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Giù la maschera!

Jean Marais in Fantomas minaccia il mondo (1965)



Mentre fuori si sta scatenando il diluvio, ho la faccia semi-immobilizzata.
Mi sono messa su una maschera di bellezza.
Fin da piccola sono sempre stata affascinata non tanto dalle maschere quanto dal momento fatidico in cui un personaggio si toglieva la sua, di maschera. Esemplare era la serie di Fantomas degli anni '60, con Jean Marais nei panni del Genio francese del Male e Louis De Funès nei panni dell'ispettore Juve (si pronuncia Sgiùv con la g dolce, la squadra di calcio non c'entra). Quando Fantomas si toglieva una dei suoi milioni di maschere perfette,



appariva una faccia grigio piombo con un taglio per la bocca, quasi senza naso e due buchi bianchi per gli occhi. Io rimanevo malissimo davanti a quella visione, ma non potevo fare a meno di ammirare - avevo cinque anni - la maestria di tutta l'operazione. Una maschera intera! Di gomma! Altro che Carnevale!
Le maschere "di bellezza" più divertenti sono quelle tipo peel off, che piano piano formano una pellicola trasparente sul viso tipo colla vinilica (e come le due filosofe di Ostia si può finalmente dire di stare a ffà 'a colla). Durante l'attesa la maschera si aggancia alla pelle, impedendo parzialmente ai muscoli facciali di cooperare, così si ha una vaga idea di che cosa si va incontro a forza di iniezioni di Botox.
Il fascino della maschera tolta davanti a tutti, o da soli davanti all'obbiettivo, è una scena madre a cui pochi sanno rinunciare. Dal Fantasma dell'Opera in giù,


è tutto una musica in crescendo, sguardi atterriti solitamente di donna, campo/controcampo, dettaglio delle mani che si afferrano il collo e voilà! La faccia non c'è più. Urlo finale (della donna,ovvio).
Naturalmente occorre togliere i capelli dal viso, altrimenti una ciocca o due rimarrà impastata nella maschera. Mentre si attende il momento della caduta del viso artificiale, si possono fare alcuni esercizi ginnici ispirati al personaggio della bambola nel Casanova di Federico Fellini, alla cui faccia si sta somigliando ogni minuto di più:



Un video particolarmente impressionante fu quello firmato dai registi inglesi Godley & Creme
per una canzone di Lou Reed degli anni '80, No Money Down. Passato sull'allora potente MTV, era in un certo senso la raffigurazione dell'artista come marionetta dal volto di lattice. Verso la seconda metà del video accade però qualcosa: Lou Reed - marionetta si strappa la faccia-maschera, e rimane con l'impalcatura di metallo e i bulbi oculari di plastica che si muovono di qua e di là, mentre la mascella inferiore vaga libera e finisce la canzone:




E' giunto il momento di togliersi la maschera. In bagno, con la luce dello specchio che peggiora i lineamenti, si prova a togliere la maschera peel-off dal collo in su, come Fantomas, ma si ottiene solo una striscia scrausa di pellicola, e non "la maschera", la vecchia identità che se ne va via con l'acqua tiepida. Allora si adotta il sistema Lou Reed: tutto via da un lato. Rimangono impigliati i capelli nell'operazione, si pela via la pellicola a brani, una striscia dietro l'altra, si pulisce il rimanente ed ecco.
Nello specchio appare una nuova faccia, leggermente più arrossata della precedente, niente occhi che cadono, niente pelle grigia, niente mascelle squadernate.
Uno quasi ci rimane male.

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La reunion

"Vediamo come va, no?"


La reunion non sta ad est di Madagascar.

Non si trova neanche nei condomini, previa conta dei millesimi.

Non avviene durante le feste comandate, fra marito e moglie che vogliono divorziare, il cognato che viene minacciato di morte e il nipote che sposta le cocce di mandarino sulle cartelle per vincere a tombola.

Non si fa fra ex-compagni di scuola vent'anni dopo, fra oblìo e tristezza per il tempo che passa.

La reunion è una cosa seria. E' un morbo che attacca a un certo punto i gruppi pop e rock, ed è sempre più contagioso.

Qualche decennio fa la reunion si chiamava, con termine teatrale francese, la rentrée , e riguardava attori/ici di una certa età che andavano a sfidare ancora una volta, dopo un primo dignitoso ritiro, i marosi del palcoscenico.

Le band non arrivavano alle rentrées per tre motivi:

1) C'era sempre qualche membro a decedere per motivi di alcool e droga, e così si azzoppava il gruppo originario;

2) I gusti cambiavano così in fretta che non valeva la pena penare tanto per non essere riconosciuti dal pubblico - e magari presi a bottigliate -

3) Si guadagnava abbastanza, se si aveva avuto successo, con le royalties del catalogo dei dischi realizzati, magari vendendo i diritti a questo o quel film o per le pubblicità.

Adesso, con l'allungarsi della vita, è accaduto l'inevitabile: quelli che ascoltavano le band a vent'anni sono cresciuti nonostante gli sforzi per rimanere uguali a com'erano giovani, e vogliono tornare ad ascoltare le suddette band senza vergogna. Ne frattempo i ventenni attuali sono molti di meno e dato il continuo flusso di musica in streaming on line il mercato dei CD (ex-vinili, ora da collezionare) è crollato. Quindi, si è cercato di spostare il mercato sui concerti dal vivo. Infatti, se ci si fa caso, l'artista un tempo inviava il video della sua ultima composizione, dopodichè faceva il giro delle televisioni per la promozione del disco, e solo in un terzo tempo arrivava il tour. Oggi lo stesso artista anticipa i brani on line, parte subito per il tour e in terza battuta arrivano i supporti sonori (CD o anche vinile da collezione, a volte si vendono i dischi direttamente ai concerti).

La vita si è allungata, e si è formato un mercato "adulto" che va ai concerti rock e pop (altra grande fetta di mercato) : se i festival più famosi trent'anni fa erano delle autentiche fiere nel fango,

si campeggiava dove si poteva, i bagni erano "alla turca"
- ma che importava, si era giovani e forti! - ora vi sono in molte parti spazi delimitati per le tende,


e si può persino mangiare.


Questo perché in parte le condizioni di vita del frequentatore medio di festival sono migliorate, e in parte perché parecchi non sono più teenager e pretendono posti relativamente meno scomodi.

Le reunion qualche anno fa erano vissute in maniera drammatica dai componenti che si dovevano riunire: ormai troppo vecchi, si rinfacciavano senza sosta questo o quel diritto su canzoni o donne. Un po' come i Ragazzi irresistibili della commedia di Neil Simon. Era anche uscito nel 1998 Still Crazy ,un film inglese su una band immaginaria che, appunto, si va a riformare dopo ben vent'anni:




Il film Still Crazy su YouTube in segmenti (V.O. con sottotitoli in inglese)

Ora la prospettiva di rivedersi per tirare su altri soldi e far salire di valore il catalogo delle canzoni - che è il vero tesoro di ogni musicista - non è poi così tragica e da "ultima spiaggia" come un tempo, supposto che ogni membro sia stato capace nel frattempo di fare un'onorevole carriera solista o di vivere in un posto caldo con piscina. I giornali specializzati e non parleranno a lungo delle ragioni che hanno portato alla reunion, i fans si si divideranno fra delusi ("Venduti!") ,entusiasti ("Li ho visti dal '90 in poi, non vedo l'ora di rivederli coi miei nipoti" ), entusiaste ("Mi ricordo quando ho fatto autografare le mie mutandine dal cantante! Non le indossavo, ovviamente.") e neofiti ( "Ho scaricato il terzo album, non sono male, copiavano un po' i Nirvana").
Tutta questa noiosissima introduzione per un solo fatto:

I Pulp faranno la loro reunion nel 2011.

Che Dio ce la mandi buona.


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La piattaforma

Ma gli autobus sognano paline elettriche?
(foto originale di Omar Cugini, 2005)



Dicono che gli autobus soffrano.

Tutte quelle curve e scossoni, e frenate, e apri le porte, e chiudi le porte, e vai al capolinea - che chissà perchè é quasi sempre una palina sulla strada buia (qualche volta si vedono vicino alla palina due bagni chimici con l'enorme marchio TOI TOI col cuoricino,
patetico tentativo di far sembrare una coppia di vespasiani portatili per il personale Trambus un qualcosa di "simpatico").
Di sicuro il jumbo bus che doveva partire alle 18:00 dalla Stazione Termini per andare verso Montesacro (e oltre), ne aveva viste troppe. Aveva caricato un signore sulla sedia a rotelle ed il suo acompagnatore, oltre al solito centinaio di persone in piedi e sedute. Corro in scia a un giovanotto con cappotto di pelle nera, pensando: con quel soprabito da Inglourious Basterd, figurati se non riesce a salire i tre gradini del jumbo. Così, é, e io appresso a lui. Mi guardo intorno, avevo notato che le frecce del bus erano entrambe accese (segno che sta riscaldando i motori per partire). Bene, mi frego mentalmente le mani e aspetto. Il signore sulla sedia a rotelle è al suo posto col suo accompagnatore, gli altri passeggeri aspettano, chi col cellulare, chi con il lettore mp3, chi con l'IPhone collegato con gli auricolari. Variamente vestiti in sfumature scelte dal nero al cammello (tornato di moda quest'anno).

Non noto un piccolo particolare.

La pedana della porta centrale è calata sul marciapiede.

Ogni tanto si muove, come se avesse il singhiozzo, poi resta ferma. Metà dei passeggeri, a mano a mano che passano i minuti, danno occhiate sepre meno distratte e sempre più preoccupate a quella lastra di ferro appoggiata per far salire le persone su sedia a rotelle. L'uomo dal cappotto bastardo non sa se scendere o rimanere impassibile.
Tutto l'autobus ha un sussulto quando vede l'autista in piedi. Per chi è abituato ai mezzi pubbblici, questo vuol dire una sola cosa: sta per chiamare i rinforzi perché non ce la fa a tirare su la pedana. La quale continua imperterrita ad avere il singhiozzo. Io prego che a nessuno venga in mente di accusare il signore dalla sedia a rotelle, per aver chiesto all'autista di far scendere quel pezzo di metallo che ora non ne vuole sapere di rinfoderarsi sotto la doppia porta.

L'autista scende dal jumbo.

Cinque cellulari scattano in contemporanea per avvertire casa. Un tempo li tiravano fuori per farli vedere orgogliosamente in giro, ora questa frenesia anni '80/ Wall Street / "abbiamo l'esclusiva" si è ridotta in un ben più mesto "torno tardi, l'auto s'è scassato". E a nessuno viene in mente di pensare a una scusa: le scuse sono ben più gioiose della realtà.
Ora c'è il 50 per cento dei passeggeri a terra che guarda l'autobus come se fosse il Titanic che affonda. L'altro 50 per cento è seduto o è in piedi, ma non se la sente ancora di abbandonare la nave. Infatti nei naufragi per salvare la gente ce ne vuole, e non perché manchino le scialuppe (come fu effettivamente ne caso del Titanic), ma perché tutti sperano che all'ultimo momento salti fuori un autista o riparatore Atac con la mantellina da Superman e un cacciavite in mano che fa miracoli.
La pedana ha il delirium tremens. Una ragazza scende e tenta di posizionarla sotto la porta centrale, l'autista preme i bottoni, il mezzo stantuffa, le sospensioni si abbassano... Niente. Il signore sulla sedia a rotelle e il suo accompagnatore appaiono disperati, ma non domi. Chiedo che ore sono all' Inglourious Basterd, che tira fuori il suo cellulare dopo qualche secondo (l'orologio non ce l'ha più nessuno, credo che l'atto di tirare fuori qualcosa per sapere l'ora sia una specie di ritorno al passato, quando c'erano i cipolloni legati ai panciotti dalle catene d'oro).
Arriva il momento che tutti hanno rinviato: il secondo autista che dice al resto della popolazione di scendere e aspettare un altro mezzo. Una donna sotto un'enorme valigia e una capigliatura ancora più enorme, sembra la moglie di un Hobbit , insiste nel voler salire con tutta la valigia. La sconsigliamo vivamente, mentre sono scesi dalla pedana traballante l'uomo con la sedia a rotelle e l'accompagnatore. Il buio circonda tutti noi, come se l'avessero creato apposta. L'autista cerca ancora di sistemare la piattaforma perduta, ma ormai si pensa a portare il mezzo al deposito. Arriva un nuovo autobus, e l'uomo con la sedia a rotelle vi riesce miracolosamente a salire con tutto l'accompagnatore.

Il bus è vuoto, ormai, con le orbite dei finestini cave e la pedana penzoloni, come uno con la patta dei pantaloni aperta. Si avvicina a passo di piccione una signora vecchissima, in ciabatte estive simil -Pescura,
senza calze e con degli incongrui occhiali da sole, che trascina un carrellino per la spesa. In mano ha un biglietto, sale sul jumbo - oh, che bell'auto vuoto! - seguita a mettere il biglietto nella timbratrice, ma niente accade nell'oscurità. Tentiamo a mezza voce di dirle No! E' guasto! Non lo faccia! , ma lei insiste dietro gli occhiali da sole nella notte blu di Prussia, col carrellino che le si affloscia accanto.

L'autobus dalla pedana penzolante, forse rincuorato, ringrazia.

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Mondo Silvio


Mondo Topless!

Questa volta il nostro caro Leader l'ha fatta grossa. Si sapeva che prima o poi sarebbe successo, che ogni anno l'asticella sarebbe stata spostata una tacca più in basso, come nel Limbo . Ma una storia come quella raccontata dai giornali da qualche giorno pone il tutto a un livello superiore.
Qui non ci sono più le cene a Palazzo Grazioli a Roma o gli inviti a Villa Certosa in Sardegna , ma una richiesta d'aiuto da parte di una giovane marocchina in difficoltà con la famiglia. L'immaginario erotico si sposta quindi dai viaggi "esotici" (anche Palazzo Grazioli può essere considerato un luogo esotico) al mondo oscuro e borderline di Chi l'ha visto . Lui vuole aiutare personalmente questa Ruby - l'ha detto al telefono al capo gabinetto della Questura di Milano, quindi la ragazza non può essere trasferita di nuovo in una casa famiglia, ma affidata all'igienista dentale e consigliere regionale Nicole Minetti . Ruby, che era stata denunciata da una sua amica per il furto di 3.000 euro, (quindi Ruby ruba), viene rilasciata dopo otto ore e accompagnata fuori dalla Minetti. Ora sembra che c'entrino anche Emilio Fede - nei panni dell' Uomo Compiacente - e l'onnipresente Lele Mora . Dalle tristezze di Chi l'ha Visto ? si passa ai festini incoffessabili con Fede e Lele, e a questo punto sguscia pesantemente un nome, anzi, un doppio nome:
Bunga Bunga.
L'Italia ha da sempre avuto una passione per le attività contrassegnate dal doppio nome: negli anni '60 Gianni Morandi andava a cento all'ora per veder la bella sua introducendo la canzone con Dunga-dunga-dun-dunga-dunga. Nei '70 c'erano Raffaella Carrà ed Enzo Paolo Turchi con il Tuca-Tuca . Negli anni '80 un certo Gianni Drudi chiede alla sua gonza di fare Fiki-Fiki insieme. Già si sente l'influenza delle televisioni private, che poi porterà vent'anni dopo all'esplosione del bunga bunga.
Le origini di questa parola sono state già spiegate diverse volte (barzelletta oscena, fiore enorme indonesiano, scherzo di Virginia Woolf ai danni della Marina Britannica). Ruby avrebbe sentito dire da Berlusconi che sarebbe un rito erotico copiato da Gheddafi. Il cerchio si chiude: Silvio, facendo bunga bunga dopo cena con l'aiuto di Fede e Lele - immaginiamo in un enorme salone illuminato pieno di donne, Viagra e champagne - si richiama all'italica tradizione dell'uomo alle prese con la "donna esotica", come raccontava la canzone dell'Italia fascista e coloniale Zikipaki Zikipù (Tosto lui si mise a far / Zikipaki Zikipaki Zikipù). L'Italia ha da sempre avuto una passione per le attività contrassegnate dal doppio nome: negli anni '60 Gianni Morandi andava a cento all'ora per veder la bella sua introducendo la canzone con Dunga-dunga-dun-dunga-dunga. Nei '70 c'erano Raffaella Carrà ed Enzo Paolo Turchi con il Tuca-Tuca . Negli anni '80 un certo Gianni Drudi chiede alla sua gonza di fare Fiki-Fiki insieme a lui. Già si sente l'influenza delle televisioni private, che poi porterà vent'anni dopo all'esplosione del bunga bunga. La cosa sembra sceneggiata appositamente per piacere al grande pubblico: la fanciulla esotica "da salvare" nel cuore della notte - perché le donne si devono sempre salvare da qualcosa, in cambio ovviamente di qualcos'altro -, la doppia telefonata misteriosa al capo della Questura milanese, la "protezione" di un'altra donna "di fiducia" mandata appositamente dall'Innominato di Arcore, la rivelazione che essa è in realtà la nipote di Mubarak, il rilascio della fanciulla, il bunga bunga dopo cena.
all'inizio degli anni '60 furoreggiavano dei documentari di tipo scandalistico il cui capostipite - fatta eccezione per l'antologia di numeri da night Europa di Notte del '56 di Alessandro Blasetti fu il deprecato e celebrato Mondo Cane di Gualtiero Jacopetti (1961).



Il trailer originale di Mondo Cane (1961)

I Mondo Movies - come vennero chiamati dopo - avevano il compito di far sognare e scandalizzare il pubblico perbenista di allora, e avevano sempre una voce fuori campo a commentare con piglio beffardo quello che si vedeva sullo schermo. La voce rappresentava un po' il sentire del "pubblico medio" quello che diceva "Ah, che roba" e rimaneva però con gli occhi incollati alle immagini, che venivano sparate con un montaggio che avrebbe insegnato molto agli attuali programmi televisivi di Infotainment . Nella mia famiglia ci si tramandava ancora certi episodi del primo Mondo Cane, come l'Oktoberfest in Germania ripresa il giorno dopo, oppure il ristorante sofisticato che vendeva piatti a base di insetti (Avevamo anche il 45 giri della colonna sonora de La donna nel mondo). Naturalmente col passare degli anni le testimonianze del mondo cane dovevano essere ancora più "canine" e scioccanti - e spesso venivano ricreate in studio - , fino ad arrivare a torture e cannibali in Africa ed altrove. Oggi questo sottogenere cinematografico è travasato nella televisione, noi stessi ci siamo mondocanizzati, o forse lo siamo stati sempre, solo che la disapprovazione generale (la voce fuori campo) ci aveva impedito di seguire apertamente questa tendenza. Lo stesso Silvio sembra uscito da un film di Jacopetti, anzi, credo che usi un metodo tutto Jacopettiano per dirigere la sua vita privata e pubblica: prima arrivano le rivelazioni, poi la smentita (la voce off) poi la conferma (la scena "pugno nello stomaco") e poi, mentre tutto il mondo commenta e disapprova, arriva la fiera dichiarazione ("Sono orgoglioso del mio stile di vita"), corrispondente alla code sarcastiche degli interventi fuori campo. Voi potete solo guardare, noi facciamo bunga bunga.

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La strada dei tre parrucchieri



Nel quartiere Talenti a Roma c'è una strada dove ho contato tre parrucchieri. La strada non è tanto grande, ed è punteggiata da palazzine con mattoni cortina e mini-giungle dal plumbago alla dracena che sporgono da parecchi balconi. Cosa ci fanno tre saloni di parrucchiere in neanche trecento metri di strada? A chi potrebbe servire l'avviso: Vieni a provare il tiraggio definitivo? Forse questa strada è in realtà un percorso iniziatico dove il tiraggio definitivo del cartello è la meta finale. Gli altri due saloni presentano infatti queste vetrine:



Art du Coiffeur si trova all'inizio della via, ed è l'inizio del viaggio, un luogo - si può vedere dall'insegna della figura con gli occhi chiusi - dove si può essere tentati dai percorsi dell'Arte applicata all'acconciatura e si possono magari sperimentare messinpieghe allucinogene. Una volta iniziati, il secondo passo, o step, è quello di un Luogo dove poter sperimentare sul resto del corpo quello che si è già provato sulla testa:





Qui troviamo una sigla misteriosa, EDOS che potrebbe avere a che fare con l'edonismo come pure con il cibo (dal latino edo, io mangio). Il colore dominante è il verde, sfumatura Veronese. Una figura femminile in vetrina, stavolta con gli occhi aperti e un fiore nei capelli, ci guarda a afferma che la bellezza passa attraverso la salute. Evidentemente questo è il famoso Luogo Intermedio, dove si praticano i Sacri Lavacri e le Purghe Rituali una vota entrati (Infatti salute significa anche salvezza). Una volta usciti da lì si fanno quattro passi e si attraversa la strada dove ci aspetta il fatidico Tiraggio Definitivo della prima foto.







Gli Iniziati potrebbero essere appesi mani e piedi e sottoposti a una benefica tiratura del corpo, oppure definitivamente tirati, ossia che alla fine hanno tirato le cuoia. Questo spiegherebbe la presenza di una ASL sul marcapiede opposto, e alcuni fotoritratti azzurrati di individui nel fiore degli anni: sono quelli andati oltre, e che non sono più tra noi. Ecco perchè su quella strada ci sono tante persone anziane.


Un'altra strada pericolosa è quella che prende Dave Gahan dei Depeche Mode nel video di Suffer Well (2006) :




Nel video, diretto da Anton Corbjin, si vede Dave sfilarsi l'Anello della Fedeltà - qui è tutto simbolico e con le iniziali maiuscole - entrare nel più classico dei Cammini verso il Peccato, fino a diventare un cumulo di neve sporca che verrà additato da un Dave parallelo e "sano" (con l'anello)in auto con la sua donna. Non ci sono i parrucchieri, ma gli altri due Depeche Mode nei panni dei due manichini del negozio di spose:

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Harry Enfield e il passato che torna


Un uomo senza qualità?

Per lungo tempo sono stata ossessionata da alcuni annunci pubblicitari su giornali e riviste che avevo religiosamente ritagliato nel corso di una mia vacanza-studio in Gran Bretagna nel 1994 e raccolto in una cartella. Non so più che fine abbia fatto questa cartella, ma gli annunci me li ricordo ancora a distanza di sedici anni. Erano della Mercury Communications, che negli anni '80 fu la prima compagnia telefonica a sfidare nel Regno Unito il monopolio di British Telecom con proprie tariffe, cabine telefoniche - i cellulari erano ancora dei mattoni con l'antenna - e un suo prefisso personale.
Il protagonista di questa campagna in bianco e nero con tocchi di azzurro, il colore della Mercury, era Mr. Grayson, un probo cittadino britannico di mezza età coi baffetti e la grisaglia. Tutta la campagna era in perfetto stile anni '50, con un'aria di continua meraviglia di fronte ai marvels of modern science che la Mecury apportava.

Mr. Grayson alle prese con la carta telefonica Mercurycard



Era come se la Wind, invece di Panariello e Vanessa Incontrada facesse una campagna con Paola Cortellesi truccata e vestita da Edy Campagnoli...

L'idea a quel tempo - la fine del ventesimo secolo - era geniale: la novità del prodotto che si sposava con una comunicazione proveniente di un'epoca in cui tutto celebrava "le magnifiche sorti e progressive". (La stessa idea è stata riciclata per la Coca-Cola nel 2010). Quello che però non sapevo era che Mr. Grayson era uno dei tanti personaggi creati dall'attore e scrittore comico inglese Harry Enfield.
Alla fine degli anni '80 e all'inizio dei '90 Enfield sviluppò personaggi memorabili come l'insopportabile nuovo ricco Loadsamoney (il nome è una contrazione di "a lot of money", "un sacco di soldi") e gli ancora più insopportabili coniugi Considerably Richer Than You , marito e moglie della classe media che passano il loro tempo a ricordare a tutti quanto essi siano "assai più ricchi di voi". Una citazione a parte merita l'adolescente Kevin, che giunge allo scadere del tredicesimo anno di età trasformandosi nell'incubo delle famiglie: il Teenager. Questo personaggio farà da spunto allo studente infernale Lorenzo interpretato da Corrado Guzzanti :



Kevin the Teenager



Lorenzo



Tornando a Mr. Grayson, in realtà era il coprotagonista - o meglio, l' "aiutante" di un incredibile presentatore TV degli anni '30 (la BBC iniziò le prime trasmissioni nel 1929), Mr. Cholmondley-Warner (l'attore Jon Glover), la cui missione è quella di riportare con i suoi filmati altamente educativi i sani valori dell'Impero britannico.


Ecco, nello splendore del bianco e nero televisivo "dell'epoca", un fermo invito a tutte le donne a conoscere i propri limiti e a non usare le loro sciocche testoline:





Gli stilemi del filmato educativo ci sono tutti: la voce fuori campo, la situazione di partenza sbagliata, la spiegazione "scientifica" con il cartone animato e la situazione di arrivo "corretta". Quest'altro filmato invita invece le giovani a scegliere bene il marito per non incorrere nel minefield of caddishness (nel gorgo della disonorabilità):



Da notare la parata dei pretendenti, dallo "straniero" con brutte intenzioni - che naturalmente parla con l'accento francese - al Mister Hyde barbuto che rantola "I find you uncommonly beautiful...". La ragazza sembra aver perso tutte le speranze, ed ha una crisi isterica - e viene adeguatamente schiaffeggiata - quando finalmente lei nota Charles (Enfield), un timido giovane che sta firmando un cospicuo assegno per i poveri; per un devoto e ricco sfondato membro della Chiesa Anglicana, è infatti importante mostrare "meno modestia per la gente bisognosa che per sè stessi". E' lui.

La cosa interessante è che i consigli dati da Mr. Cholmondley-Warner sono molto simili a quelli che si possono trovare oggi sulle riviste femminili.

Qui altri filmati educativi, compresa una imbarazzatissima guida per coniugi "atta a produrre... la progenie" (in order to produce... offspring) :



Nel 1989 su Channel 4 andò in onda il finto documentario (o " Mockumentary") Norbert Smith - A Life sulla straordinaria carriera del più grande attore del 20° secolo che la Gran Bretagna non abbia mai avuto. Scritto dallo stesso Enfield e da Geoffrey Perkins, in realtà è - sullo stile di Zelig di Woody Allen - una cavalcata ironica sulla storia del cinema inglese, dai "drammi sociali con redenzione" degli anni '30 a quello che è il film sentimentale britannico per eccellenza, Breve Incontro del '45 (qui ridotto a una pubblicità di detersivi),dal Free Cinema anni '60 fino alle commedie scollacciate Carry On dei '70. Passando dal bianco e nero fino ai colori pastosi della televisione, il leggermente rimbambito attore si perde nei ricordi, coadiuvato incessantemente dalla moglie-badante. Qui sotto l'intero film su YouTube in segmenti:




"Suo padre, era un uomo. Sua madre, una donna."


Il film è talmente divertente da superare eventuali barriere linguistiche (la recitazione affettata tipica delle prime pellicole sonore trasportata nei bassifondi di Londra è irresistibile, come pure gli accenti "northern" spinti a un punto tale da tramutare il deprimente realismo in un qualcosa di surreale). Lo stesso Enfield passa da un'interpretazione all'altra senza che noi ce ne accorgiamo: lui diventa tutti gli attori di tutto il cinema del Regno Unito, gli manca solo Karlheinz Böhm ne L'occhio che uccide (forse perchè la storia era veramente troppo tragica e "moderna" per poterla volgere in parodia)

Attualmente Harry Enfield, dopo un periodo di allontanamento volontario dalle scene, è ritornato alla BBC2 con una nuova serie: Harry and Paul .

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Il Tricheco


La gente dice che sono matto...


Dovrei farne settanta, oggi.
Se fossi ancora là.
In tutto il mondo stanno suonando la mia Imagine, in tutte le salse possibili.
Proprio davanti a quelle persone a cui non era diretta. Papi, capi di stato, capoccia vari. Vatti a fidare di un arrangiamento al pianoforte.
Hanno fabbricato chitarre simili alla mia con la mia foto sopra. E fin qui pazienza, anche ai tempi con Paul e George e Ringo facevano soldi con la parafernalia a noi dedicata.
Hanno messo all'asta un mio bagno, cosa si credono, di sedersi lì sopra e trovare l'ispirazione?Hanno stampato di nuovo le mie canzoni, in cofanetti da due, da tre, da quattro, da cinque.
Hanno preso un filmato dove parlavo del mio libro




A Spaniard in the Works e di cosa mi avesse ispirato a scriverlo, mi hanno messo sopra un'altra voce e mi hanno fatto fare la pubblicità ad un'auto.
Come dicevo ad Elvis qualche tempo fa, a volte mi chiedo se quello che ho fatto non sia finito in una brutta borsa ...
Una ragazza in Italia ha cantato questo testo su di me; peccato che Yesterday sia di Paul, anzi, lo prendevo pure un po' in giro all'inizio, diceva che aveva trovato l'ispirazione in un sogno...





Vedo tutti quanti darsi da fare in nome mio, fanno film su quando ero ragazzo ,



Io li lascio scorrere.

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Ho sconfitto il colesterolo

Ho sconfitto le rughe sul mio volto...



E' in auge la sconfitta del colesterolo.

Si vedeva nel 2009 Little Tony dichiarare convinto in uno spot televisivo di aver sconfitto il colesterolo, con il geniale paragone delle arterie ostruite a un mixer con i tasti intasati dalla polvere ("Addio bel suono!").


Tony si presentava al pubblico abbronzato, vulcanizzato e nerochiomato come neanche Elvis Presley a vent'anni, parlando del suo "cuore matto": c'è una certa nota di sincerità nel suo essere testimonial, dovuta anche ai suoi recenti problemi di salute. Quello che però è inquietante è la attuale quantità di personaggi che prima di presentarsi dichiarano prontamente - alcuni mostrano le loro analisi come biglietto da visita - di avere sconfitto il colesterolo. Hanno superato la cinquantina ma non ne vogliono sapere, e si fanno intere campagne pubblicitarie photoshoppati dalla testa ai piedi. L'esempio più eclatante è quello di Madonna per gli stilisti Dolce e Gabbana, come si nota in queste immagini prima
e dopo la cura:


e viene forte il sospetto che le immagini col colesterolo vengano divulgate di straforo perchè esse stesse fanno parte dela campagna. (Madonna come testimonial agée che però vuole apparire ancora giovane che però non ha più l'età che però ha le foto ritoccate che però si vede in ogni modo che non ha più l'età ed è quindi l'immagine ideale di un marchio che non vuole passare per giovanilista a tutti i costi ma avere appeal presso un' acquirente maturo/a). Quello che sta passando in televisione da un mese salta però a piè pari tutti questi ragionamenti e va un passo oltre: si vede Fiorello vestito di bianco come l'Ultimo degli Immortali avanzare felino a un ristorante con Barry White in sottofondo - scelta esatta, dato che rappresenta la giovinezza del Nostro - . Ci guarda negli occhi e ci informa sornione che ha demolito il colesterolo in eccesso e che le sue difese immunitarie giocano sempre in attacco. Si capisce subito che si vuole prendere in giro tutto il mondo decolesteromizzato, (e c'è una citazione di Danacol-Little Tony proprio nella sfolgorante messimpiega di Fiorello), ma qui tira un'aria da film di fantascienza sociologica tipo Gattaca (1997) o altre pellicole dove sono presenti Umani Perfetti più o meno Geneticamente Modificati. Dopo essersi messo un bocciolo di rosa bianca all'occhiello, Fiorello ci dice perchè ha il dono dell'Eterna Giovinezza: è tutto grazie alla compagnia telefonica Infostrada. A questo punto, la demolizione del Mito: un vetusto cameriere al tavolo gli porge il menu, Fiorello lo allontana col braccio - il tipico gesto del presbite - e il cameriere gli fa compìto: ha bisogno degli occhiali? Vuole i miei? Il Forever Young è distrutto più del David Bowie di Miriam si sveglia a mezzanotte (1983) quando Catherine Deneuve lo informa che sì, gli aveva promesso l'eternità in vita, ma solo per duecento anni. La sua bocca si contorce in un rantolato sìi.. La cosa straordinaria di questa serie di spot è l'ironia sposata con un vago senso di inquietudine: noi ridiamo di Fiorello che si prende gioco di un mondo pubblicitario preesistente e già digerito (cosa rarissima nel panorama italiano) , e allo stesso tempo ci vengono i brividi a pensare come in realtà lui incarni seriamente i nostri desideri più riposti. Chi non vorrebbe girare per ristoranti dopo aver sconfitto le rughe sul proprio volto?




Nel secondo spot l'atmosfera si tinge di Dolce Vita e piaceri della carne. Fiorello stavolta è in nero ad informarci che lui, a cinquant'anni, installa, crea profili, chatta, e soprattutto TAGGA. (Una signora sullo sfondo a destra lo osserva estasiata). L'uso della terminologia da social network in chiave esotico-sessuale è irresistibile (Al computer sono una SPADA, normalmente si direbbe una scheggia). Il ruolo del guastafeste stavolta è di un ragazzino che vuole l'autografo non per lui, ma per... sua nonna.
Per sua nonna... si smoscia lui.




Ormai Fiorello non lo ferma più nessuno: nella terza puntata scende vestito di beige dalla scalinata di Piazza di Spagna attorniato dai giornalisti, cade e si sente dire da un reporter simil - John Turturro: Non si spaventi, sono cose che capitano con l'età...

Capitano... Ripete col fiatone Fiorello - ...con l'età...



Infine, il momento più atteso per un attore o giù di lì: l'incontro coi fan

Ma che sei Fiorello? Ma lo sai che te guardavo sempre quann'ero regazza? (vecchia signora con accento marchigiano)


Il nostro Highlander a questo punto scoppia a piangere. Per il momento la saga dell'Eterna Giovinezza termina qua, ma c'è ancora un mistero da chiarire: qual è il personaggio a cui in realtà Fiorello si ispira - e che proprio per questo rende gli spot così efficaci?

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The September Issues*

* (Il September Issue è l'enorme numero di Vogue con tutte le indicazioni per la Nuova Moda, ed esce, appunto, a settembre dopo le sfilate. Gli Issues sono i guai -inglese colloquiale- ).





Un cartone animato Warner del 1937 dove tutti i prodotti di un vecchio emporio in una notte di pioggia si impegnano a dare vita ad un varietà. Il motivo da 2:30 in poi diventa September In The Rain e le figure a cui fa riferimento sono Al Jolson, Fred Astaire e Ginger Rogers (3:35), Fats Waller (4:26) e Louis Armstrong (5:11).

Il mese di settembre è iniziato già da ventotto giorni, ma si può dire che è veramente settembre da quattro. Quando arrivano le nuvole dopo l'ultima ondata di caldo e tu pensi che ora se ne andranno vrso sud-est dopo ventiquattr'ore ed hai la sacca per il mare lì per terra ai piedi del letto ancora intatta.
Le nuvole non se ne vanno.
Hai lo smalto sulle unghie dei piedi, ti è costato una fatica boia stenderlo strato dopo strato (almeno tre, l'ultimo dei quali fa un solco sull'alluce quando infili di nuovo la pantofola, e devi ricominciare tutto daccapo). Alla fine lo smalto ti viene bene ma sei così esausta che giuri che quello sarà l'ultimo smalto che stenderai per tutta la stagione.
Ed ora ti guardi le unghie dei piedi, e vedi che sono un millimetro più lunghe del previsto mentre la lunetta all'inizio dell' unghia è bianca - segno che la succitata unghia è cresciuta, la lunetta bianca è l'equivalente pedestre della ricrescita dei capelli - e pensi che sbatteranno contro la punta delle scarpe che dovrai portare chiuse.
Settembre è anche questo: le unghie in conflitto con le scarpe.
Assieme alle unghie, noti che la pelle comincia a seccarsi e a squamarsi laddove la settimana precedente sudava e ti dava filo da torcere con eventuali peli superflui (che anche se non ci sono, CI SONO, come i mostri nell'armadio). Afferri il primo bottiglione di crema idratante - quello che hai comprato all'emporio assieme al detersivo per piatti - e ti spalmi per cercare di spianare il polveroso paesaggio di squame che ti si spalanca davanti agli occhi.
Una volta deungulata e spalmata il tuo sguardo si posa pietoso sulla sacca da mare. sai che devi disfarla, ma - come per calze e calzini che rifiuti ancora di mettere - vuoi che sia ancora lì, pronta per quando le nuvole passeranno.
Inizia a piovere.
Cominci a sentire freddo, allora ti metti una maglietta sopra l'altra, e tiri fuori il giacchetto di lana.
Tu sai però che è veramente finita quando cerchi disperatamente due gambaletti NON bucati in punta per coprirti i piedi. Lo scorrere del gambaletto sul tuo polpaccio liscio e incremato segna la vera fine dell'estate.

Anche per Piazza Vittorio è tempo di September Issue: queste immagini sono accompagnate da September Song, di Kurt weill e Maxwell Anderson (1934), in una magnifica cover del 1984 cantata dal frontman degli Echo and the Bunnymen Ian Mc Culloch.


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Sandrina!

Ora correranno lassù...



Sigla finale di Di nuovo tante scuse (1975). La canzone è Coriandoli su di noi, cantata dai Ricchi e Poveri.




E a proposito di Ricchi e Poveri, dove lo trovate più un programma televisivo che si permette di scherzare in questo modo sui cantanti? (sigle finali di Tante Scuse, 1974 - Non pensarci più cantata dai Ricchi e Poveri)