Alla Fiera del Libro



Considera l'aragosta: il manifesto di Più Libri Più Liberi 2010


La fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi si è conclusa da qualche giorno.
Io c'ero (come tutti gli anni, del resto). L'idea di scovare dei titoli che probabilmente non faranno mostra di sè da nessuna parte mi fa sopportare volentieri la scarrozzata di un'ora circa da dove abito fino all'EUR. Per chi non lo sapesse, sono quasi cinque chilometri. Una volta saliti sull'autobus e procedendo indomiti lungo la Cristoforo Colombo - l'arteria principale che conduce Roma ad Ostia e al litorale - , s'intuisce tre fermate prima dell'arrivo quelli che devono scendere per la fiera.
Hanno tutti la sportina di tela.
Ci deve essere un legame profondo fra le sportine di tela, dotate di manici lunghi che se solo le riempi per metà ti segano la spalla in due, e la Fiera del Libro. Non c'è nessuno che si porti appresso, che so, una borsa di Prada o una Louis Vuitton (taroccate o meno): molti hanno l'esigenza di portare queste scomodissime borse stampate in vari modi, dal negozio bio a Mafalda appena alzata che dice Oggi mordo! Seguendo le sportine, si arriva all'atrio del Palazzo dei Congressi, dove è stata allestita un'enorme biglietteria in cima alla scalinata. Qui si scatena la ridda degli aventi diritto con in mano biglietti di vario tipo: completamente gratis, con riduzioni varie, interi. Ai due lati della biglietteria spazzata dal vento freddo dell'EUR (la fiera è a dicembre) battono i denti i librai più sfigati dell'universo: i venditori africani di libri con storie africane dentro. Cercano di inseguire in mezzo al vento i partecipanti alla fiera con i loro volumi africani, confidando nel latente senso di colpa che alberga in tutti quelli che comprano i libri (e che non alberga affatto sulle spiagge fra i potenziali clienti dei venditori ambulanti di aquiloni e asciugamani). Dopo essere sfuggiti alla morsa del terzo mondo - perché il terzo mondo preferiamo godercelo al caldo dentro al Palazzo con un espositore possibilmente della nostra etnìa a spiegarci le cose - ci vengono schiaffati in mano dei volantini con uno sconto nel caso volessimo fiondarci a comprare un eBook , o lettore di libri elettronico. Con i volantini in mano varchiamo la soglia della Fiera, e ci accolgono i vari stand con le trasmissioni radio in diretta dall'evento, i vari salottini microfonati si accavallano fra di loro mentre tu cerchi di capire chi intervista chi. Fuori dai salottini in fila, il formicaio degli stand si stende davanti agli occhi: non è Francoforte o Torino, ma vista dall'alto la fiera fa una certa impressione.


Le case editrici piccole o medie trattano cose che voi umani non potreste (infatti molti degli operatori avevano un'espressione da replicante). Sono stata corteggiata a lungo da un signore che voleva vendere dei testi che avrebbero "cambiato il mondo", ho stretto la mano alla famosa traduttrice letteraria Susanna Basso, sono stata mandata da uno stand all'altro in cerca di una persona che conoscevo e che sapevo essere lì . Intorno le sportine danzano e ciascuno si riempie di primi capitoli di libri come se fossero figurine. Ne ho uno su un omicidio ambientato nella Londra vittoriana (luogo ideale per omicidi e perversioni, meglio di Stoccolma). Quello che mi affascina sono non le piccole, ma le piccolissime case editrici che danno gadget a tutti affinchè ci si ricordi di loro. Ho persino dei talloncini con le copertine dei loro libri - tra l'altro lo sforzo che fanno i grafici per le copertine è inversamente proporzionale alla grandezza della casa editrice - Qui un esempio di grafica minimal-anni '50 dalla 66thAnd2nd :




Oppure quest'altro, più tradizionale, dalla Hacca:



Un esempio del tipo di gente che si può trovare alla fiera lo si può trovare in questo piccolo slide show leggermente rielaborato da me in forma pittorica:


video

Uscendo dalla fiera sul far della sera si ripomba dal rosso dell'interno al buio dell'esterno, e si finisce per acquistare sulla scalinata anche il libro di ricette dell'Africa equatoriale che il venditore - buio anche lui - ti porge sapendo ormai che tutti quei libri hanno finito per aumentare i tuoi sensi di colpa nei confronti del mondo. Alla fermata dell'autobus direzione centro incontri crocicchi di persone che sono anche loro experienced come te, e stanno accasciate sulla semi-panchina anti-bivacco, un gluteo sì e uno no e il resto del corpo bilanciato dalla sportina i cui manici fanno sanguinare le mani.
Perché chi va alla fiera del Libro è, sotto sotto, un martire.

2 commenti:

dona ha detto...

Grazie per avermi fatto visita e aver commentato sul mio blog: mi ha fatto piacere fare la tua conoscenza! A presto!

Watkin ha detto...

!!!