tamara, questo post è bellissimo e pieno di riflessioni stimolanti! Complimenti davvero! Questo tipo di pubblicità basata sui paradossi è tipica della scena inglese (e mi pare che l'agenzia che l'ha realizzato sia effettivamente britannica), penso che l'esponente più celebre della serie sia lo spot Vigorsol del 1997: http://www.youtube.com/watch?v=z4NLuGugad0